Ospedale del Mare - Napoli

Da WikiSpesa.
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Dopo che la spesa totale è raddoppiata, dopo che la fine dei lavori è stata posticipata dal 2009 al 2015, dal gennaio 2013, con la nuova riperimetrazione del rischio vulcanico decisa dalla Protezione Civile, l'Ospedale del Mare di Napoli rientra nella zona rossa, quella cioè che dovrebbe essere evacuata prima dell'inizio di una eventuale eruzione del Vesuvio.

Il progetto

Nel 2004 l’Ospedale del Mare venne progettato nel quartiere Ponticelli di Napoli per accorpare i presidi ospedalieri Loreto Mare, Ascalesi, San Gennaro e Incurabili. A quei tempi l’investimento totale previsto era pari a 187 milioni di euro, 57 per cento dei quali era la quota pubblica, mentre il 43% era la quota privata in project financing. Astaldi e Osmar (il raggruppamento di imprese vincitrici dell’appalto) si erano impegnate a consegnare i lavori nel 2008-2009, in cambio avrebbero gestito per 25 anni tutti i servizi della mega-struttura[1]. L’Ospedale venne pensato secondo un nuovo modello dell’edilizia ospedaliera su una superficie di 145.800 metri quadrati, dove oltre alle 18 sale operatorie e ai 451 posti letto, pazienti e familiari avessero a disposizione anche albergo, centro commerciale e parcheggio.

L'abbandono

Nell’ottobre 2010 il cantiere venne chiuso a seguito di una inchiesta del pm Giancarlo Novelli che coinvolse 12 persone tra funzionari della Regione e dell’Asl Napoli1, manager e responsabili delle aziende. Come aveva rilevato anche la ASL NA 1 i lavori erano stati eseguiti in difformità dal progetto, varianti che avevano provocato modifiche del progetto iniziale (sale operatorie costruite e poi abbattute) e una lievitazione strepitosa dei costi.

Nell’aprile 2011 l’Ospedale del Mare si era trasformato in una discarica a cielo aperto. I canaloni attorno l’ingresso dell’ospedale erano zeppi di montagne di copertoni, frigoriferi, tv, colline di stracci e rifiuti vari. Ogni notte dei camion entravano nella strada laterale che separa le nuove costruzioni del nosocomio e scaricavano anche qualsiasi tipo di veleno: bidoni di vernice, materiali tossici, rifiuti speciali[2].

Le inchieste

Nel febbraio 2012 la Corte dei Conti presentava agli indagati un invito a dedurre (l’equivalente di un avviso di garanzia, nel penale) contestando reati di falso ideologico, di truffa ai danni dello Stato, interesse privato in atti d’ufficio e la responsabilità amministrativa di cui al d.lgs. 231/2001. L’autonoma attività d’indagine delegata alla Guardia di finanza aveva portato alla contestazione di un danno erariale pari a 25.798.614 euro [3].

Nell’agosto 2012 i lavori finalmente ripartivano, grazie ad uno stanziamento pubblico di 180 milioni per quella che il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, definì “un’opera strategica”[4].

Il rischio vulcanico

Riaperti i cantieri, il termine dei lavori è ora previsto per il 2015. Resta però una grande incognita: l’Ospedale sorge a 7,7 kilometri dal Vesuvio. Quando si è autorizzata la costruzione l’ospedale rientrava nella zona gialla, tecnicamente “a pericolosità differita”, cioè in caso di eruzione la struttura lo stesso non era completamente al riparo della furia distruttiva del vulcano, eppure non era una zona di Napoli a massimo rischio [5].

Ma nel gennaio 2013, con la nuova riperimetrazione del rischio vulcanico decisa dalla Protezione Civile, l'Ospedale del mare rientrerà nella zona rossa, quella cioè che dovrebbe essere evacuata prima dell'inizio di una eventuale eruzione del Vesuvio. La Protezione civile nazionale ha infatti esteso i confini dell'area di massimo rischio anche a parte della zona orientale di Napoli, e, in particolare a Ponticelli dove appunto sorge il cantiere della grande struttura ospedaliera [6].

Dopo che la spesa totale è raddoppiata, richiedendo oltre ai 187 milioni di euro di investimento iniziale, uno stanziamento ulteriore di 180 milioni; dopo che la fine dei lavori è stata posticipata dal 2009 al 2015; riesce difficile immaginare un clamoroso dietro front a seguito di questa nuova riperimetrazione. I lavori e le spese per l'Ospedale a Ponticelli, insomma, continueranno. Fino al prossimo stop.