Real Albergo dei Poveri, Napoli

Da WikiSpesa.
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Qualcuno lo chiama Palazzo Fuga perché fu il famoso architetto Ferdinando Fuga a progettarlo e seguirne i lavori nel 1749 su ordine di Carlo III. Realizzò, per volontà del sovrano, la più grande residenza “sociale” d’Europa, destinata ad accogliere i poveri provenienti da tutto il regno. Centomila metri quadrati che nel 2015 si presentano per l’80 per cento in totale abbandono.

La proprietà è del Comune.


Vicende

Fino al 1980 nell’Albergo lavoravano oltre tremila persone. Si trovavano una lavanderia, botteghe artigiane, opifici, laboratori e un’officina per la messa a punto delle canne da fucile.

Quando però, il 23 novembre dello stesso anno, una scossa di terremoto provocò numerosi cedimenti e 9 vittime, a causa come accertato dai magistrati di lavori di sostituzione di solai mal fatti negli anni Settanta, seguì un veloce esodo dalla struttura.

Il palazzo è rimasto così abbandonato per decenni ma collocato idealmente nei progetti come sede di musei, università, città dei bambini, polo teatrale. nel frattempo nei molti anfratti, cunicoli, cortili vi trovavano rifugio senza tetto ed anche latitanti, si nascondevano armi e merci di contrabbando, venne persino adibita una palestra per cani da combattimento.

Lo scandalo della sede della Stoà

Nel 1999 i primi restauri della parte centrale, rimasti poi gli unici. All'interno del Real albergo una struttura era stata in realtà avviata ma mai ultimata, costata alla collettività circa quindici milioni di euro. Il Comune pensava infatti che l’Albergo potesse diventare degna sede della Stoà, alta scuola di formazione, una realtà creata sotto la direzione dell’Iri nel 1988. L’aggiudicazione della gara risale al 2009. L’importo complessivo dell’appalto delle sole suppellettili ammonta a due milioni e 783 mila euro per “l’allestimento completo di servizi e forniture di arredi, impianti e attrezzature, aule, uffici, sala conferenza e biblioteca”. Alle spese si aggiunsero i restauri dei primi due piani. mentre quelli superiori vennero lasciati così come si presentano nel 2015.

Allo scheletro si arriva da uno slargo che conduce a una piazzola disegnata con nuovi basolati e aiuole da dove, di tanto in tanto, fuoriescono tubi che contengono fili dell’elettricità e le fibre per la connessione web, mai attivate. Finestroni e pareti non concluse. Su di un enorme arco di tufo, ormai preda delle erbacce, campeggia una casupola rossa. Conosciuta come “i bagni dell’assessore”. Abbandonata come i bagni di pregio e le lampade sulle quali si leggono le magnificenze: “Per la nuova sede dell’Istituto di Studi per la Direzione e Gestione di Impresa – Stoà". Le volte a botte, a crociera, a padiglione presenti nei vari ambienti, i rapporti dimensionali tra la superficie degli ambienti e l’altezza degli stessi, le sequenze ritmiche dei vani porta, degli infissi, i corridoi voltati riproducono l’atmosfera grandiosa dell'edificio settecentesco, però nel degrado.

Un’opera voluta dalla giunta Iervolino quando a dirigere la Stoà vi era l’ex assessore Enrico Cardillo. Suppellettili, la sala conferenze, gli sono stati consegnati durante la giunta presieduta da Luigi de Magistris che non è intervenuta per evitarne usura e danneggiamenti.


Degrado e abuso edilizio

La struttura si presenta con un ascensore a vista che non conduce da alcuna parte, una sala conferenze con 120 poltrone cellophanate e impolverate, bagni con ceramiche di pregio mai aperti ma nel degrado, luci avveniristiche e centinaia di lampade, scrivanie, divisori oltre a computer e tv.

Il Comune, oltre ad avere finanziato la ristrutturazione permettendo poi il progressivo degrado degli arredi inutilizzati, è anche responsabile di abuso edilizio per irregolarità commesse durante i lavori.


Gli sprechi della mancata riqualificazione

Circa 100 milioni nel 2001, altri 40 nel 2005: fondi europei spesi per la riqualificazione di Palazzo Fuga di fatto sprecati, considerato lo stato di degrado in cui versa lo storico palazzo borbonico. Una cifra che, è stato fatto notare dalla cronaca locale, supera quella stanziata per la riqualificazione dell’intero centro storico di Napoli.

