Regione Sicilia: accreditamento enti per la formazione professionale

Da WikiSpesa.
Share/Save/Bookmark

Formazionesicilia1.png


Degenerazione della crescita del personale (che nel 2014 ha superato le 10 mila unità), quindi della spesa destinata al settore (4 miliardi in 10 anni, 400 milioni annui, 286 milioni di fondi europei nel 2012) con scarsi risultati (solo il 9% dei corsisti trova impiego in attività attinenti alla formazione ricevuta). Gli enti accreditati sono 1600, per 2.200 sedi operative.


Il rapporto europeo dell'Olaf


Sprechi e anomalie nel settore della formazione pubblica offerta dalla Regione Sicilia erano già state oggetto di inchieste giornalistiche locali e nazionali ma a settembre 2011 il caso divenne ancor più grave a seguito della denuncia dell'Ufficio antifrode dell'Unione Europea. Un documento dell'Olaf (Office européen de Lutte Anti-Fraude) rilevava infatti un danno di 15 milioni all'Unione Europea arrecato dalla truffa commessa dall'ente regionale Ciapi nella gestione dei fondi europei: denunciati appalti concessi senza evidenza pubblica, incarichi assegnati senza la valutazione dei curricula, meccanismi per aggirare le regole europee.

Ciapi.jpg

Il progetto incriminato era il Co.or.Ap, (Consulenza, orientamento e appredistato), corso che si proponeva di offrire “ai giovani di età superiore a 15 anni che, completato il primo ciclo di istruzione, intendono inserirsi nel mercato del lavoro attraverso l'istituto dell'apprendistato”. Il reclutamento del personale, pur avvenuto, non era previsto dal progetto, l'avviso di selezione era stato pubblicato solo sul sito internet del Ciapi e la scadenza per la presentazione delle domande era di soli sette giorni”, ossia le prime infrazioni che condussero l'Ufficio antifrode, insieme al Comando provinciale della guardia di Finanza, a recarsi nella sede del Ciapi per le prime ispezioni nel 2009. Alla richiesta dei documenti riguardanti gare d'appalto per oltre quattro milioni di euro, il Ciapi consegnò con ampio ritardo “carte” per lavori e incarichi per un ammontare di appena 300 mila euro.

L'Olaf ha provveduto ad accertare inoltre che nonostante nessun elemento nella descrizione del progetto – scrivono gli ispettori – indicasse possibilità di assunzioni, 278 persone sono state assunte quali dipendenti a tempo determinato per 13 mesi con una spesa notevole di 8.969.649 euro. Dall'indagine emerse che “per svolgere mansioni organizzative e/o di segreteria in seno al Ciapi" vennero assunto altro personale con contratti di lavoro parasubordinato per una ulteriore spesa di 798.076,79 euro”. Procedure “illegittime”, secondo l'Olaf, anche perché il Ciapi è considerato un “ente strumentale della Regione” e quindi soggetto alle norme che riguardano il settore “pubblico”.

Il rapporto evidenziava irregolarità anche nella gestione delle attività di “Promozione, sensibilizzazione, informazione, diffusione”. Secondo il Ciapi la somma complessiva di 3,8 milioni di euro, sarebbe stata destinata a “esclusivisti di organi di diffusione” (pagine pubblicitarie, passaggi televisivi, affissioni), motivo per il quale non avrebbero potuto esistere documenti attestanti quei pagamenti. Tuttavia le ispezioni hanno fatto emergere un sistema che consentiva di aggirare la necessità dell'evidenza pubblica: ogni affidamento rimaneva molto al di sotto della soglia di 211 mila euro stabilita dai regolamenti europei, ma ad ognuno dei beneficiari, arrivava più di un affidamento, anche tramite società diverse, che facevano però capo, in alcuni casi, allo stesso titolare.

Veniva contestata infine la spesa per “consulenze e incarichi” di 1.265.032 euro che sarebbe stata decisa nei cosiddetti “Comitati tecnico-scientifici”. Ma nei verbali di quelle riunione vii è traccia della valutazione dei curricula, le nomine venivano “ratificate ex post”.

Il progetto mosse un flusso molto ingente di denaro risultato finalizzato a scopi altri rispetto all'obiettivo formativo come dimostrato dai risultati: lo scopo era avviare all'apprendistato 1.500 ragazzi, consentendo di far giungere almeno 600 di questi nel mercato del lavoro ma solo 18 giovani sono stati avviati all'apprendistato e nessuno di loro nel 2013 aveva ancora trovato lavoro.

