ACI (Automobile Club Italia)

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L'Automobile Club d'Italia è un ente pubblico della Repubblica Italiana creato con R.D. 15 marzo 1927 n.436, con funzioni di promozione, controllo e indirizzo normativo del settore automobilistico, oltre che federazione sportiva affiliata al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano).


Il bollo auto


Automobile club d’Italia è l’unica federazione sportiva dipendente dal CONI che oltre a gestire per legge una funzione statale obbligatoria per i cittadini, la registrazione delle autovetture al PRA (Pubblico registro Automobilistico), riscuote un'imposta: il bollo auto.

Per la riscossione del bollo auto l'ACI nel 2012 ha incassato 41 milioni di euro, che sommati ai 191 milioni di introiti connessi alla gestione del Pubblico registro automobilistico risultano 232 milioni; a questi si sommano i 14 milioni di ricavi dalle amministrazioni statali e dalle Regioni per i servizi di informazione sulla mobilità. Il totale del fatturato pubblico risulta quindi di 246 milioni, che equivale all’84,8 per cento delle entrate complessive, pari a 290 milioni.

Il valore annuo dell'imposta ha quindi sempre assicurato un rilevante finanziamento dell'ente, che tuttavia non è stato sufficiente per evitare i crescenti problemi finanziari dell'associazione.


Situazione finanziaria


La Corte dei Conti nel 2012 ha documentato irregolarità nella presentazione dei dati contabili, risultati d'esercizio in peggioramento e incremento delle perdite dell'ACI nella Determinazione n.2/2012 "Relazione della Sezione del controllo sugli enti sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Automobile Club d’Italia (ACI) per gli esercizi dal 2008 al 2010 e dei 106 Automobile Club provinciali e locali (AA. CC.) per gli esercizi dal 2007 al 2009".

Fino al 2008, nonostante le spese per ripianare i deficit già crescenti delle società controllate, l'Automobile club registrava un avanzo di 800 mila euro; dal 2009 i bilanci diventano in rosso costante. Nel 2009 la perdita accertata è stata di 30 milioni di euro, diventati 34 nel 2010. Per quanto riguarda gli esercizi 2008, 2009 e 2010, il patrimonio netto ha registrato un costante decremento in tutto il periodo, passando da 111,83 milioni di euro nel 2007 a 102,89 milioni di euro nel 2008, a 72,66 milioni di euro nel 2009, per arrivare a 41,91 milioni di euro nel 2010. Il 20 gennaio 2012 la Corte dei conti ha prodotto una relazione al Parlamento sulla gestione finanziaria dell'Automobile club d'Italia (Aci) per gli esercizi 2008, 2009 e 2010 e dei 106 Automobile club provinciali e locali (AA.CC.) per gli esercizi 2007, 2008 e 2009. È stato analizzato il bilancio consolidato dell'Aci e dei club locali per gli esercizi dal 2007 al 2009.

La Corte ha rilevato «l'eccessivo intervallo temporale intercorso fra la chiusura di ogni esercizio e l'approvazione del consolidato, peraltro mancante dei dati contabili di alcuni club locali» e ha sottolineato «la necessità che si ponga rimedio a tali situazioni di irregolarità», mediante interventi nei confronti dei club inadempienti. Sui consuntivi dei club locali, la magistratura contabile ha rilevato «un incremento sia del numero dei club in situazione di sofferenza finanziaria e patrimoniale, sia dei relativi disavanzi, oltre che il sostanziale peggioramento dei risultati di esercizio delle società collegate e controllate» e ha invitato gli organi di amministrazione ad «adottare adeguati piani di risanamento volti a realizzare un maggior equilibrio gestionale».

E' stato evidenziato «un incremento delle perdite di esercizio delle società collegate e controllate dall'Aci e la costante riduzione del loro patrimonio netto», raccomandando «un'attenta vigilanza sulla gestione e sull'andamento economico delle predette società, e una ponderata valutazione delle iniziative da assumere alla luce delle prospettive future delle società stesse». La Corte dei conti ha evidenziato che, «per quanto riguarda la gestione finanziaria, l'Aci ha risentito della crisi del mercato automobilistico» e i dati relativi all'esercizio 2011 «confermano il permanere di un trend negativo a causa della consistente riduzione dei volumi di formalità gestiti dall'Ente».

