Spesa pubblica locale : spese in eccesso

Da WikiSpesa.
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Spese in eccesso per 74,1 miliardi

L’ufficio studi di Confcommercio ha diffuso una ricerca [1] basata sui dati Istat secondo la classificazione funzionale della spesa pubblica che stima in 176,4 miliardi la spesa per i servizi pubblici locali.

Di tale somma 74,1 risultano in eccesso rispetto a quanto sarebbe necessario per garantire ai cittadini esattamente lo stesso livello di prestazioni a cui hanno accesso i residenti in Lombardia, che costituisce il benchmark per la maggiore efficienza.


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Rispetto a una spesa complessiva di 176, 4 miliardi, per ottenere gli attuali beni e servizi pubblici è ipotizzabile risparmio di 74,1 miliardi e, anche reinvestendo 51,2 miliardi - sostiene Confcommercio - si potrebbe comunque ottenere un risparmio di 23 miliardi, secondo un calcolo su dati relativi al 2012.

La spesa pubblica locale pro capite in Italia è di 2.963 euro. Una media di 2,993 pro capite per il Centro-Nord e 2.906 per il Centro-Sud.

Mediamente, nel Sud si potrebbero risparmiare 1.859 euro per cittadino per ottenere la stessa quantità e qualità di servizi pubblici attuali, se solo i costi applicati fossero gli stessi della Lombardia.


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Spese regionali

Togliendo, per ogni funzione, alla spesa per consumi finali di tutta la pubblica amministrazione quanto gestito dalle Amministrazioni centrali e dagli Enti di previdenza, si ottiene la spesa pubblica regionale (o locale, cioè riferita a tutti gli Enti locali, Regione inclusa, residenti nella regione medesima).

Rapportando la spesa alla popolazione si ottiene quanto sintetizzato nella figura C: rispetto a una spesa media di 2.963 euro, la Puglia presenta la minore spesa pro capite in assoluto, seguita dalla Lombardia (quest’ultima viene considerata il benchmark per il calcolo degli sprechi, perché presenta livelli di servizio superiori a tutte le altre regioni).

La spesa massima è registrata in Val d’Aosta (6.943 euro) più che doppia rispetto alla media.

L’eterogeneità nei livelli regionali pro capite è piuttosto elevata e ciò che emerge con maggiore evidenza è l'incidenza dello statuto speciale: le regioni che hanno questo status spendono più delle altre, mediamente 3.814 euro, cioè il 28,7% sopra la media nazionale e il 36% in più rispetto alle regioni a statuto ordinario (2.812 euro).

Un argomento avanzato in modo ricorrente a difesa della maggiore spesa sostenuta dalle Regioni a statuto speciale riguarda le maggiori competenze e responsabilità che queste regioni sosterrebbero rispetto a quelle a statuto ordinario. Tuttavia viene messo in discussione che tali ulteriori competenze possano implicare una spesa media per abitante del 36% in eccesso rispetto alle altre Regioni.

Un altro fattore rilevante è la dimensione delle Regioni, nella metrica della popolazione residente. Le tre Regioni più piccole a statuto ordinario, Umbria, Molise e Basilicata, presentano una spesa media (3.137 euro) del 5,8% superiore alla media, mentre la spesa media pro capite nelle regioni “grandi” (oltre 5 milioni di abitanti nel 2012) è inferiore di circa il 9% rispetto alla media di tutte le altre regioni, di 2.779 contro 3.061 euro ( occorre considerare che in questa comparazione si mescolano effetti di scala con quelli relativi alla tipologia dello statuto). Ciò che emerge è che la spesa locale è in qualche misura soggetta a economie di scala: maggiore è la popolazione servita, minore è il costo pro capite.


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Secondo il Rapporto Confcommercio su dati Istat (2014) le spese regionali in eccesso ammontano a quasi 14 miliardi di euro, ciononostante i servizi di cui fruiscono i siciliani sono inferiori del 60% a quelli dei lombardi (lo studio assume che la Lombardia presenti spese in eccesso nulle per considerarla come benchmark).

Secondo le stime presentate nel rapporto il surplus dell’apparato pubblico siciliano costa 13,8 miliardi di euro, il peggior risultato in Italia, prima del Lazio (con 11,1 miliardi di spese in eccesso) e della Campania (10,7 miliardi). È in queste tre regioni che si concentra il 43,3% delle inefficienze delle spese regionali.

Secondo il Rapporto se tutte le Regioni iniziassero a ridurre le spese-spreco sarebbe possibile risparmiare ogni anno almeno 82 miliardi e 300 milioni di euro. Per raggiungere questo obiettivo – sottolinea Confcommercio – “basterebbe applicare a ognuna delle 20 regioni italiane i parametri di spesa adottati in Lombardia, regione più 'virtuosa' dello Stivale”.