“Albergo dei poveri e dei ricchi sprechi” è così diventato lo slogan della denuncia da parte del comitato di Portosalvo. La struttura, come denunciato già nel 2010 dal comitato, è soprattutto dopo il terremoto del 1980 ad essere pericolante nonostante i fondi spesi per una ristrutturazione che ha riguardato solo la “camicia di stucco” della facciata.


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Dietro a una facciata decorosa si nascondono impalcature pericolanti, parcheggi per automobili, abitazioni abusive e un complessivo degrado di un edificio eppure sottoposto a vincolo monumentale.

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Il presidente del Comitato di Portosalvo, Antonio Pariante, non ha esitato a definire la vicenda «come la più grande truffa mai effettuata sui beni culturali a Napoli. Il fallimento di un’intera classe politica e amministrativa sul tema».


Fondi europei

Nel 2001, con approvazione dell’Unesco, furono stanziati quasi 100 milioni di euro dalla Comunità Europea per mettere a nuovo l’edificio. Dopo quattro anni, nel 2005, giunsero altri 40 milioni per realizzare quella che sarebbe dovuta diventare la “Città dei giovani”, "polo universitario, scientifico e culturale" che dal presidente di regione Bassolino a l sindaco de Magistris, passando per l’amministrazione Iervolino, rimasto unicamente annunciato.

La parte restaurata non avrebbe poi seguito le linee guida del vincolo di destinazione storico-artistico: «Nel 2008 avevamo espresso dubbi e perplessità inoltrando una nota alla Sovrintendenza dei Beni Architettonici e Storici sulla tinteggiatura della facciata – spiega Marianna Vitiello, dottoressa in diagnostica e restauro ed esperta di valorizzazione dei beni culturali – a nostro parere essa infatti non era conforme al progetto della cromia originale studiata da Giancarlo Alisio che aveva preventivato il colore bianco e rosa su tutto l’edificio. Purtroppo le costosissime impalcature sono state smontate e il colore è rimasto come lo vediamo oggi», cioè quel “bianco sporco” visibile fin dai vicoletti adiacenti la stazione centrale.


La denuncia dei cittadini

Dopo oltre 10 anni dal primo restauro, il Real Albergo dei Poveri rimane, in gran parte, una struttura inagibile. I lavori incompleti hanno interessato solo la facciata esterna della struttura monumentale, destinata a deteriorarsi per la quasi totale mancanza di manutenzione nel corso degli anni. Alcuni ex operai segnalano la presenza, nei cantieri interni alla struttura, di materiale tossico che da anni attende di essere stoccato, come eternit e altri materiali nocivi. Il Comune di Napoli ha recentemente presentato un nuovo piano di restauro della struttura monumentale, funzionale alla sua destinazione di tipo socio assistenziale.

Nel prossimo futuro, dai 400 ai 1000 senza tetto verranno ospitati nella struttura, una circostanza che non convince gli abitanti del quartiere, esasperati dal degrado di piazza Carlo III, già rifugio di tossicodipendenti e clochards. Dal canto loro, le associazioni che si battono da anni per dare un pasto e una casa ai meno fortunati avvertono: se non verrà avviato un percorso di emancipazione dal bisogno, contestuale all’accoglienza, il Real Albergo dei Poveri è destinato a trasformarsi in un ghetto


Fonti

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/15_gennaio_26/ascensore-teatro-uffici-fantasmi-sprechi-dell-albergo-poveri-e9d0828a-a548-11e4-ba90-c267c7382a44.shtml

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foto-gallery/campania/15_gennaio_26/gli-sprechi-dell-albergo-poveri-eea5a7ea-a548-11e4-ba90-c267c7382a44.shtml

http://www.fanpage.it/albergo-dei-poveri-cittadini-napoletani-denunciano-sprechi-e-degrado/

http://www.campaniasuweb.it/node/25254

http://www.portosalvo.org/ps/news.asp?cat=Notizie&sub_cat=&id=196&pg=1&title=Reale+Albergo+dei+Poveri+e+dei+ricchi+sprechi

http://www.medinapoli.it/index.php/attualita/attualita-news/napoli/2322-piazza-carlo-iii-riqualificazione-o-ennesimo-spreco