Sulla base del rapporto, l'assessorato Formazione e Istruzione decise solo un anno dopo di revocare l'accreditamento al Ciapi. Decisione contro la quale l'ente ha provato a opporsi, ricevendo però una risposta negativa anche dal Tar che ha definito l'ente inaffidabile nella sentenza che ha respinto il ricorso proprio in ragione dell'evidenza riportata nell'indagine dell'Olaf. Dallo stesso rapportò è scaturita l'indagine della Procura oltre che l'attivazione a livello regionale di una commissione speciale dedicata all'analisi della situazione complessiva relativa alla gestione del settore della formazione professionale, risultata diffusamente inefficiente e clientelare.


L'indagine della commissione regionale


La "commissione speciale di indagine e di studio sulla formazione professionale”, istituita con decreto dal Presidente dell’Assemblea regionale nel maggio 2011, evidenziò dapprima le distorsioni di un settore “malato di gigantismo”.

Secondo la relazione firmata dal Presidente della Commissione Filippo Panarello, la spesa continua a crescere esponenzialmente. “La spesa destinata all’intero comparto” si attesta intorno alla cifra di 400 milioni, di cui 168 vanno ad alimentare il PROF (piano di offerta formativa) “senza considerare le risorse comunitarie destinate negli anni a finanziarie progetti di formazione”. Il numero degli addetti con contratto a tempo indeterminato nel 2008 raggiunge “la ragguardevole cifra di 7227 operatori”. A questi ultimi si sommano gli operatori degli sportelli funzionali (1385), e gli operatori dell’Obbligo formativo "senza trascurare le assunzioni a tempo indeterminato operate negli anni successivi, ancorché non autorizzate dall’Amministrazione, ed i rapporti di lavoro a tempo determinato o a progetto” scriveva la Commissione d’inchiesta. Secondo i commissari, “la scelta del personale ed il relativo impiego sono stati, formalmente, totale appannaggio degli enti di formazione, i quali hanno spesso applicato criteri non oggettivi, anche per la mancanza di regole chiare e vincolanti”.

La crescita delle spese fuori controllo è stata favorita da una norma 24/76 varata dalla Regione alla vigila del natale del 2002 che prevedeva la tutela del "settore della formazione del sistema del Fondo sociale europeo e la salvaguardia del personale” e rese possibile un allargamento della platea dei soggetti operanti nel settore senza vincoli all’assunzione. Di lì a poco una parte consistente del personale della formazione venne selezionato per essere trasferito, con qualifiche varie, presso gli Sportelli multifunzionali, che nacquero come strumento di monitoraggio e di politiche attive del lavoro. Inizialmente seguì una riduzione del personale di formazione ma successivamente si capì che “le norme all’epoca vigenti furono utilizzate per procedere a nuove assunzioni, con il risultato che, non solo si procedette a sostituire il personale che era stato destinato agli Sportelli, ma dopo breve tempo il numero complessivo degli addetti alla formazione risultò superiore a quello precedente all’introduzione degli stessi Sportelli”. Lo spostamento del personale non era quindi finalizzato a ridurre quello impiegato nel settore della formazione ma a creare nuovi posti per nuove assunzioni secondo un meccanismo espansivo del personale regionale complessivamente impiegato con dinamiche sconnesse da meccanismi di efficienza e meritocrazia.


Meccanismi clientelari e familiari consolidati


Un servizio della trasmissione Report aveva mostrato come Elena Schirò, presidente della Lumen, ente formativo, fosse la moglie del deputato del Partito Democratico Franco Rinaldi. La Lumen riceveva un milione di euro per i corsi di formazione. Giovanna Schirò, cognata di Rinaldi, risulta invece ai vertici di un altro ente che opera nel campo della formazione, l’Esofop, di cui è consigliere d’amministrazione sua sorella Chiara Schirò, moglie di un altro deputato del Pd, Francantonio Genovese. Impiegati nel circuito della formazione, dipendenti dell’Anfe, vi sono Castrenze Papania, fratello del senatore del Pd Antonino, Saveria Grosso, moglie dell’ex governatore Raffaele Lombardo, e Vincenzina Dentino, consorte del deputato regionale dell’Udc Nino Dina. La presenza della politica all’interno degli enti di formazione coinvolge diversi gradi di parentela e vi sono altri casi di intrecci familiari documentati dallo stesso servizio e da inchieste giornalistiche.


