Spesa sanitaria regionale

Da WikiSpesa.
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Il 75% della spesa regionale è costituita da quella sanitaria, un livello enorme che le regioni fanno fatica a sostenere, come rivelano i disavanzi [1][2].

È proprio nelle regioni con i più elevati disavanzi di gestione che si concentrano scarsa qualità e inappropriatezza dei servizi erogati, sintomi della presenza di sprechi cui si fa fronte ricorrendo alle tasche dei cittadini: il 77% delle misure anti-deficit è infatti rappresentata dall’incremento fiscale. Eppure, come detto, le elevate spese non trovano controparte in un’alta qualità dei servizi. Nel 2010 sei regioni non hanno rispettato i livelli essenziali di assistenza (LEA): Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Due, Abruzzo e Liguria, risultano adempienti ma con impegno su alcuni indicatori.

A causa della scarsa qualità del servizio percepita, molti pazienti decidono di farsi curare in altre regioni rispetto a quella di residenza (fenomeno della mobilità sanitaria interregionale), oppure ricorrono al privato (come dimostra l’aumento dell’incidenza sul reddito della spesa sanitaria “out of pocket” delle famiglie): soprattutto per coloro che si trovano a vivere in particolari aree del Paese, il sistema sanitario si rivela particolarmente oneroso, in quanto i cittadini sono costretti a continuare a finanziare un servizio sebbene poi non ne usufruiscano. Quello che ricevono è infatti un servizio di scarsa qualità: il denaro dei contribuenti viene in realtà sprecato per fini diversi dal cosiddetto interesse pubblico [3].