Comune di Napoli: edificio abbandonato in affitto dal 1962

Da WikiSpesa.
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Via Gianturco 112, Napoli, un edificio abbandonato con finestre sventrate, porte fradice, immondizia e topi. Per tale rudere il Comune di Napoli paga un canone in quanto è in affitto dal 1962 pur non utilizzandolo. La costruzione era destinata alla conversione in un autoparco per i mezzi della nettezza urbana; a tal fine era stata realizzata anche una struttura in lamiera, risultata senza licenza edilizia e quindi diventata abusiva. 




Costi

Per l'immobile il Comune fino al 1995 ha pagato oltre 1 milione e 600mila euro in seguito ad una sentenza del tribunale di Napoli. Dal 1995 al 2000 il Comune ha accumulato un debito per circa 1 milione e 300 mila euro a titolo di indennità di occupazione ai proprietari che non hanno accettato la restituzione dell'immobile nello stato di degrado in cui versa. Per il periodo dal 2000 al 2012 la somma dovuta è di oltre 4 milioni e 100mila euro.


Altri casi di fitti passivi

Il caso non è stato l'unico rilevato nel Comune di Napoli. E' infatti emerso un fenomeno più esteso sul quale la Corte dei Conti ha aperto un'indagine riscontrando ulteriori danni da fitti passivi per uno spreco pubblico complessivo dell'ordine di milioni di euro.

Nella stessa via dell'edificio abbandonato, al numero civico 99, si trova un edificio affittato alla Fondazione "Stefano Falco" che ospita il parlamentino e alcuni uffici della quarta municipalità al prezzo di 25 mila euro mensili nonostante il comune continui a pagare 7mila euro mensili per la vecchia sede, eppure dismessa, della circoscrizione di Poggioreale [1].

Tra gli altri casi di fitti passivi vi è il Palazzo Carafa di Montorio, un edificio storico del centro antico, via San Biagio dei Librai, preso in affitto dal Comune nel dopoguerra per collocarvi due scuole. Nel '44 però ci fu un incendio che danneggiò alcuni appartamenti e da allora il Comune non ha mai provveduto a ricostruire l'immobile e così, fino al 2006, deve ai proprietari quasi 400mila euro come indennità di occupazione, e 1 milione e 800mila euro per il periodo che va dal 2007 al 2012, risultando il palazzo al 2013 nella disponibilità dell'amministrazione.

In via Filippo Maria Briganti il Comune aveva affittato una struttura per la direzione dei servizi di nettezza urbana ma nel 1997 gli uffici sono stati trasferiti e il Comune non ha potuto riconsegnare l'immobile perché lasciato in cattivo stato. Così il Comune di Napoli dovrà pagare quasi 90mila euro come indennità di occupazione fino al gennaio 2007 e 29mila euro per la fornitura di energia elettrica ai quali andranno infine aggiunti 170mila euro di indennità per il periodo trascorso fino a dicembre 2012.

Si tratta di casi ancora al vaglio degli inquirenti ma Guardia di Finanza e Corte dei Conti hanno già individuato una serie di episodi analoghi stimando un danno di oltre 6 milioni di euro. «Il fenomeno che abbiamo scoperto non immaginavamo fosse così esteso – spiega il procuratore regionale della Corte dei Conti Tommaso Cottone – Si tratta di sprechi ingenti e inutili per le casse dello Stato e per la collettività. Tra l'altro ho l'impressione che su questa faccenda così sconcertante, c'è una sorta di gioco delle parti e di intreccio di interessi. Da un lato c'è l'inefficienza del Comune che non ha restituito questi beni e che sta quindi dilapidando le risorse pubbliche, dall'altro lato c'è invece il proprietario che in genere non ha nessun interesse alla restituzione dei beni in quanto dalla mancata restituzione lui riesce ad avere i canoni di affitto originari che rappresentano un'entrata molto appetitosa per loro». 


La chiusura dell’indagine della Corte dei Conti ha portato alla contestazione, per condotta gravemente negligente, nei confronti di 9 amministratori e 11 dirigenti comunali, di un danno erariale complessivo pari a 5.850.000 euro. Agli stessi soggetti è stato inoltre notificato il sequestro conservativo di beni mobili e immobili. Il provvedimento cautelare disposto dalla Corte dei Conti ha riguardato, in particolare, 17 immobili e 15 conti correnti riconducibili agli amministratori e dirigenti comunali coinvolti nella vicenda, i quali, dovranno rispondere, ove venisse confermato l’impianto accusatorio, con il proprio patrimonio personale, a ristoro del danno patito dal Comune di Napoli.


Fonti

www.corriere.it/inchieste/spreco-napoli-

ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/05/via-gianturco-il-palazzo-degli-sprechi.

corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/17-luglio-2012