Premio Grinzane Cavour

Da WikiSpesa.
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7.340.805,24 euro: di tale importo è il danno erariale totale provocato da alcune persone e associazioni a capo del premio “Grinzane Cavour” per uso illecito di contributi pubblici. Finanziamenti pubblici, questi, che non verranno mai restituiti ai legittimi proprietari, i contribuenti, dal momento che le persone condannate non hanno proprietà sufficienti per risarcire un danno di così grande entità[1].

Il premio “Grinzane Cavour” era un concorso letterario fondato nel 1982, la cui premiazione avveniva nel castello di Grinzane Cavour, paese delle Langhe, in Piemonte. Il premio è stato riconosciuto ad autori di narrativa italiana e straniera, ogni anno dal 1982 al 2008. Una peculiarità del concorso era il coinvolgimento di una giuria di studenti italiani e stranieri nella determinazione del vincitore finale. Nel 2009 l’associazione omonima che organizzava il premio è stata messa in liquidazione a seguito di diversi scandali che hanno coinvolto il suo presidente, Giuliano Soria; dalle indagini che ne sono seguite, è emerso che oltre sette milioni di contributi pubblici di cui ha beneficiato la sua e altre associazioni sono stati usati in maniera impropria.

Come è avvenuta la distrazione di un importo così elevato di soldi pubblici? Principalmente, in tre modalità. Un danno erariale di oltre un milione di euro è derivato dall’operazione di compravendita della sede del Premio Grinzane Cavour. L’associazione vendette la vecchia sede in corso Svizzera a Torino, che era stata acquistata con dei fondi del ministero dei Beni Culturali. Ma invece di acquistare una nuova sede, operazione alla quale era vincolata la cessione del vecchio immobile, l’associazione utilizzo i proventi della vendita per ripianare dei debiti contratti con un’impresa edile. Per avere la nuova sede in via Montebello, sempre a Torino, l’associazione accese un mutuo, che venne in parte finanziato da ulteriori fondi pubblici. In secondo luogo, le “erogazioni prive di qualunque logica” destinate a società fittizie facenti capo a Giuliano Soria sono risultate pari a 119 mila euro. Infine la Regione Piemonte e il ministero dei Beni culturali hanno rimborsato spese di rappresentanza milionarie: di queste, più di 800 mila euro non sono mai stati giustificati [2].

Come ha sostenuto la Corte dei Conti [3], alla base di questa “elevata distrazione di fondi pubblici” vi è “l’inesistenza e l’estrema lacunosità di controlli amministrativo-contabili”. Inoltre, simile distrazione da parte di “varie associazioni” non sarebbe stato possibile senza “l’apporto causale di funzionari regionali”. Per questo motivo, la Corte ha coinvolto nel risarcimento danni anche due funzionari regionali e la funzionaria del settore Comunicazione che firmava i mandati di pagamento.