SISTRI

Da WikiSpesa.
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Circa 400 milioni di euro sono stati spesi negli ultimi anni per il SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti di cui si parla dal 2007 come soluzione all’attività delle ecomafie, ma non ancora operativo.

Storia

Nel 2009 il Ministero dell’Ambiente diede inizio, con il SISTRI, all’informatizzazione della gestione dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani nella Regione Campania. L’obiettivo era quello di digitalizzare una serie di adempimenti burocratici precedentemente svolti in formato cartaceo attraverso due strumenti elettronici: un dispositivo istallato a bordo dei veicoli adibiti al trasporto dei rifiuti che ne tracciasse i movimenti e un software per registrare la documentazione di accompagnamento. Si stima che 400 mila soggetti siano stati obbligati in qualche misura ad adeguarsi al sistema SISTRI e a pagare il contributo annuale previsto: tutte le imprese coinvolte nella produzione, ma anche nel trasporto, recupero e lo smaltimento, di rifiuti industriali, nonché comuni ed enti che gestivano i rifiuti urbani in Campania. Per ben otto volte l’entrata in funzione del sistema, inizialmente prevista per il luglio 2010, è stata rinviata. Nel giugno 2011, ad esempio, tutto è stato bloccato per permettere un nuovo collaudo: un’impresa su tre aveva infatti denunciato problemi e i malfunzionamenti dei dispositivi elettronici.

Controversie

Come hanno denunciato alcune inchieste giornalistiche nel 2012, come quella di Repubblica [1] e di Report [2], il sistema SISTRI ha comportato un vantaggio economico milionario per il gruppo Finmeccanica. La creazione del sistema è stata infatti affidata ad una società controllata dal gruppo, la “Selex service management” senza alcuna procedura di appalto. Ciò è stato possibile grazie al “segreto amministrativo”, posto dal governo il 5 settembre 2008, sul progetto in questione. Motivo del segreto era la “avanzatissima tecnologia militare” che Finmeccanica avrebbe applicato al sistema e che doveva quindi restare ignota alle organizzazioni mafiose attive nel ciclo dei rifiuti. I costi delle strumentazioni fornite dalla Selex sono risultati, ex post, completamente fuori mercato. 240 mila “black box” per registrare i movimenti dei camion sono state pagate 500 euro l’una; eppure la società che le produce, la "Viacom", le propone normalmente in affitto alle pubbliche amministrazioni o ai privati per 35 euro l'anno o le vende a 75 euro (secondo il suo sito). Allo stesso modo, 640 mila pennette USB (da 4 GB) per archiviare i dati sono costate 75 euro l’uno, mentre sul mercato si pagano circa 4 euro. Oltre ai prezzi “gonfiati” l’accordo economico erano estremamente vantaggioso per la Selex. In cambio della fornitura delle due apparecchiature elettriche di cui sopra e della realizzazione e manutenzione del sistema per cinque anni (fino a dicembre 2014), l’accordo col governo prevedeva un versamento di 28 milioni di euro l’anno dal Ministero dell’Ambiente nonché un bonus, stimato tra i 65 e i 70 milioni di euro, legato al contributo che ogni utente del SISTRI deve versare quando, ritirando i due dispositivi elettronici, diventa parte del sistema.

L’inchiesta

Nell’aprile 2013 sono state arrestate 22 persone (tre sono in carcere tra i quali l’ex ad della Selex, Sabatino Stornelli) indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata all'emissione e all'utilizzazione di fatture false, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento e occultamento di scritture contabili [3]. Sono stati anche sequestrati in misura cautelare 10,2 milioni di beni - dei quali 7 alla Selex.

Sviluppi

Il Decreto Ministeriale del 20 marzo 2013 ha fissato le tempistiche per l’ennesimo tentativo di mettere in funzione il SISTRI: entro il primo ottobre 2013 i produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi con più di dieci dipendenti, gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti speciali pericolosi, devono procedere all’iscrizione e al pagamento del contributi, nonché adeguarsi a tutti gli adempimenti prescritti per il monitoraggio telematico dei rifiuti che gestiscono. Questo termine è prorogato al 3 marzo 2014 per i produttori di rifiuti speciali non pericolosi nonché per i consorzi di recupero e riciclaggio. [4] Resta il dubbio che il SISTRI, per come è modellato oggi, preveda degli adempimenti troppo onerosi per le imprese coinvolte. Il 23 maggio 2013 il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha dichiarato che il SISTRI, "è un caso emblematico di ingiustificato aggravio per gli operatori". Per questo motivo "il nostro sistema di tracciabilità va semplificato, a partire proprio dal perimetro di applicazione, per far sì che non rappresenti un ostacolo ingiustificato all'attività imprenditoriale"[5].