Bagni Termali Municipali

Da WikiSpesa.
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In Italia al 2014 si registrano ventitré società di bagni termali controllate da enti locali. Segue l'approfondimento di alcuni casi, caratterizzati da gestione inefficiente e perdite economiche, che ricadono quindi sui contribuenti.


Terme di Montecatini

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Le Terme Leopoldine, volute a fine ’700 dal granduca Pietro Leopoldo, ha registrato per quattro anni un bilancio in rosso, che nel 2013 ammonta a 29 milioni di euro.

Terme di Montecatini è una società per azioni, quindi di diritto privato, ma i finanziamenti che la sostengono sono pubblici al 100%, provenienti dalla Regione Toscana e dal Comune, coproprietari al 50%, oppure dalla vendita del patrimonio immobiliare aziendale, prima molto vasto e sempre più limitato senza aver contribuito a risanare la società.

Un ulteriore fonte di finanziamento sono i prestiti bancari, che hanno fatto cumulare ingenti debiti che gravano sul bilancio.

Nel 2009 si decise di trasformare le Leopoldine in un bagno in stile romano antico, costruendo una vasta piscina d’acqua termale all’aperto. Il progetto venne affidato al guru dell’archistar Massimiliano Fuksas. Nella primavera 2009 il preventivo non risultava un problema per la cassa a disposizione: 15 milioni di euro, che però sono presto diventati 29con il cantiere che, arrivato a metà dei lavori, è fermo dal 2011 per mancanza di fondi. In quattro anni la spesa è infatti cresciuta del 93%.

L’8 marzo 2007 il Cda delle Terme sottoscriveva il contratto con Fuksas, che nel luglio consegnava il progetto preliminare (che rispetto a un progetto esecutivo esecutivo è da considerarsi approssimativo). Il preventivo di spesa indicato risultava effettivamente di 14.960.000 euro: 5 milioni per la piscina e 10 per il Bagno Romano. Nell’aprile 2008 veniva formalizzata la trattativa con il pool di banche con a capo Bnl per finanziare il progetto e il 30 dicembre 2008 l’amministratore unico, Giovanni Fiori, firmava l’accordo con le banche.

Bnl e soci si impegnavano a erogare 33,8 milioni di euro: 8 subito per consolidare il debito delle Terme verso altre banche; 5 milioni per l’Iva; 20,5 milioni per investimenti alle Terme Redi (ancora da completare) e alle Leopoldine. L’erogazione dei 20,5 milioni avverrà in base allo stato di avanzamento dei lavori.

A inzio 2009 l'amministratore Fiori metteva a gara le Leopoldine per avviare il cantiere e si verificava la scoperta con iniziarono i problemi: le Terme ricevettero una lettera dello studio Fuksas, datata 23 febbraio, che avvertiva che la stima dei 15 milioni riguardava «solo la parte edile-architettonica». Erano pertanto esclusi dal preventivo gli onorari di Fuksas, collaboratori e gli altri professionisti incaricati, restauro, impianti idraulici, arredi e attrezzature. I lavori iniziarono comunque a giugno 2009 ma subito furono da pagare 1,5 milioni di euro per restauri imposti dalla Soprintendenza, che poi saliranno a 3 milioni.

Nel maggio 2010 Fiori comunicava al consiglio comunale i maggiori costi: da 15 milioni di euro erano aumentati a 19 milioni.

I fondi finirono e a fine marzo 2011 le imprese costruttrici bloccarono l’opera. A maggio 2011 una perizia delle Terme rilevava aumenti di spesa per 7 milioni (dai +4 del 2010). Il 7 luglio 2011 un'altra perizia calcolava che costo totale aveva raggiunto i 23,5 milioni, «non definitivo», che aumentarono infatti a 26,2 milioni per gli interventi imposti da Asl, vigili del fuoco e Soprintendenza.

Il nuovo amministratore unico Fabrizio Raffaelli, nominato nel giugno 2013, ha fissato il costo a 28.050.000 euro, in ulteriore crescita, ma non ci sono previsioni relative a quando il cantiere riaprirà.


Terme di Salsomaggiore

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La Corte dei Conti, all’interno del rendiconto 2011 della Regione Emilia Romagna, ha mosso un rilievo all’Ente sulla ricapitalizzazione del centro ternale di Salsomaggiore e Tabiano, in perdita da tre esercizi consecutivi.

I magistrati contabili hanno evidenziato come l’aumento di due milioni di euro “a titolo di aumento di capitale non per perdite” sarebbe un’operazione “seppur autorizzata da un’espressa previsione normativa e finalizzata a sostenere investimenti previsti nell’ambito di un piano industriale” che “comporta la destinazione di risorse finanziarie pubbliche in un organismo societario in perdita“.


La Corte ha pertanto invitato la Regione alla cautela nella partecipazione ad operazioni societarie che comportano la destinazione di risorse regionali a società in perdita.


Terme di Agnano

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Sette milioni di debiti, 3.1 di perdite, pronte due manifestazioni di interesse. In autunno arriva il gestore: il bando il 15 maggio




7 milioni di debiti accertati, una perdita di 3,1 milioni di euro nell’ultimo rendiconto del 2011. Così è scattata la cassa integrazione per 31 degli 83 dipendenti dell’azienda. E' previsto l'arrivo di un gestore privato per l’intero complesso, il bando prevede un fitto trentennale, con l’obbligo di presentare un piano di investimento che “rivaluti l’area nei primi dieci anni”.


