Braccialetto elettronico per detenuti

Da WikiSpesa.
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Dispositivi di plastica anallergica dal peso di 45 grammi dotati della tecnologia per il controllo elettronico dei detenuti agli arresti domiciliari, progettati e adottati come soluzione al sovraffollamento delle carceri e per il contenimento della spesa penitenziaria, che eppure si sono rivelati uno spreco pubblico ingente.

Il Braccialetto Elettronico è indossato alla caviglia, un’Unità di Sorveglianza Locale (SMU) viene installata presso l’abitazione del soggetto sottoposto al controllo e riceve i segnali inviati dal Braccialetto Elettronico all’interno di un perimetro definito. Il detenuto deve quindi rimanere nel raggio di comunicazione delle due periferiche, in caso contrario scatta l’allarme [1]


L’introduzione del braccialetto

Il braccialetto elettronico è stato introdotto come misura innovativa nelle procedure di controllo per detenuti che scontano la pena agli arresti domiciliari. L'introduzione è stata decretata dalla Legge 19 gennaio 2001, n. 4 - conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 novembre 2000, n. 341, "recante disposizioni urgenti per l'efficacia e l'efficienza dell'Amministrazione della giustizia" [2].

A seguito della legge il governo Amato stipulò un contratto con cinque aziende fornitrici per avviare il progetto in 5 città italiane, ma l'esordio della misura fu fallimentare per problemi tecnici di funzionamento dei braccialetti e così la fase di sperimentazione venne bloccata nel 2003 per la sua diseconomicità.

Nel 2003 il Ministero dell'Interno firmò un contratto con Telecom come fornitore unico con un affidamento diretto senza gara d'appalto per un canone complessivo di circa 11 milioni (di cui 9 destinati direttamente ai braccialetti elettronici) annui fino al 2011 e la possibilità di noleggiare fino a 400 dispositivi.

Fino al 2011 è stato registrato il noleggio di soli 14 braccialetti, tuttavia la convenzione è stata prorogata fino al 2018.


Denunce dello spreco

Sia la Corte dei Conti, sia il Sindacato di Polizia COISP hanno denunciato lo spreco.

Nell'ottobre 2012 la Corte dei Conti segnalava “una notevole sproporzione tra gli elevati costi e il numero veramente esiguo” dei bracciali utilizzati e definiva la gestione della misura " antieconomica e inefficacie".

Allo stesso modo, Franco Maccari, segretario generale COISP, dichiarava pubblicamente: “Continuiamo inutilmente a denunciare lo scandalo dei braccialetti elettronici utilizzati per il controllo dei detenuti: uno spreco da 9 milioni di euro all’anno, che avviene mentre si continuano a tagliare le risorse necessarie alle Forze dell’Ordine per contrastare la criminalità sul territorio e le carceri continuano ad essere sovraffollate "[3].


Cause dello spreco

Dopo gli iniziali problemi tecnologici è stata messa in discussione l'affidabilità dei prodotti e la gestione dell'investimento, che è stato interrotto nel 2003. Nello stesso anno veniva siglato l'accordo di fornitura con Telecom, e nonostante da allora sia stata garantita l'efficienza del servizio senza casi di intoppi operativi o tecnologici registrati, il ricorso a usufruirne è stato comunque limitato a un numero molto ridotto di casi.

La causa del sotto-utilizzo delle risorse pur messe a disposizione è stata ricondotta alla scarsità di richieste da parte dell'autorità giudiziaria, detentrice della facoltà di ordinare l'adozione del dispositivo come alternativa alla carcerazione.


Costi

Lo spreco complessivo stimato è di circa 110 mln di euro.

Oltre allo spreco del mancato utilizzo della quantità concordata e pagata dallo Stato, è rilevabile un elevato costo-opportunità conseguente alla mancata attuazione della misura, in quanto mentre un detenuto presso i carceri costa mediamente 138,7 euro [4] , un braccialetto ha un costo compreso tra i 30 e i 90 euro.

