Regioni - Andamento dei trasferimenti e della spesa corrente

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Andamento della spesa

Analizzando i dati Istat di contabilità pubblica a partire dal 1995, quindi tempo prima del processo di devoluzione di materie e competenze agli enti locali, è possibile rilevare il cambiamento strutturale nell’allocazione della spesa e del carico fiscale fra Amministrazioni Centrali ed Enti Locali. Il primo grafico riportato sotto mostra l’andamento della spesa reale, deflazionata per il deflatore dei consumi della pubblica amministrazione, per i vari livelli di governo. Si nota come l’amministrazione centrale e i comuni continuino a spendere le stesse risorse da quasi venti anni.

Grafico 1. Spesa Reale per i vari livelli delle Pubbliche Amministrazioni, 1995 = 100

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La spesa delle Regioni è aumentata in modo costante a partire dal 2000, a un tasso vicino al 2% reale annuo. Si nota inoltre come la dinamica di spesa degli enti di previdenza abbia iniziato a impennarsi dal 2006 in avanti, risultando il capitolo di spesa col più alto tasso di crescita.


Regioni a confronto

Complessivamente la spesa corrente delle Regioni è passata da 107.658 milioni nel 2001 a 152.970 milioni nel 2013.

Gran parte delle spese regionali è destinata a personale e servizi: la spesa media italiana pro capite per il personale è di 86,4 euro e per i servizi è di 103,4 euro (media decisamente innalzata dalle spese delle Regioni a statuto speciale).

Risultano infatti più alte della media le spese della Sicilia per il personale (quasi 200 euro ad amministrato) e quelle delle Autonomie del Nord (Valle d’Aosta, Prov. di Trento e Prov. di Bolzano) che però svolgono anche funzioni statali, con meccanismi finanziati quasi totalmente dalle tasse riscosse sul territorio.


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Andamento dei trasferimenti

Se si considera l’andamento dei trasferimenti in percentuale del totale delle entrate per gli enti periferici dal 2000, ossia da quando venne avviato un forte decentramento, si nota come il grado di autonomia finanziaria è andato aumentando in modo considerevole per i Comuni, mentre le Regioni hanno conservato una quota di trasferimenti dal centro sostanzialmente costante.

Grafico 2. Trasferimenti centrali in % del totale delle entrate per i vari livelli delle Pubbliche Amministrazioni, 1999-2014

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I cambiamenti nell’allocazione della spesa hanno comportato un significativo aumento della pressione fiscale locale. Il terzo grafico mostra l’andamento delle entrate tributarie proprie e delle compartecipazioni a tributi nazionali, molti dei quali sotto la forma di aliquote maggiorate sotto la responsabilità delle amministrazioni locali.

Si nota come la fase iniziale del processo sia stata accompagnata da un aumento considerevole dei tributi, soprattutto regionali. Nel 2008 la somma totale dei tributi propri nei vari livelli di governo era superiore ai 100 miliardi di euro. L’andamento dal 2008 è stato sfavorevole alle Regioni, i cui tributi propri, più sbilanciati verso basi imponibili pro-cicliche, sotto gli effetti della crisi globale che avanzava, hanno registrato una flessione media annuale del 2%, mentre i Comuni, grazie soprattutto all’attribuzione della IMU entrata in vigore col primo governo Monti, hanno saputo fare fronte alle loro spese grazie a un aumento considerevole delle entrate tributarie.

Grafico 3. Andamento dei tributi propri per i vari livelli delle Amministrazioni Pubbliche, 1999-2014

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La decentralizzazione della spesa, unito al problema di spese crescenti nel campo previdenziale, non è stato accompagnato da un chiaro coordinamento sulle politiche di spesa. Ciò ha comportato ricorrenti, in particolare in occasione delle legge finanziarie annuali, riversamenti di responsabilità fra diversi livelli di governo e polemiche spesso finalizzate solo a aumentare il potere negoziale delle parti che – di volta in volta – si oppongono ai tagli di spesa. Nel caso della Legge di Stabilità 2016 si è trattato delle Regioni.


Spese fuori controllo: in arrivo il decreto "Salva Regioni"

I tagli dei trasferimenti regionali previsti dalla Legge di Stabilità 2016 hanno provocato lo scontro tra governo e Regioni. Diversi presidenti regionali hanno espresso animatamente la propria contrarietà verso il provvedimento di revisione di spesa rivolto alle Regioni, rappresentate complessivamente dalla presa di posizione del Presidente dimissionario [1]della Conferenza delle Regioni e delle province Autonome Sergio Chiamparino.

