Centro Finanze di Scandicci

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L’edificio avrebbe dovuto ospitare una sede per il Centro Italia del Ministero delle Finanze, è costato 120 miliardi di lire ed era stato quasi ultimato, ma l'opera è rimasta incompiuta e in stato di abbandono dal 1994.


Il progetto

Il progetto del Centro Finanze di Scandicci (FI) è stato realizzato alla fine degli Anni Ottanta, quando il Ministero delle Finanze decise di far costruire una struttura dalla quale potesse gestire le attività del Centro Italia e raccogliere i dati dei modelli 740 della dichiarazione dei redditi. Venne dunque scelto un ampio terreno di 58 mila metri quadri sul quale edificare un’imponente struttura su 3 piani di cemento e 28.700 mila metri quadrati di estensione.

I lavori, iniziati nel 1991, vennero interrotti nel 1994: i moduli erano diventati a lettura ottica[1] e il Ministero decise che l'enorme struttura non serviva più. In quel momento i lavori dell’edificio risultavano ultimati per 85% ed erano costati 120 miliardi di lire[2].


"Il Palazzaccio"

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Dal 1994 al 2014 l’edificio è rimasto come era stato lasciato, quindi ultimato all’85%. I segni del tempo hanno degradato la struttura nota con l’appellativo di "Palazzaccio" [3].

La condizione di degrado ha disincentivato iniziative di riconversione.

Lo stesso Ministro dell'Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa l’ha definito un “monumento allo spreco” [4].

Nel febbraio 2008 il Ministero dell’Economia cercava una sede per gli uffici nel territorio fiorentino e non ha tenuto in considerazione la struttura di Scandicci. Allo stesso modo, dall’accordo del 2007 tra Enti Locali, Università e Demanio è risultato più conveniente creare un nuovo polo universitario a Sesto Fiorentino piuttosto di valutare una ristrutturazione del Centro Finanze [5].

Anche la proposta di trasferire all'interno del "Palazzaccio" la sede dell'Asl e i relativi archivi non ebbe successo [6].

La struttura, che si trova a poca distanza dall’entrata della Firenze-Pisa-Livorno, si presenta contornata da una doppia recinzione. Grate di ferro separano il plesso dalla strada e dai terreni vicini. La seconda barriera è un muro di calcestruzzo alto circa due metri e sovrastato da protezioni in ferro. Vi è poi la casetta del vigilantes, la guardia giurata che sorveglia il palazzo con l'ausilio di un cane affinché non penetrino intrusi.


Costi

La struttura è costata 120 miliardi di lire, e seppur inutilizzata e in condizioni di difficile recupero, continua a richiedere delle spese di sorveglianza.

Per il mantenimento in efficienza del materiale impiantistico stoccato nella struttura, anche se ormai obsoleto di improbabile ricollocazione, e per impedire occupazioni e atti vandalici, è infatti attivo un servizio di sorveglianza h24, che fa sì che la struttura, oltre allo spreco dell'inutilizzo, continui a generare un costo per i contribuenti a distanza di più di 20 anni dalla costruzione dell'opera incompiuta.


La vendita

Nel 2003 venne siglato dal sottosegretario all’Economia e dall’allora sindaco Doddoli un protocollo d’intesa per la valorizzazione della struttura. L’Agenzia del Demanio metteva quindi in vendita la struttura [7]. Dalla vendita è derivato un accordo, siglato nello stesso anno tra l'Agenzia del Demanio ed il comune di Scandicci: l’immobile sarebbe stato ceduto a Fintecna S.p.A. e il 15 per cento del ricavato sarebbe andato al Comune che si impegnava a valorizzare l’area dell’immobile. Dopo la vendita, nel 2004, la stessa Fintecna negò al Comune di Scandicci il corrispettivo del 15 per cento, aprendo così una controversia [8].

Una controversia tra soggetti pubblici: la vendita non era stata infatti una vera e propria dismissione immobiliare in quanto la Fintecna S.p.A. è una società controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Prestiti, la quale a sua volta è controllata al 70% dal Ministero dell’Economia [9].

Dapprima nel 2008 e nel 2011 il sindaco di Scandicci Simone Gheri tentò di ottenere il trasferimento della proprietà al Comune, ma senza successo. Con una lettera inviata al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, richiese che la proprietà del Palazzo delle Finanze, passasse al Comune: "Di fronte all'incapacità dei diversi Governi che si sono succeduti nell'affrontare e risolvere il problema - si legge nella lettera - le chiedo di valutare l'opportunità di trasferire la proprietà dell'immobile al Comune di Scandicci, in virtù dell'attuale normativa che prevede il trasferimento dei beni dello Stato agli enti locali". "La valutazione di questa possibilità deriva anche dal fatto che Fintecna, proprietaria dell'immobile - ricorda Gheri -, non ha mai presentato all'Amministrazione Comunale alcuna proposta convincente. Il nostro Comune, ben conoscendo i bisogni e le opportunità del territorio, saprà dare valore e un futuro ad un'area così centrale e strategica per la città e per l'intera area metropolitana fiorentina"[10].


Sviluppi

Nel tentativo di smuovere la situazione il Comune ha inserito nel regolamento urbanistico 2012 – 2017, la previsione di una nuova area di riqualificazione per il palazzo del centro delle finanze, con una destinazione d'uso di pregio, pubblica o privata. Secondo il nuovo piano, l’edificio potrà essere ristrutturato, ma anche demolito, parzialmente o del tutto, per essere eventualmente ricostruito nel rispetto del limite delle volumetrie esistenti.


Fonti

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/10/24/970902-scandicci-palazzo-finanze-inchiesta.shtml

http://www.comune.scandicci.fi.it/rassegne/bancadati/20131024/SIT4151.PDF

http://www.firenzetoday.it/cronaca/palazzo-finanza-abbandonato-scandicci-via-parlamento-europeo.html

http://www.obiettivotre.com/cronaca/che-fine-fara-il-palazzaccio-a-scandicci/

http://www.quifinanza.it/5804/foto/monumenti-allo-spreco-casi-clamorosi/scandicci-centro-finanze_mmid3762.html

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/01/28/news/gheri_scrive_a_tremonti_al_comune_il_palazzo_delle_finanze-11775255/