Inoltre lo spreco risulta ancor più rilevante in considerazione dello stato di sovraffollamento delle carceri come problema di garanzia di diritti civili all'attenzione anche dell'Unione Europea, rimanendo uno strumento inutilizzato che avrebbe potuto contribuire a ridurlo.


Giugno 2014: finiscono i braccialetti

I 2000 braccialetti elettronici messi complessivamente a disposizione risultano a luglio 2014 sorprendentemente tutti utilizzati. Procurarne di nuovi non sarà possibile per almeno un anno. E' quanto rilevato da il Corriere della Sera [5], che menziona una lettera del 19 giugno con cui il capo della Polizia chiede che "il ministero dell'Interno giunga a una nuova convenzione che ne amplii la disponibilità". Eppure era solo di qualche settimana prima (24 maggio) la circolare del Ministero della Giustizia ai magistrati che auspicava "un uso più esteso dei braccialetti elettronici".

La constatazione rimane per questo sorprendente, ma confermata.

Come conseguenze da luglio in avanti le persone poste ai domiciliari dai giudici non saranno più controllate elettronicamente, ma solo monitorate dalle forze dell'ordine casa per casa, oppure è stato previsto il riciclo, ovvero si attenderà che una persona venga posta gli arresti domiciliari con il braccialetto e si procederà a prenotarlo per destinarlo a un altro detenuto. Come scrive il capo della Polizia Alessandro Pansa, "l'ipotesi di ampliare il numero dei dispositivi previsti in Convenzione non appare percorribile, perché il contratto è stato dichiarato inefficace dal Consiglio di Stato che ne ha prorogato la validità fino al 31 dicembre 2014".

Al 2014 il costo del contratto con Telecom sostenuto dal Ministero della Giustizia ha raggiunto gli 80 milioni di euro dall'esordio nel 2001 tanto da produrre sino al 2003 (quando in utilizzo ve ne erano solo 55 in 8 uffici giudiziari) "una reiterata spesa antieconomica e inefficace" , come dichiarato dalla Corte dei Conti.

Il 17 dicembre 2013 il governo Renzi aveva confermato l'adozione dei braccialetti con un contratto discusso e travagliato con Telecom da 11 milioni l'anno per 2000 braccialetti, già terminati a luglio 2014 come solo poco prima previsto il 19 giugno da il capo della Polizia, che avvertiva che erano già «attivi 1.600 dispositivi, con una previsione di saturazione del plafond di 2.000 unità entro giugno».

Le carceri hanno comunicato ai giudici che «l’applicazione del braccialetto elettronico è momentaneamente sospesa per raggiungimento della soglia contrattuale minima», e dove dunque le persone poste ai domiciliari dai giudici non saranno più monitorate elettronicamente, ma solo dagli estemporanei controlli delle oberate forze dell’ordine.

Il Ministero dell’Interno ha garantito di aver «già avviato le iniziative volte alla definizione di un Capitolato tecnico da porre a base di una gara per il nuovo servizio di braccialetto elettronico, ma i tempi necessari allo svolgimento della procedura non consentiranno l’attivazione del servizio prima di marzo-aprile del prossimo anno» (2015).


Fonti

www.penale.it

www.ilgiornale.it/news/i-braccialetti-elettronici-mai-usati-dai-giudici-sprecati

www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/03/braccialetti-per-detenuti

corriere.it/cronache/12_febbraio_01/braccialetti-elettronici

http://www.liberoquotidiano.it/news/11648946/Il-bluff-dei-braccialetti-elettronici-.html

http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_03/finiti-braccialetti-elettronici-scatta-numero-chiuso-db2b7678-0272-11e4-af6d-a9a93b39a7aa.shtml

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/braccialetti-elettronici-finiti-erano-solo-2000-nuova-gara-non-prima-del-2015-1917492/

www.altalex.com