La discussione tra le parti ha portato ad un accordo, quindi a un decreto noto come "Salva-Regioni".

La Legge di Stabilità, infatti, non impone tagli di spesa alle Regioni ma prevede una riduzione degli aumenti tendenziali di spesa, che avrebbero compromesso una situazione che prosegue da molto tempo e che ha origini e responsabilità interne alle stesse Regioni.

La spesa regionale, come detto, è aumentata di circa 50 miliardi in 10 anni arrivando fino a 153 miliardi. Il decreto «salva-Regioni», non offrirebbe nuovi soldi cash, ma permetterebbe di ripianare in 30 anni i disavanzi (9 miliardi di euro secondo stime non ufficializzate) creati dalla gestione dei fondi sblocca-debiti, anticipati dal governo per consentire alle Regioni di pagare le fatture arretrate, ma dirottati in molti casi ad aumentare gli spazi di spesa corrente, tramite escamotage risultati irregolari (La Corte costituzionale ha giudicato illegittimi i bilanci 2013 del Piemonte, ravvisando la possibilità che analoghe irregolarità avrebbero riguardato anche altre Regioni [2]).

La discussione che dovrebbe portare all'accordo tra Governo e Regioni è concentrata sul fondo sanitario, che assorbe infatti i tre quarti delle uscite regionali, e ad essere in discussione è la dinamica degli aumenti: il finanziamento della sanità dovrebbe crescere di circa un miliardo rispetto al 2015 - ma con una riduzione di due miliardi rispetto a quanto il governo si era impegnato a dare alle Regioni in precedenza. Se da un lato la Legge riduce le risorse, o meglio, l'aumento di risorse, dall'altro introduce un sistema che potrebbe portare ad un risparmio di risorse. Specificatamente, la proposta di legge prevede che le regioni identifichino le aziende (nel 2016 quelle ospedaliere, nel 2017 quelle di base) in difficoltà economica e organizzativa rispetto a parametri definiti a livello centrale, e che rispetto a queste si definiscano “piani di rientro” aziendali, che in alcuni casi possono anche comportare la chiusura delle aziende inefficienti. Implicitamente, un intervento sostitutivo dello Stato è previsto per le regioni che si mostrassero inadempienti [3].


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Da Nord a Sud : l'indebitamento delle Regioni

Da Nord a Sud è l'indebitamento l'indicatore che più di ogni altro misura la criticità della situazione finanziaria delle Regioni e i debiti sono stati accumulati in molte Regioni proprio a seguito dei trasferimenti "fuori misura": in molti casi le Regioni hanno incassato dal governo una quantità di fondi superiore a quella che i bilanci potevano sostenere in termini di competenza. La parte eccedente produce un indebitamento,

Fra le più indebitate c'è il Piemonte, dove il Presidente Sergio Chiamparino deve gestire un disavanzo da 5,8 miliardi creato dalle bocciature costituzionali dei bilanci 2013, chiusi dall'amministrazione precedente (Lega Nord), e dall'emergere di debiti extra nati ancora prima, ai tempi della vecchia giunta ancora precedente (centrosinistra).

Nel Lazio l'ammontare dei debiti accumulati con i fornitori era tale che alla Regione sono arrivati 8,7 dei 20,1 miliardi distribuiti in tutta Italia dal Ministero dell'Economia e anche in questo caso la gestione delle prime tranche ha sollevato obiezioni da parte dei magistrati contabili.

Al Sud in Sicilia il debito ha raggiunto quota 7,5 miliardi [ http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/03/regione-sicilia-corte-dei-conti-ombre-sul-bilancio-debiti-per-79-miliardi/1840671/ ], e anche i bilanci della Campania presentano diverse criticità: la spesa per l'acquisto di beni e servizi nel 2013 (dati Istat) è stata di 133,5 euro ad abitante, cioè il 62% in più della media delle Regioni ordinarie, e anche nelle spese del personale la regione campagna primeggia fra le grandi Regioni. Debiti: Per i debiti non sanitari nelle casse di Palazzo Santa Lucia sono arrivati prima 516 milioni e poi altri 241 milioni a fronte di un totale di fondi assegnati pari a un miliardo e 614 milioni nel 2015.

