MOSE

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Progetto

Il sistema MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è stato progettato per tutelare la laguna di Venezia dalle acque alte. Il sistema si basa su un insieme di paratoie mobili a scomparsa installate presso i tre varchi che collegano la laguna con il Mar Adriatico (le tre bocche di Porto di Lido, Malamocco e Chioggia) finalizzato alla protezione da maree fino a 3 metri di altezza.

Il progetto è stato avviato nel 1987 dal Ministero delle Infrastrutture, con il Magistrato alle Acque di Venezia, e affidato al concessionario Consorzio Venezia Nuova come appaltatore unico.

Il Mose è costituito da dighe mobili, situate alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, in grado di separare temporaneamente la laguna dal mare con paratoie che vanno dai 18,6 fino ai 29,6 metri di lunghezza per uno spessore di circa 5 metri. Quando sono inattive, le paratoie sono piene d'acqua e giacciono completamente invisibili in alloggiamenti collocati nel fondale; quando è prevista l'alta marea, queste vengono svuotate dall'acqua con l'immissione di aria compressa e, sollevandosi fino ad emergere, creano una barriera in grado di difende Venezia e la laguna da maree fino a 3 m e da un innalzamento del livello del mare fino a 60 cm nei prossimi 100 anni. Il transito di navi e pescherecci, mentre il sistema è attivo, è garantito da un'apposita conca di navigazione.


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Ritardi e costi

Il costo preventivato nel primo progetto dell'opera era di 1.600 miliardi di lire, ma già nel 2002 la cifra era cresciuta a oltre 3 miliardi di euro, quattro volte l’investimento iniziale previsto.

I lavori procedettero a rilento, iniziando dapprima ad accumulare ritardi, a causa di numerosi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, e delle varianti in corso d’opera: solo nel periodo in cui il sindaco di Venezia è stato Massimo Cacciari, se ne contano 13.


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Un ulteriore rallentamento si deve all’erogazione dei finanziamenti che, frammentata, ha contribuito ad allungare i tempi del cantiere, quindi a elevare i costi. La consegna del Mose slittava di continuo, di fatto ogni anno: l'opera sarebbe dovuta essere terminata nel 2011, ma l'ultima scadenza fissata è stata posticipata a dicembre 2016, quando il costo potrebbe raggiungere i 7 miliardi di euro [1].

Fino a giugno 2014 sono stati stanziati dal governo 4,987 miliardi di euro.

Secondo il Consorzio [2] il MOSE verrà completato nel 2016, per un costo totale di 5.493 milioni di euro, “a fronte di un flusso di finanziamenti costante e regolare nel tempo” – salvo quindi ritardi delle risorse provenienti da Roma.

Secondo il Consorzio la principale causa dello slittamento delle scadenze per la consegna risiede nella decisione ministeriale di suddividere lo stanziamento degli ultimi 600 milioni di euro su più anni[3].


L’inchiesta: "parentopoli", appalti truccati e fatture maggiorate

Il 12 luglio 2013 è scattata all’alba una maxi-operazione che ha visto 500 uomini della Guardia di Finanza operare simultaneamente in Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Emilia Romagna e Campania. L’operazione ha portato a 14 arresti e 100 indagati; le perquisizioni sono state 140[4]. Le accuse vanno dalla turbativa d'asta alle fatture false, fino agli appalti non regolari.

Giovanni Mazzacurati, che era stato presidente e direttore generale del Consorzio Venezia Nuova, è una degli indagati finiti agli arresti domiciliari. Insieme a quest'ultimo, nell’elenco inserito nell’informativa conclusiva della Finanza, figurano anche suoi parenti e affini. Secondo gli inquirenti, il presidente del CVN avrebbe infatti convogliato "benefici economici ottenuti direttamente o indirettamente dal CVN anche e moglie [5], nonché da figli e parenti di dipendenti CVN (o società collegate) o di pubblici ufficiali e consulenti assunti in società collegate al Consorzio.

Il presidente di CVN Mazzacurati avrebbe creato un meccanismo di distorsione del regolare andamento degli appalti riuscendo a indirizzare l’esito delle gare. In questo modo sarebbe stato garantito il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto e i finanziamenti pubblici destinati al Consorzio Venezia Nuova sarebbe stati conservati a favore delle imprese "maggiori" [6].

La Guardia di Finanza ha trovato 311 fatture sospette di una società austriaca, la Istra Impex di Villach, fornitrice di materiali del Mose, e 58 di un’altra società specializzata in carpenteria. Secondo una prima analisi dei finanzieri [7], “i costi sarebbero stati gonfiati di quasi 6 milioni di euro, rispetto ai 19 effettivi, con un ricarico di circa il 30 per cento” e in alcuni casi i prezzi sarebbero addirittura triplicati.


L'inchiesta: i primi politici coinvolti

L'inchiesta ha dapprima riguardato un consigliere regionale PD, Giampietro Marchese: in occasione della campagna elettorale del 2010, avrebbe ricevuto dal CVN una tangente di 50mila euro in contanti [8]: a seguito di ciò Marchese si è autosospeso dal PD [9]. Nel documento dell’inchiesta compariva un primo riferimento anche a “finanziamenti illeciti” erogati CVN al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni [10].


Giugno 2014: la "Tangentopoli del Veneto"

Ribattezzata "Tangentopoli del Veneto" a giugno 2014, l'inchiesta ha portato a 35 nuovi arresti, tra i quali il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni.