Codacons

A sostegno dell’analisi di Confcommercio è intervenuto il Codacons. Secondo l'associazione a tutela dei consumatori lo studio certifica come la spending review in Italia sia stata «un totale fallimento». «Ci chiediamo che fine abbiano fatto i tanti rapporti sulla spending review redatti negli ultimi anni», ha commentato il presidente Carlo Rienzi, convinto che «si trattava di annunci promozionali senza seguito». Così i cittadini, conclude, sono «costretti a subire una tassazione iniqua e crescente allo scopo di finanziare non servizi efficienti, ma gli immensi sprechi della Pa.


La replica di Gutgeld

Il commissario alla spending review (governo Renzi), Yoram Gutgeld, ha replicato facendo notare che la spesa per il funzionamento della macchina statale, in Italia, ammonta a 350 miliardi di euro (a fronte dei 650 miliardi di quella francese) ed «è, con quella spagnola, tra le più basse d’Europa». «Stiamo riducendo la spesa in modo piuttosto incisivo» e «continuiamo in un percorso di riduzione», con un «approccio pluriennale, che avrà impatto crescente nel tempo».

Gutgeld ha inoltre ricordato che nel 2015 «la nostra spesa per gli stipendi e la Pa è 4-5 miliardi più bassa, un risultato che nessun altro ha raggiunto in Europa». Il commissario ha poi assicurato che «questo percorso verrà portato avanti con un approccio un po’ diverso: non con tagli lineari, ma attraverso un intervento pluriennale che renda la nostra spesa più efficiente».

Gutgeld ha infine ricordato l'avvio del «processo di concentrazione delle centrali di acquisto: dal primo gennaio 2016 gli acquisti passeranno attraverso 30 soggetti contro le decine di migliaia di stazioni appaltanti di oggi, questo è un cambiamento enorme».

Effettivamente gli sprechi derivanti dalla situazione attuale sono rilevanti, come documenta una voce registrata su WikiSpesa [2] .

Crescita della spesa pubblica e spending review

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Tra il 2012 e il 2014 le uscite complessive delle Amministrazioni pubbliche sono risultate in crescita di poco più di 6 miliardi di euro, rispetto ad un incremento assoluto del Pil di poco superiore al miliardo, portandosi, in termini di incidenza sul prodotto, dal 50,8% al 51,1%. Le uscite correnti, infatti, hanno evidenziato aumenti per oltre 12 miliardi di euro, soprattutto per il continuo espandersi della componente delle prestazioni sociali in denaro.

Una lieve inversione di tendenza deriva invece dalla spesa per consumi finali (costituita da salari e stipendi dei dipendenti pubblici, consulenze, acquisti dell'Amministrazione pubblica per il funzionamento delle Amministrazioni deputate ad erogare servizi, medicinali e assistenza medica offerti ai cittadini a titolo parzialmente o totalmente gratuito etc.) ridottasi di quasi 1,4 miliardi tra 2012 e 2014, con una impercettibile limatura di quota di un decimo di punto in rapporto al Pil (dal 19,6% al 19,5%).

La spesa per consumi finali è stata contenuta dalla componente del costo del lavoro del pubblico impiego, vale a dire il monte redditi da lavoro dipendente, ridimensionatosi tra il 2012 e il 2014 di quasi 2,3 miliardi di euro, sia per i diversi provvedimenti di blocco delle retribuzioni nei rinnovi contrattuali, sia per le dinamiche regressive dell’occupazione, misurata dalle unità di lavoro standard impiegate nelle diverse Amministrazioni pubbliche.


Spesa per il personale

Nel 2014 rispetto al 2012 si contano 57mila dipendenti pubblici in meno (misurati a tempo pieno equivalente). La flessione è generalizzata poiché ha coinvolto tutti i diversi livelli di amministrazione, in particolare quello di Regioni, Province e Comuni, dove la riduzione di pianta organica è risultata pari a 28mila unità. Di fatto, la parte prevalente del contenimento della spesa è derivato da due componenti che riflettono assai meno di altre la discrezionalità del policy maker nell’operare i tagli.

Da un lato, infatti, è proseguito il trend di contrazione della spesa in conto capitale, dove prevalgono per oltre il 60% le spese per investimenti direttamente effettuati dalle Amministrazioni e per quasi il 40% i contributi a sostegno degli investimenti dei privati e altri trasferimenti (-5,8 miliardi di euro rispetto al 2012, una flessione che ha riportato il volume di investimenti pubblici sui livelli del 2001, passando nel triennio dal 4,0% al 3,6% del Pil).