Nonostante gli annunci di razionalizzazione e riduzione di spesa della presidenza in risposta ai documenti della Corte dei conti, non è stata avviata la riduzione del deficit delle Aci locali, molte delle quali sull'orlo del fallimento. In base agli ultimi rendiconti disponibili al 2013 delle sezioni locali, su 106, 57 risultano in perdita. L'Aci Palermo segna un meno 6 milioni di euro e ha interrotto il pagamento degli stipendi a 20 lavoratori di una controllata (Aci service): "Da cinque anni i Cda che hanno guidato la sezione di Palermo hanno sperperato le risorse e accumulato debiti nei confronti dell'erario nel disinteresse di tutti", dice Marianna Flauto della Uil. Sono poi in perdita le sedi di Ancona (rosso da 2 milioni di euro segnato dal 2008), Cagliari (1 milione), Catanzaro (1 milione), Macerata (1 milione, sede ipotecata), Lecco (4 milioni, con 2 milioni da restituire alla sezione centrale), Padova (1,7 milioni), Roma (5 milioni) e Venezia (2 milioni).

Il Comitato esecutivo presieduto da Enrico Gelpi nella seduta del 18 ottobre 2013 ha approvato i bilanci di previsione degli Automobile club di Agrigento (che segna un rosso da 500 mila euro da rendiconto 2008), Ragusa (1 milione di deficit) e Reggio Calabria (300 mila euro di buco), invitando "gli organi di Palermo a porre ogni iniziativa necessaria al ripristino dell'equilibrio gestionale". Sono stati invece bocciati i bilanci di Caltanissetta e Bolzano. Nel 2010 erano stata commissariate le sedi di Nuoro, Macerata, Oristano, Reggio Calabria, Salerno, Pistoia, Brescia, Venezia, Brescia e Padova. Il bilancio del 2011 è andato in attivo per 26,6 milioni, conseguito però grazie a plusvalenze "puramente contabili" per 48,8 milioni, ottenute con la cessione per quasi 53 milioni di un fabbricato in via delle Perle a Roma alla immobiliare del gruppo Aci Progei, che è una società controllata dalla stessa ACI. Secondo le stime del Corriere della Sera, senza l'operazione contabile sopra citata, il bilancio si sarebbe chiuso in rosso per 22 milioni. Lo stesso schema contabile si è ripetuto nel 2012, con plusvalenze contabili per 7,6 milioni: la vendita delle sedi di Roma e Palermo alla stessa Aci Progei e di un terreno alla società, sempre controllata dall’Aci, che ha in gestione l’autodromo di Vallelunga. Operazione che eppure non è servita per evitare il passivo di 28,7 milioni.


Le società controllate


Le società controllate ACI, che fanno raggiungere al giro d'affari dell'ACI un valore di quasi un miliardo di euro, sono numerose e presentano un crescente dissesto finanziario diffuso che compromette in modo rilevante la situazione finanziaria dell'ACI nazionale.

Le principali controllate sono Aci informatica, cui era stata assegnata l’architettura informatica del costosissimo sito turistico nazionale Italia.it); Aci Vallelunga che gestisce l'autodromo omonimo; la società immobiliare Aci Progei; l'agenzia di viaggi Ventura; la compagnia di assicurazioni Sara (rilevata a giugno 2011 da Intesa San Paolo); Aci Mondadori joint venture al 50% con la casa editrice Mondadori; Ala assicurazioni; ACI Consultant; impresa di progettazione; studi e consulenze; la società proprietaria dell’autodromo di Vallelunga nei pressi di Roma (Aci Vallelunga); una ditta di «assistenza tecnica ai veicoli e assistenza sanitaria alla persona» (Aci Global); una società sportiva (Aci sport).

L'ACI ha inoltre partecipazioni per il 21 % in Valtur (compagnia turistica), 10% della società finanziaria Zenit, una piccola quota in Nomisma, centro studi di Bologna fondato da Romani Prodi. Vi sono infine, nell'ordine di centinaia, le società controllate collegate alle ACI provinciali, tra le quali l'autodromo di Monza, imprese turistiche, aziende che gestiscono parcheggi, sedici diverse «Aci service».