Il sindaco di Venezia è stato accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti dal Consorzio Venezia Nuova per le elezioni comunali di Venezia del 2010, quando era candidato sindaco del Partito democratico. La somma contestata è di 110mila euro. Secondo la procura, la cifra sarebbe stata versata attraverso un giro di fatture false. Orsoni ha risposto pubblicamente ai magistrati, respingendo le accuse.

Oltre al Sindaco di Venezia (agli arresti domiciliari) sono stati arrestati anche l’assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale del Partito democratico Giampiero Marchese già indagato, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo e il generale in pensione della guardia di finanza Emilio Spaziante.

La procura ha chiesto l’arresto anche dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, previa autorizzazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.

Secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Venezia, Giancarlo Mazzacurati, presidente del Consorzio nuova Venezia «dopo aver concordato» con i principali componenti del Consorzio «la necessità di corrispondere denaro, allo scopo di influire sulle decisioni inerenti il rilascio dei nulla osta da parte delle competenti commissioni regionali» e «accelerare gli iter di approvazione degli atti di competenza regionale necessari all’esecuzione dell’opera Mose ed, in generale, all’attività del Consorzio Venezia Nuova», dal 2005 al 2001 avrebbe corrisposto - tramite l’assessore Chisso (che a sua volta riceveva il denaro o direttamente dallo stesso Mazzacurati o dai collaboratori di quest’ultimo) - a Galan, non solo lo stipendio annuo di un milione, ma anche 1 milione e 800 mila complessivi per il rilascio di due pareri favorevoli ai progetti, in particolare 900 mila euro tra il 2007 e il 2008 «per il rilascio nell’adunanza della Commissione di Salvaguardia del 20 gennaio 2004, del parere favorevole e vincolante sul progetto definitivo del “Sistema Mose”» e altri 900 mila euro tra il 2006 e il 2007 «per il rilascio nell’adunanza del 4 novembre 2002 e del 28 gennaio 2005 del parere favorevole della Commissione Via della Regione Veneto, sui progetti delle scogliere esterne alle bocche di porto di Malamocco e Chioggia».

Anche Giancarlo Galan si è detto totalmente estraneo ai fatti.

La magistratura ha rilevato 25 milioni di sovrafatturazione e ha sequestrato 40 milioni agli indagati. Risultano complessivamente più di cento i nuovi indagati, per reati quali corruzione, concussione e riciclaggio, che comprendono numerosi politici, commercialisti, imprenditori e operatori finanziari.

L’inchiesta è gestita dai sostituti Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonini (Dda) che hanno coordinato l'operazione della Guardia di Finanza.


Criticità ambientali e dubbi sull'utilità

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Oltre agli scandali di malaffare, il Mose è stato fin dall'inizio anche al centro di forti critiche da parte di associazioni ambientaliste per il presunto impatto sull'habitat lagunare, che nel 2004 hanno portato ad una procedura di infrazione avviata dall'Unione Europea nei confronti dell'Italia, archiviata nel 2009 a seguito degli interventi del governo italiano volti effettivamente a diminuire l'impatto ambientale del progetto.

In particolare, sotto accusa, sono stati posti i lavori necessari per collocare le barriere meccaniche nelle bocche del porto, che prevedono l'applicazione di migliaia di piloni di cemento a supporto delle paratoie, e che, rendendo necessario il livellamento dei fondali, rischierebbero secondo i critici di compromettere l'equilibrio idrogeologico della laguna e l'ecosistema della zona.


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Inoltre, i comitati del No Mose hanno avanzato forti dubbi sulla efficacia del sistema di barriere, accusando il magistrato delle Acque e il Consorzio Venezia Nuova di non aver mai voluto prendere in considerazione sistemi alternativi.

«Di fronte ai cambiamenti climatici, a un innalzamento del mare stimato tra gli 80 cm e il metro in un secolo e problemi progettuali legati alla stabilità delle paratoie, il Mose sarà inutile» è la tesi degli ingegneri Paolo Pirazzoli e Vincenzo Di Tella, relatori all’incontro pubblico “Il Mose incontra il Mare”, organizzato il 4 maggio 2014 a Ca’ Loredan da Ambiente Venezia, No grandi navi, associazioni ambientaliste del Lido e Consulta ambiente del Comune.

Anche l'ex sindaco Massimo Cacciari, dapprima oppositore della realizzazione dell'opera, intervistato dopo l'ultimo scandalo a giungo 2014 ha dichiarato che il progetto presentava da subito criticità che presto sarebbero inevitabilmente emerse: «Si capiva benissimo già allora che stavano dando il via a un'impresa costosissima senza avere la più pallida idea di come tirare fuori i soldi necessari, sia per la costruzione dell'opera che per la sua manutenzione».


Fonti

http://www.linkiesta.it/mose-relazione-authority

http://www.gazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/mose_arresti_chisso_giancarlo_galan_venezia_orsoni_finanza/notizie/725961.shtml

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/06/04/ARPWrUZ-tangenti_sindaco_arrestato.shtml

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/il_mose_e_gli_sprechi_del_nord_due_anni_di_lavori_in_pi_a_venezia/notizie/210077.shtml

http://www.nonsprecare.it/il-mose-degli-scandali-costera-quattro-volte-quanto-previsto-e-forse-non-servira

http://www.wired.it/attualita/ambiente/2014/06/04/cosa-e-mose-venezia/

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2014/4-giugno-2014/inchiesta-mose-arrestati-chisso-orsoni-marchese-manette-altri-35-223330453429.shtml

http://www.corriere.it/cronache/14_giugno_04/appalti-mose-arrestato-sindaco-venezia-giorgio-orsoni-6350b3d4-ebac-11e3-85b9-deaea8396e18.shtml