Dall'altro, è stata la spesa per interessi sul debito ad evidenziare una flessione tra il 2012 ed il 2014 di quasi 9 miliardi di euro, come conseguenza del miglioramento della situazione sui mercati finanziari e il graduale riassorbimento delle tensioni sugli spread tra titoli decennali.


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Violazione legge 243 e art.81 della Costituzione

Il risparmio ottenibile dalla riduzione delle spese in eccesso permetterebbe di evitare casi come quello verificatosi in Piemonte dove, come rilevato da una sentenza della Corte Costituzionale [3], le risorse erogate dallo Stato al fine esclusivo di pagare i debiti scaduti con i fornitori sono stati dirottati per finanziare il pregresso disavanzo di amministrazione e di alcune nuove spese in materia sanitaria.

Il Piemonte non è l'unica Regione a violare la legge 243, che disciplina l’applicazione dell’art.81 della Costituzione, che prevede l’ “equilibrio” fra entrate e uscite, inoltre la scelta della Regione è in contrasto con la riforma del titolo V. I finanziamenti in questione sono infatti stati considerati alla stregua di mutui: cioè strumenti di cibato.

Prima ancora che lo Stato centrale si auto-vincolasse all’ “equilibrio” fra entrate e uscite, le Regioni erano già vincolate nella possibilità di indebitarsi: dalla riforma del 2001 in avanti, esse possono contrarre debiti soltanto per realizzare investimenti, e non già per spese di competenza, in particolare quella corrente. [4]


Spesa pubblica a crescita economica

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Il diagramma a dispersione evidenza una inequivocabile correlazione negativa, per la quale nel medio/lungo termine quanto maggiori risultano le variazioni della spesa pubblica corrente, tanto minore o in alcuni casi negativo, appare il ritmo di crescita del Pil reale pro capite.

Gli incrementi di spesa pubblica, nel caso italiano rappresentato dal grafico, risultano sfavorevoli alla crescita.

In una logica di maggiore efficienza e stabilità, le uscite del bilancio pubblico dovrebbero trovare idonea copertura finanziaria. Quando lo Stato decide di spendere in disavanzo accedendo al mercato dei fondi per domandare provvista finanziaria in cambio di obbligazioni, inevitabilmente altera infatti il tasso di interesse di mercato generando effetti di crowding out sulla spesa per investimenti e determinando un impatto negativo sulla crescita.

Anche quando lo Stato decide di mantenere inalterati i saldi di finanza pubblica, agisce negativamente sulla crescita, perché il reperimento delle risorse avviene attraverso incrementi del prelievo fiscale, penalizzando i fattori della produzione e il Pil potenziale.

Nel medio-lungo periodo, dunque, come mostra anche grafico che segue, il mantenimento di una incidenza crescente nel tempo del livello di spesa pubblica in rapporto al Pil genera effetti distorsivi nel processo di sviluppo di un sistema economico.


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Fonti

http://www.confcommercio.it/documents/10180/5165460/Sintesi+rapporto.pdf/aa5fc507-18ef-435d-8e0c-9ade21e2801d

http://www.corriere.it/economia/15_luglio_22/spesa-pubblica-l-eterno-mistero-sprechi-spending-review-bb73bfe8-307a-11e5-8ebc-a14255a4c77f.shtml?refresh_ce-cp

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/spesa-pubblica-locale-23-miliardi-di-sprechi-eliminabili-senza-tagli-a-servizi/1896314/

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-07-22/confcommercio-23-miliardi-sprechi-spesa-pubblica-locale-105806.shtml?uuid=ACU2FXV

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/31/spending-review-pubblicati-dopo-12-mesi-i-rapporti-dellex-commissario-cottarelli/1555784/

http://www.qds.it/15562-sprechi-regionali-sicilia-al-primo-posto.htm

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/15/spending-review-commissario-finto-tagli-veri/1506062/

http://www.corriere.it/economia/15_agosto_29/netanyahu-italiani-pagate-troppe-tasse-grafico-retro-menu-0024a192-4e0e-11e5-a97c-e6365b575f76.shtml

http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=30097&dpath=document&dfile=28072015130030.pdf&content=Corte+Costituzionale,+Sentenza+n.+181/2015,+in+tema+di+Bilancio+e+contabilit%C3%A0+pubblica,+assestamento+al+bilancio+di+previsione+per+l%27anno+finanziario+2013+e+al+bilancio+pluriennale+per+gli+anni+2013/2015+-+stato+-+documentazione+-+