La giunta Caldoro ha deciso di non contrattualizzare 695 milioni per evitare di ritrovarsi nella condizione del Piemonte perché altrimenti sarebbe dovuta andare oltre i tetti assegnati dallo Stato al bilancio dell'ente, sforando il patto di stabilità, o avrebbe dovuto ridurre la spesa corrente. La decisione, se da un lato ha evitato complicazioni alla Regione, dall'altro ha penalizzato quelle aziende che sono ancora in attesa dei pagamenti per vecchie fatture. Questo è avvenuto perché, come sostenuto da molti, la legge non ha tenuto conto di tutti gli aspetti contabili. Da qui la necessità di studiare una norma specifica che consenta di risolvere la confusione contabile che complica la gestione delle risorse e delle responsabilità [4].


Contabilizzazione dei debiti: l'accordo Governo-Regioni

Il consiglio dei ministri ha approvato "una norma che consente di chiarire la contabilità delle Regioni, un tema sollevato da Corte dei Conti, in particolare per la contabilizzazione dei debiti passati", ha annunciato il sottosegretario Claudio De Vincenti a seguito del Consiglio dei Ministri riunitosi il 6 novembre 2015 [5].

L'accordo tra governo e Regioni sui tagli della Legge di Stabilità 2016 segue dallo scioglimento di alcuni nodi principali.

Relativamente ai 4,2 miliardi di tagli (agli aumenti di spesa) è previsto poco spazio di manovra: due dei quattro miliardi vanno ad incidere sul fondo della sanità, mentre il resto è diretto ad altri settori della pubblica amministrazione locale.

A fronte di questi tagli però, il governo è riuscito a trovare, provvisoriamente, un miliardo di nuove coperture, che costituiscono l'avvicinamento per un punto di incontro nelle trattative ma non soluzione definitiva.

Resta invece in sospeso un ultimo nodo: come trovare l'altro miliardo di euro dei due destinati al fondo per la Sanità. A fronte di questo problema però, da più parti si è registrata con favore l’apertura del governo, che dovrebbe concretizzarsi nell'atteso decreto.

L'ottimismo sull'esito positivo delle trattative non è stato condiviso da alcuni governatori del Nord, che hanno invece sottolineato l’inconsistenza delle promesse fatte dal governo. I presidenti di Lombardia e Veneto, Roberto Maroni e Luca Zaia, hanno preso posizione contro la linearità dei tagli che colpirebbero alla stessa maniera tutti, senza tenere conto dei casi virtuosi, rappresentati proprio dalle Regioni da loro presiedute.


Fonti

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/11/04/regioni-maxi-spesa-da-153-miliardi-di-euro-lanno/

http://stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/1493-la-spesa-pubblica-degli-enti-locali-un-po-di-chiarezza

http://www.corriere.it/economia/15_agosto_23/regioni-consulta-boccia-conti-47fc871a-4962-11e5-b566-99560c716b18.shtml

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/11/03/chiamparino-avanzare-esigenze-non-e-eversivo-_a1046f4e-556f-4747-ae87-fddc85c29a18.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/02/legge-stabilita-dubbi-dei-tecnici-da-tagli-sanita-eliminazione-tasi-e-imu-agricola/2180695/

http://www.corriere.it/politica/15_ottobre_22/chiamparino-dimissioni-conferenza-regioni-a30d9fa0-78b4-11e5-95d8-a1e2a86e0e17.shtml

http://www.ilmattino.it/NAPOLI/POLITICA/regione_campania_spunta_un_nuovo_buco_a_rischio_600_milioni_della_sanit_amp_agrave/notizie/1531652.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-11-04/spesa-corrente-fuori-controllo-macigno-153-miliardi-l-anno-160911.shtml?uuid=ACIixQTB&p=2

http://www.panorama.it/economia/decreto-regioni-i-tre-nodi-da-sciogliere/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/03/regione-sicilia-corte-dei-conti-ombre-sul-bilancio-debiti-per-79-miliardi/1840671/

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-11-04/la-mediazione-politica-vero-costo-tagliare-072958.shtml?uuid=ACR9g9SB&refresh_ce=1

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-11-06/al-via-cdm--decreto-salva-regioni-e-attuazione-bail-in--103150.shtml?uuid=ACsJyeUB