Nuovo palazzo del cinema – Lido di Venezia

Da WikiSpesa.
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Per scavare e poi ricoprire le fondamenta del Nuovo Palazzo del Cinema sono stati spesi a più di 38 milioni di euro, erogati da Stato, Regione e Comune di Venezia. Per la Corte dei Conti è un caso di spreco di risorse pubbliche "da manuale".

Il progetto

La necessità di creare nuovi spazi per accogliere i sempre più numerosi frequentatori del Festival del Cinema, spinse la Fondazione Biennale di Venezia a indire un bando nel 2004 per costruire il Nuovo palazzo del Cinema (NPC). Nel maggio 2005 veniva comunicato il vincitore: un progetto, dello studio italiano “5+1AA”, che prevedeva una sala da 2400 posti e nove salette più piccole [1] da realizzarsi sul Lido di Venezia davanti allo storico palazzo dell'ex casinò. Costo stimato: 73,3 milioni di euro.

Questo lavoro avrebbe usufruito di un finanziamento di 40 milioni di euro proveniente dal fondo per la celebrazione del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. Il resto sarebbe stato pagato in gran parte dal Comune di Venezia e per una parte minore dalla Regione Veneto. Il Comune non aveva però risorse per finanziare una simile spesa, pertanto decise di procurarli attraverso un’operazione immobiliare. Nel luglio 2007 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la costruzione del NPC viene inserita nelle “disposizioni urgenti per favorire l’occupazione”. Viene nominato l’ing. Antonio Maffey Commissario straordinario per la sua realizzazione. Il Comune (a quel tempo retto dal sindaco Massimo Cacciari) avrebbe acquistato dalla Ulss (Unità locale socio sanitaria) 12 del Veneto (e quindi dalla Regione) il vecchio ospedale del Lido. Una variante del piano regolatore, approvata in anni precedenti, già consentiva un cambio di destinazione di alcuni edifici del complesso ospedaliero: il Comune avrebbe esteso questo cambio di destinazione a tutta l’area dell’ospedale e lo avrebbe venduto moltiplicandone il valore[2]. Alla terza asta pubblica il prezzo di vendita risultò pari a 72 milioni di euro, 32 dei quali sarebbero andati alla Ulss, il resto al Comune; si aggiudicò l’asta il fondo immobiliare Real Venice gestito dalla società EstCapital. Nel dicembre 2007 la cordata guidata dalla veneziana Sacaim e dalla vicentina Gemmo si aggiudicò l’appalto per la costruzione del NPC.

Errori procedurali

Come ha osservato Francesco Giavazzi [3], già solo in questa operazione si ravvisano gravi errori procedurali: In questa semplice sequenza vi è già una serie di errori procedurali: (i) un commissario senza che vi sia nessun motivo di emergenza; (ii) l’estensione dei poteri del commissario (nel frattempo era stato nominato Vincenzo Spaziante, un funzionario della Protezione civile) cui vengono accordati pieni poteri su tutto il Lido, anche in deroga alla normativa vigente e nonostante l’opposizione del nuovo sindaco di Venezia Giorgio Orsoni; (iii) la distrazione di risorse Ulss per fini non sanitari: l’ospedale è stato venduto dall’Ulss al Comune per 32 milioni e da questi rivenduto per 72 - un’incauta vendita da parte dell’Ulss: infatti il piano regolatore già prevedeva, almeno in parte, il cambio di destinazione.

L'amianto e lo stop ai lavori

Ad ogni modo, il 28 agosto 2008 venne posata la prima pietra del NPC alla presenza del Ministro per i Beni culturali Bondi, il Governatore del Veneto Galan, il Sindaco di Venezia Cacciari e il Presidente della Biennale Baratta. Questi lavori hanno avuto ben tre battute d'arresto e il progetto è stato di volta in volta modificato. Infine lo stop definitivo: nel 2009 durante alcuni scavi, vengono trovati dei rifiuti di amianto nel sottosuolo. In quel momento la spesa per il NPC aveva già superato i 37 milioni di euro. Da qui emergono due domande. Primo: come è possibile spendere 37 milioni semplicemente per fare un buco (fondamenta per un edificio pur molto vasto)di 3 metri di profondità? Secondo: come è possibile iniziare i lavori senza verifiche e carotaggi?