Tra gli interessi riscontrati dall'indagine esplorativa quelli dell’Igea Sant’Antimo della famiglia di Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia, e della Minieri spa di Costanzo Jannotti Pecci, già titolare delle Terme di Telese.

Alla gara di settembre 2013 non si però presentato nessun offerente. E' in realtà arrivata una proposta dalla Russia, non conforme però con quanto previsto dal bando, nonostante l’offerta proponesse 600 mila euro all’anno come fitto, l’ingaggio di 22 dipendenti e una serie di lavori di ristrutturazione. La presidente della società Mariella De Nigris ha dichiarato verrà fatto un nuovo bando, contenente un’offerta di fitto meno cara e un numero di dipendenti da assumere inferiore rispetto a quello precedente. La principale criticità riguarda proprio i dipendenti. Secondo il decreto legge approvato il 31 agosto 2013 dal governo Letta, una parte dei lavoratori attuali delle Terme di Agnano, saranno inglobati da altre partecipate del comune di Napoli.

Il sindaco ha allora auspicato nel frattempo l'attivazione di servizi che permettano dapprima di monetizzare maggiormente dall'opera per migliorare un bilancio che sconta un deficit strutturale, con il valore
dei ricavi (3,1 milioni di euro) quasi totalmente prosciugato dal costo del personale (2,9 milioni). «Troppe irregolarità perpetrate negli anni — ha denunciato la presidente della società subentrata, Marinella de Nigris — ci sono azioni di responsabilità che pendono in sede civile. Ho trovato clientele, interessi privati».


Le Terme sono state poste sotto indagine
della Corte dei conti nel 2011 a causa dei trasferimenti alla società sostenuti dal Comune per coprire le perdite: «È necessario — scrivono i magistrati contabili — monitorare la gestione della partecipata, perché rischia per la rilevante entità di risorse assorbite di pregiudicare il mantenimento degli equilibri finanziari
complessivi del Comune ».

Il bilancio 2012 si è chiuso con una perdita di 2,5 milioni di euro.


Costo-opportunità

Le imprese partecipate italiane erano 6470 nel 2009, 7340 nel 2011 (secondo le stime del Ministero dell'Economia e delle Finanze), mentre dalle rilevazioni di Confindustria risultano 7.700. Nel 2011 le società partecipate, municipali, regionali e provinciali, presentavano con una perdita di quasi un miliardo di euro, 800 milioni se si aggregano le attività in profitto e quelle in rosso.

Gli enti locali che gestiscono centri benessere rientrano nelle società partecipate contabilizzate da uno studio del Centro studi di Confindustria che calcola che, azzerando la partecipazione nelle imprese che non svolgono servizi pubblici, il risparmio per lo Stato sarebbe di 12,8 miliardi: più di quanto occorre per lo sgravio di 80 euro nelle buste paga dei redditi più bassi se si considera un costo-opportunità facendo riferimento a un intervento governativo che molto nel 2014 ha fatto discutere nel dibattito pubblico.


"Socialismo clientelare"

I casi di malagestione finanziaria dei bagni termali pubblici rientrano in un più ampio modello gestionale che viene chiamato "socialismo municipale" con intento critico volto a sottolineare come i presunti benefici sociali della gestione pubblica di strutture come quelle termali appunto, vengano sistematicamente annullati da perdite che ricadono sui contribuenti, provocando per tanto dei danni sociali, causati da un inutile ampliamento delle funzioni pubbliche ad attività gestionali che necessitano anche di competenze manageriali e abilità imprenditoriali non proprie della politica.

Il modello gestionale del "socialismo municipale" è però conservato grazie a un ceto costruito in prevalenza sulla base della fedeltà politica, in ragione del fatto che muove voti: non meno di 120 mila considerando le famiglie dei dirigenti delle partecipate pubbliche. Un numero sufficiente di preferenze da far entrare molti candidati in un consiglio o in una giunta locale o, nell'aggregato, in teoria anche per vincere il premio di maggioranza alle elezioni politiche.

Secondo le stime Istat, limitando il campo alle 4.500 imprese sopra i 100 dipendenti e dove la gestione pubblica è sopra al 50% del capitale, l'impatto è rilevante: pesano per un quinto dei dipendenti e un quarto degli utili di tutte le imprese in Italia. Un caso si di "socialismo" quasi realizzato in modo compiuto.


Fonti

http://www.repubblica.it/economia/2014/03/29/news/terme_camping_e_casin_lo_spreco_delle_spa_pubbliche_ci_costa_13_miliardi_di_euro-82192045/?ref=HREC1-1

http://www.ilgiornale.it/news/interni/limpero-municipalizzare-che-costa-13-miliardi-lanno-1005961.html

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11582188/Terme--camping-e-casino-.html

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/11/05/977057-inchiesta-terme-montecatini.shtml

http://www.ilmattinodiparma.it/?p=28240

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=104067

http://www.julienews.it/notizia/politica/video--terme-di-agnano-deserta-la-gara-per-la-gestione/313420_politica_1.html

http://www.altarezianews.it/2014/04/27/bormio-terme-il-bilancio-2013-chiude-con-mezzo-milione-di-perdita/