Salari, bonus, consulenze, sperperi


Uno degli aspetti che ha destato maggior clamore nel dibattito pubblico riguarda le voci di spesa per stipendi, bonus e consulenze. Il principale dato relativo al numero complessivo dei dipendenti è oscuro alla stessa ACI, che ha dichiaratamente ammesso le difficoltà di calcolo del totale dei dipendenti, che risulta indicativamente di 4 mila unità.

La magistratura contabile ha sottolineato l'entità degli emolumenti dei vertici: il segretario generale Ascanio Rozera, da 41 anni dipendente dell’Aci, guadagna 320 mila euro annui, 236 mila il presidente Angelo Sticchi Damiani, nominato ai vertici dell’ente alla vigilia di una sentenza della stessa Corte dei conti che l’ha condannato in primo grado a pagare 21.986 euro per un danno erariale arrecato proprio all’Aci riguardo alcune sponsorizzazioni per i campionati automobilistici italiani, mentre i tre vicepresidenti hanno diritto a 105.799 euro l’anno.

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Anche il numero di dirigenti è elevato: ognuna delle 106 strutture provinciali ha un consiglio di amministrazione, di regola formato da cinque persone (a Milano sono sette), più un collegio di tre revisori. Sono inoltre state rilevate incongruenze nell'attribuzione di bonus per il raggiungimento di obiettivi aziendali.

Uno dei casi più evidenti si è verificato il 15 luglio 2011 quando il comitato esecutivo recente ha preso la decisione di dare a quasi tutti i 100 dirigenti il premio di produzione, nonostante l'andamento negativo e il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. L'irregolarità si è verificata persino in casi come quello in cui il Comitato di controllo aveva espressamente dichiarato che non era stato in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi gestionali per due dirigenti, perché questi non avevano avuto assegnato alcun obiettivo specifico e il Comitato esecutivo ha comunque deciso di premiarli con il massimo consentito, ossia un bonus pari al 30 per cento della retribuzione base. Premi, quindi per tutta la dirigenza, nonostante, tra gli obiettivi mancati, la riduzione degli elevati tassi d'assenteismo: dalla direzione centrale, che a ottobre 2011 ha fatto registrare un assenteismo del 19,40 per cento, fino alla sede di Agrigento che arriva al 30 per cento.

Anche le consulenze costituiscono una voce di spesa consistente, tra i casi più evidenti scorrendo l'elenco degli incarichi esterni affidati nel 2010, si leggono pagamenti da 1.100 euro per 3 articoli sulla rivista giuridica online dell'Aci o per 18 mila euro solo per attività di supporto all'organizzazione di un premio di laurea.

Infine sono stati registrati fenomeni di sperperi avvenuti nonostante la situazione finanziaria già evidentemente critica come nel caso del comitato del 19 ottobre 2011 quando è stato autorizzato un prelievo dal fondo di riserva per coprire le spese impreviste della "Settimana delle conferenza della Fia" che si è svolta a Cernobbio: la spesa prevista per l'evento era di 370 mila euro, ma alla fine il costo è stato di 630 mila euro.

Al 2013 gli effetti dei rilievi della Corte dei Conti sulla gestione dell’Aci tardano ad arrivare e si verificano nuovi casi di spreco, come un’ultima iniziativa dell’ente pubblico nel febbraio del 2013 quando è stato proposto un accordo istituzionale con lo Stato di Santa Caterina in Brasile con l'obiettivo di creare nuove scuole guida e migliorare il sistema viabilistico brasiliano.

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Fonti

wikipedia.org/wiki/Automobile_Club

orriere.it/economia/13_novembre_24/tassa-chiamata-aci-191-milioni-ogni-anno

repubblica.it/cronaca/2011/02/04/news/inchiesta_italiana_aci

linkiesta.it/aci-soccorso-stradale www.linkiesta.it/aci-soccorso-stradale linkiesta.it/aci

http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_controllo_enti/2012/delibera_2_2012.pdf

http://www.aci.it/laci/la-federazione/trasparenza-valutazione-e-merito/dati-sulla-gestione-economico-finanziaria-dei-servizi-pubblici/bilanci.html