Monza, l'ente durato 3 anni e costato mezzo miliardo

Da WikiSpesa.
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da LA STAMPA del 2 11 2012

FABIO POLETTI MILANO

Il gioco dell’oca della Provincia di Monza Brianza che torna al via sotto Milano è durato 3 anni, 4 mesi e 24 giorni. Appena sufficienti perché il «triskele celtico», uno scudetto verde e strisce bianche a rappresentare i fiumi della Brianza, diventasse il simbolo elaborato dal designer Lucio Brugiatelli per un territorio che adesso non c’è più. C’è voluto un anno di discussione perchè lo scorso febbraio la giunta provinciale decidesse di adottare il «triskele» finito poi su bandiere, carta intestata, targhe, timbri, spille, gagliardetti, cartelli stradali, siti internet, medaglie, monete e divise che adesso servono più a niente.

Per non parlare della nuova e funzionale sede della Provincia nell’area IV Novembre, pronta alla consegna tra meno di un mese. Costata fino adesso 23 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altri soldi per gli edifici che si stavano costruendo sulla stessa area: una Prefettura che non servirà, il comando provinciale dei carabinieri senza più provincia, il commissariato che doveva diventare Questura e le nuove sedi di guardia di finanza e vigili del fuoco. Carlo Edoardo Valli, presidente della locale Camera di commercio, sibila il suo disappunto in brianzolo stretto: «“E adess se femm..?”. Tante belle cattedrali nel deserto? “Se femm..?”». Già cosa fare degli ammenicoli e dei palazzi - per non parlare dei cinquecento dipendenti - per cui ci sono voluti trent’anni per dargli dignità istituzionale e che il Consiglio dei ministri ha cancellato in un amen? Domenico Guerriero, consigliere provinciale del Pd, assicura che non verrà buttato via niente: «Magari faremo gli uffici del decentramento sul territorio. Oppure li riconvertiremo in scuole pubbliche. Ce n’è tanto bisogno...».

In questi 3 anni, 4 mesi e 24 giorni a Monza Brianza non sono stati con le mani in mano. I 160 milioni trasferiti dal Comune di Milano sono stati utilizzati per dare ossigeno a un territorio che sarà pure piccolino - appena 405,49 chilometri quadrati, il terzultimo in Italia ma con oltre 800 mila abitanti e una densità degna del Giappone - ma fa girare l’economia. Il Pil è il primo della Lombardia e il quinto di tutte le province, contando pure le superstiti. Adesso c’è chi spera nella Corte costituzionale e nel ripensamento del Parlamento. Anche perché dopo aver svaporato 500 milioni tra infrastrutture e spese di gestione si fa fatica a pensare che è stato tutto una specie di scherzo.

Dario Allevi, il primo e magari pure ultimo presidente della Provincia in quota Pdl, più che arrabbiato fa l’offeso: «I brianzoli non si arrenderanno...». Sotto sotto c’è chi giura che in questo patatrac c’è lo zampino del Governatore Roberto Formigoni. Ma di sicuro ha detto niente Silvio Berlusconi, residenza ad Arcore, provincia di Monza Brianza. Per non parlare del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi residente a Villasanta, per cui il coordinatore provinciale della Lega Dionigi Canobbio propone l’espulsione: «Ornaghi prenda la residenza a Roma... È come se tre anni fa ci avessero fatto un trapianto di rene e poi ce lo avessero tolto perché serve di più a Milano. Ne va della identità del territorio». Un territorio dove Umberto Bossi sognava di spostare ministeri da Roma e che ora non sarà più nemmeno provincia.