La spesa pubblica dall’Unità

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Quanto è cambiato il peso dello Stato italiano sull’economia, misurato come spesa pubblica sul PIL, dall’Unità ad oggi?

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Ai tempi dell’Unità, intorno al 1870, si stima che il peso della spesa pubblica rispetto al PIL fosse intorno al 10 per cento nei paesi europei e 13,7 per cento in Italia. Durante i successivi quarant’anni, l’intervento dello Stato nell’economia restò a livelli “minimi” - in confronto ai livelli attuali. Prima della Grande Guerra, intorno al 1913, le amministrazioni pubbliche italiane spendevano 17,1 per cento del PIL, un po’ di più della media europea (13,3%). Dopo la guerra, intorno al 1920, il peso dello Stato era molto maggiore: la guerra di solito espande le funzioni e le spese pubbliche e rallenta le attività economiche (diminuendo così il PIL a denominatore). Inoltre, negli anni Venti vennero introdotti i primi sistemi di sicurezza sociale. Nel 1920, nel 1937, nel 1960 e nel 1970 - anni per i quali sono disponibili i dati – le amministrazioni pubbliche italiane spendevano poco più del 30 per cento del PIL: 30,1 per cento, per la precisione, nel 1920 e 32,1 per cento cinquant’anni più tardi, nel 1970. Dal 1970 sono disponibili dati statistici per ogni singolo anno ed è possibile analizzare la spesa pubblica con maggiore dettaglio.

Il decollo della spesa pubblica negli anni Ottanta

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In poco più di vent’anni, tra il 1970 e il 1992, il peso dello Stato italiano nell’economia, è cambiato radicalmente, passando dal 32,1 al 53,1 per cento del PIL. Da quel momento in avanti il perimetro dello Stato italiano è rimasto a livelli che prima, fino al 1970, sarebbero apparsi inimmaginabili: una spesa pubblica pari al 50 per cento del PIL significa che lo Stato intermedia metà delle attività economiche nazionali (intese quali attività in grado di produrre valore aggiunto). Il decennio cruciale è stato quello degli anni Ottanta, durante il quale la spesa pubblica è cresciuta di 12 punti percentuali: dal 40,8 per cento nel 1980, al 52,9 per cento del PIL nel 1990.

La “dieta” per entrare nell’euro

Nel 1993 si è registrato il massimo valore della spesa pubblica sul PIL in Italia: 56,3 per cento. Nei successivi sette anni, l’incidenza della spesa pubblica sul PIL si ridusse di dieci punti percentuali, arrivando al 46,2 per cento nel 2000. Questa “dieta” fu la conseguenza della scelta italiana di aderire all’unione monetaria europea: firmando il Trattato di Maastricht nel 1992 l’Italia si impegnò a migliorare la salute delle proprie finanze pubbliche. Ad esempio, il livello del debito pubblico venne ridotto attraverso privatizzazioni che comportarono anche una restrizione del perimetro statale. Sempre nel 1992 ebbe inizio la grande riforma del sistema pensionistico italiano e il passaggio dal sistema retributivo al meno generoso sistema contributivo, che permise di evitare l’esplosione della spesa previdenziale (che conta per quasi un terzo della spesa pubblica complessiva). Dal 2000 il rapporto spesa pubblica/PIL è tornato a crescere in Italia. Nel 2009, per effetto della contrazione del PIL, era pari a 51,9 per cento: il peso dello Stato nell’economia è quindi 4 volte superiore rispetto ai tempi dell’Unità.

Approfondimenti

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