I criteri di accreditamento degli enti


Si legge nella relazione della Commissione che “Il sistema di accreditamento è ancora oggi aperto a tutti, in quanto a tutti possono essere rilasciati “accreditamenti provvisori” che permettono la partecipazione ai bandi e l’erogazione dei finanziamenti regionali senza un minimo di verifica ispettiva, causando un accrescimento esponenziale del numero di enti provvisoriamente accreditati”. Per quanto riguarda quindi il reclutamento del personale “che, formalmente in capo agli enti è fondato su regole e filtri facilmente aggirabili, ha consentito continui incursioni di settori della burocrazia e della politica sia a livello regionale sia a livello periferico”.

ha confermato la situazione il Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: "Il sistema della formazione è un oggetto sconosciuto al mondo delle aziende. E’ piuttosto un grande ammortizzatore sociale e una macchina per le clientele politiche. Sono stati davvero pochissimi i giovani che hanno frequentato questi corsi e che sono stati assunti dalle imprese”.

Le facilità dell'accesso all'accreditamento ha fatto così contare (2012) 1.600 enti regolarmente accreditati contro i 42 del 1999, inoltre l'indagine della Commissione Speciale ha rilevato che tra i docenti vi erano formatori con la sola licenza elementare, molti che hanno conseguito il diploma di scuola media inferiore e solo il 34% un diploma di laurea.


Scarsa utilità


I meccanismi gestionali e reclutativi sopra descritti hanno fatto trascurare l'offerta degli enti formativi che è così risultata inefficace. In particolare è mancato il raccordo tra l'effettiva domanda del mercato del lavoro e i corsi professionali, tanto che ad esempio quando in Sicilia Sicilia furono istituite le riserve naturali, dove era richiesto personale competente nel settore ambientali, non furono attivati corsi formativi mirati alle assunzioni nei parchi e nelle riserve naturali. Nel 2012, secondo un rapporto dello staff dell’assessorato regionale alla Formazione, solo nove corsisti su 100 trovano lavoro “coerente” con i corsi seguiti.


Corsi per le più varie professioni


Anche se la quantità dell'offerta non risulta elevata rispetto alla spesa (la Lombardia nel 2010 spendendo 357 milioni ha attivato sette volte la quantità di corsi della Sicilia) la varietà è ampia tanto da includere nell'offerta corsi come massaggiatori shiatsu, barman acrobatici, esperti in “regole del vivere civile”, "internet e posta elettronica", "body dream massage", "problem solving", "yacht designer", "merletto macramè", "pilates" e "housekeeper".


Dichiarazioni del Presidente della Regione


Il Presidente della Regione Rosario Crocetta aveva al suo insediamento a ottobre 2012 denunciato la situazione annunciando una drastica riforma del settore. A un anno di distanza ha rilasciato al Giornale di Sicilia.it le seguenti dichiarazioni: «Intanto è necessario liberare i lavoratori dagli enti. E sono sicuro che i lavoratori non difenderanno i loro carnefici. Il personale transiterà temporaneamente al Ciapi di Priolo, poi una parte andrà in prepensionamento e gli altri saranno riqualificati e ricollocati. Ma, attenzione, non tutti i lavoratori già oggi hanno le stesse tutele. C’è chi svolge appena un’ora di corso alla settimana e per questo il numero di 10 mila addetti è drogato, non realistico. Altri hanno contratti part-time e magari fanno anche un secondo lavoro. Tuteleremo il personale, anche se non tutti vanno riassunti altrove con contratto a tempo indeterminato perchè già oggi non ce l’hanno. La cosa importante è non avere paura. Stiamo destrutturando un sistema fallimentare e capisco che possa creare il panico ma stiamo pensando al futuro. E proprio l’enorme impatto sociale di questo processo ci consiglia di muoverci con cautela».


Fonti


http://www.linkiesta.it/sicilia-formazione-professionale

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/04/regione-sicilia-enti-per-formazione-prendono-milioni-ma-non-pagano-lavoratori/460619/

http://www.lasiciliaweb.it/articolo/71136/sicilia/formazione-professionale-in-sicilia-clientele-sprechi-e-irregolarita-

http://www.canicattiweb.com/2012/02/02/sicilia-formazione-professionale-clientele-e-sprechi-investiti-oltre-400-milioni-di-euro/

http://www.qds.it/5304-formazione-mangiasoldi-i-numeri-degli-sprechi.htm

http://www.lavoce.info/i-tanti-problemi-della-formazione-professionale/

http://livesicilia.it/2013/02/22/sprechi-consulenze-assunzioni-ecco-il-rapporto-che-accusa-il-ciapi_267887/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/02/22/ciapi-la-fabbrica-degli-sprechi.html