La scoperta dell’amianto mise in moto tutta un serie di ulteriori operazioni economiche. All’inizio di aprile 2010, infatti, il commissario Vincenzo Spaziante, ex braccio destro di Bertolaso, ex commissario straordinario e poi assessore della Sanità calabrese che nel frattempo aveva preso il posto di Maffey, decise di rescindere il contratto con i costruttori, attribuendo al privato tutte le responsabilità sui ritardi dell’opera [4]. La ditta che procedeva ai lavori, Sacaim, chiese 20 milioni di risarcimento per lo stop ai lavori ed è entrata in causa con il Comune. Il commissario decise la seguente operazione: rinegoziare il contratto col Comune per consentire la costruzione della darsena di San Nicolò, dei posti barca per un migliaio di imbarcazioni da diporto e di dimensioni pari all’isola della Giudecca – costruzione che avrebbe compensato le imprese coinvolte.

Per come appariva nel 2011, la vicenda sembrava diretta verso un epilogo molto fosco:

Conclusione: l'isola del Lido verrà stravolta senza alcun motivo perché non si costruirà alcun palazzo del cinema. Il Comune (se la Corte dei Conti non obietterà) incasserà 49 milioni, dai quali occorre detrarre i 37 pagati dai contribuenti per fare il buco. Potrebbe andare a finire che l’isola del Lido è stata cementificata per un incasso netto di soli 12 milioni - o con una perdita netta di 38 milioni, se il giudice obbligherà il commissario a pagare alla Sacaim il risarcimento chiesto dall’impresa. […]La cosa straordinaria è che queste cifre sono briciole rispetto all’utile presumibile del fondo che ha fatto l’operazione immobiliare. [5]

Sviluppi

Piazza 40 mln.jpg

Dal 2011 al maggio 2013, non è stata realizzata quasi nessuna delle strutture previste. Nessun Nuovo Palazzo del Cinema, nessuna edificazione di abitazioni nell’area dell’ex-Ospedale, così come nessuna darsena a San Nicolò: tutte queste operazioni sono state bloccate e ancora Comune e Saicam devono raggiungere un accordo finale per i lavori del NPC che non verranno mai terminati. Nel luglio 2012 le fondamenta che avrebbero dovuto ospitare il NPC, ormai battezzate il “buco” dagli abitanti del Lido, sono state ricoperte per metà. Il 31 agosto 2012 alcuni comitati di abitanti del Lido hanno intitolano il “buco” allo spreco di denaro pubblico. Sulla metà ricoperta e riasfaltata è stato messo il cartello “Piazza quaranta milioni”, con il quale i comitati vogliono ricordare l’enorme spreco di soldi pubblici. Nel gennaio 2013 l’amministrazione comunale ha affermato la volontà che entro la prossima estate anche l'altra metà del buco del cantiere venga coperta. Questa seconda fase per il ripristino del piazzale antistante il Palazzo dell'ex Casinò e della circolazione in Lungomare Marconi avverrà non appena sarà concluso il rapporto, ancora in essere, tra il Comune e l'impresa edile Sacaim che era stata a suo tempo incaricata alla costruzione del nuovo Palazzo del cinema.

La Corte dei Conti nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013[6], indicava il NPC come lampante esempio di spreco di risorse pubbliche e quantificava la spesa, necessaria a scavare e poi ricoprire le fondamenta, a più di 38 milioni di euro.

Significativo è, poi, il caso dell’appalto dei lavori per la realizzazione del nuovo palazzo del cinema al lido di Venezia (opera abbandonata dopo la scoperta di rifiuti di amianto nel sottosuolo). Allo stato sono stati erogati complessivamente € 38.613.000,00 (36.252.650,00 per SAL e 2.360.000,00 per altre spese, progettazioni, direzione lavori, ecc).


Approfondimenti

Lavoce.info (di Francesco Giavazzi) - Le mani sulla città: l'indegna storia del lido di Venezia

Left.it (di Tiziana Barillà) - La polvere sotto il red carpet

Tutta la storia del Nuovo Palazzo del Cinema ricostruita attraverso la cronaca giornalistica dal comitato locale "Un altro lido"