Atac - Bus Elettrici (Roma)

Da WikiSpesa.
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Flotta di 60 mezzi fermi in deposito: le batterie sono scariche

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60 bus elettrici fermi dal febbraio 2014 nel deposito di Trastevere, in quanto necessitano della sostituzione della batteria, non avvenuta a distanza di un anno, quando gli utenti, compresi i turisti, attendono ancora la riattivazione del servizio.

I bus elettrici vennero acquistati nel 2008 al prezzo di 250mila euro ciascuno, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Unione Europea. Già nel 2009, fu necessario un intervento di riparazione a causa di un incendio che danneggiò superficialmente circa metà della flotta. A fine 2013 iniziò invece il contenzioso con la Tecnobus, la società privata che si occupa dei servizi per i ricambi, la manutenzione e l’assistenza ai passeggeri.

Le batterie che sarebbero dovute durare 5 anni hanno avuto una durata di soli 3 anni. Il costo è di 20mila euro l’una, per un totale di circa un milione di euro.

«Sarebbe bastato risolvere il contenzioso e fare un piccolo investimento - afferma Fabrizio Santori, consigliere regionale all'opposizione - per rimettere in moto i bus elettrici».


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Lo spreco economico, ma anche la situazione di 14 lavoratori Tecnobus, che chiedono l’internalizzazione in Atac sono irrisolti: il segretario generale aggiunto della Fim-Cisl di Roma e Lazio, Roberto Sopranzi, chiede ad Atac di farsi carico del servizio e di «trovare una collocazione ai lavoratori rimasti disoccupati».

«Siamo in cassa integrazione da 7 mesi a causa di questo contenzioso - racconta Massimiliano - e dal 1 gennaio saremo in mobilità. Noi siamo in grado di poter gestire quasi del tutto autonomamente il deposito di Trastevere».

Il video del sopralluogo del consigliere comunale Fabrizio Sartori proprio presso il deposito di Trastevere: https://www.youtube.com/watch?v=ykJPIGlJBmA


Il contenzioso economico con Tecnobus

La Tecnobus, che fino al 30 marzo 2014 si occupava della manutenzione, è stata costretta ad avviare le procedure di licenziamento perché, dice l’ad Ciro Canfora, «Atac non ci paga da un anno, dobbiamo ancora avere 1,6 milioni».

L’azienda capitolina, sostenuta anche dall’assessore alla Mobilità, Guido Improta, ha replicato che la ditta non ha rispettato gli impegni. Tecnobus ha dichiarato di contro che le sono stati messi a disposizione solo 34 carica-batterie, mentre sarebbero dovuti essere uno per ogni bus. Il sovraccarico di lavoro ha fatto sì che la manutenzione venisse meno provocando i problemi delle batterie.


Soppressione del servizio e disagi

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Da febbraio 2014 le 4 linee di bus elettrici 116, 117, 119 e 125 non circolano più, lasciando a piedi turisti e cittadini romani. Appiedati molti lavoratori che da anni facevano affidamento sulla presenza dei piccoli bus: gli unici a poter entrare e girare agilmente tra le strade anguste di Trastevere, del Gianicolo, di Monti o di via del Corso. Comodi ed elettrici, fiore all'occhiello dell'immagine ecologica della Capitale, che era diventata la città europea col trasporto più “elettrizzato”. Ma ila soppressione del servizio ha creato disagi soprattutto per la mobilità degli utenti fidelizzati che dall'oggi al domani sono rimasti senza la propria linea di trasporto pubblico di riferimento. Ad avvisarli della sospensione del servizio, al primo giorno di disattivazione, c'era solo un messaggio su un foglio di carta incollato sulle singole paline dei bus. Lungo via Mameli addirittura, verso il Gianicolo, il foglietto svolazzava pronto a prendere il volo mentre qualche fermata più in là l'avviso non c'era proprio.

«Sono moldava –diceva Alina, 55 anni, intervistata – da noi tutti questi soldi da sprecare non ci sono. Funzionavano bene quei bus, perché dobbiamo rinunciarci?». «Ogni tanto prendevo il 125 – racconta Adele, 75 anni, seduta alla fermata davanti al Nuovo Regina Margherita - per andare al cinema. Faremo a meno anche di questo».

Ad aiutare invece i turisti a comprendere la comunicazione della sospensione c'era solo il passaparola o l'assistenza di qualche cittadino romano che cercava di spiegare la situazione dato che i cartelli alle fermate erano tutti in lingua italiana.


Costo-opportunità: la sostituzione con il noleggio esterno

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Durante il periodo natalizio del dicembre 2014, il Comune di Roma, invece di provvedere alla loro riparazione, di concerto con l’Agenzia per la Mobilità, ha preferito rivolgersi a un’azienda francese, la Bollorè, per gestire il servizio «FreeRomaPass», che durante le festività ha permesso la circolazione delle cosiddette «linee dello shopping», delle navette elettriche identiche a quelle depositate a Trastevere. Al prezzo, secondo i dati forniti dal capogruppo di Fdi, Fabrizio Ghera, di circa 100mila euro: un costo che si è aggiunto al disservizio e allo spreco dei bus inutilizzati.


Fonti

http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2014/12/27/fuoriuso-50-bus-elettrici-sono-costati-15-milioni-1.1361662

http://www.iltempo.it/politica/2014/04/01/lo-scandalo-dei-trasporti-sprechi-debiti-e-smog-1.1235832

http://www.leggo.it/NEWS/ROMA/roma_i_bus_elettrici_non_8203_circolano_ira_degli_utenti_atac/notizie/604151.shtml

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_marzo_30/atac-sospende-minibus-elettrici-via-linee-116-117-119-125-d76121a8-b80a-11e3-9fea-b6850cd5b15f.shtml

http://www.asdoperadarte.it/webradio/tecnobus-atac-santori-sprechi-e-ingiustizie-29-bus-elettrici-finanziati-con-fondi-comunitari-fermi-al-deposito/

http://www.romatoday.it/politica/video-bus-elettrici-fermi-in-deposito-il-blitz-in-viale-trastevere.html