Tangenziale sud-ovest - Asti

Da WikiSpesa.
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L’idea di dare ad Asti una tangenziale a sud-ovest della città veniva discussa già dal 1974. A distanza di più di 35 anni la tangenziale Sud-Ovest è ancora oggetto di scontro nei consigli comunali, provinciali e nella comunità. In tutti questi anni, infatti, il progetto è diventato via via più complesso e la sua realizzazione più onerosa.

Il progetto

In primo luogo, il confine della città non ha smesso di espandersi e con essa anche il percorso che dovrebbe essere coperto da una strada che, come dice la parola stessa, “percorre la tangente” del perimetro urbano. Nel 1994, poi, il fiume Tanaro diede prova della sua imprevedibile forza: davanti a quella distruzione, si decise che qualsiasi progetto di tangenziale dovesse correre su viadotto, onde evitare di essere sommersa durante una futura alluvione. Di fronte ad un progetto sempre più caro, il dibattito sulla tangenziale venne per alcuni anni accantonato.

Qualche anno dopo arrivò però una novità: l’autostrada A33 Asti-Cuneo. L'allora Presidente della provincia di Asti Roberto Marmo colse l’occasione per proporre di far realizzare la TSO dall’Anas, la società per azioni di proprietà pubblica, come collegamento tra l’autostrada AT-CN e l’autostrada TO-PC, al casello Asti-Ovest [1]. Il progetto dell'infrastruttura nella sua lunghezza complessiva di circa m 5.329 è caratterizzato da tre opere di particolare costo: viadotto sul torrente Borbore L = ~ m 120, galleria S. Pietro L = ~ m 1.455, viadotto sul fiume Tanaro L = ~ m 1.340 [2].

Un costo da record

Il primo progetto aveva un costo pari a 375 milioni di euro, più di 60 milioni di euro al chilometro. Come ha osservato Sergio Rizzo del Corriere della Sera:

La breve tangenziale corre su un lungo viadotto e poi sotto terra: immaginate i denari che servono. Ma se non è la strada più cara del mondo, poco ci manca. Per capire: la Variante di Valico, che si sviluppa quasi tutta in galleria, vale 52 milioni al chilometro. Ed è probabilmente il più costoso tratto di strada mai realizzato in Italia, dove per costruire un chilometro di autostrada si spendono mediamente 32 milioni, contro i 14,6 milioni della Spagna [3].

Sviluppi

Tra il 2002 e il 2004 il progetto è stato ridimensionato, fino a prevedere che gran parte della tangenziale sia ad una sola corsia per senso di marcia. Nel febbraio 2013, il progetto ha subito una battuta d’arresto: l’iter di valutazione del progetto è stato interrotto e come ha sostenuto il sindaco Fabrizio Brignolo: “La decisione di fermare l’iter del progetto non lascia né vincitori né vinti, ma va nella direzione concreta di cercare le migliori soluzioni possibili, con il contributo di tutti: si apre quindi una fare in cui non si prospetterà una contrapposizione politica, ma un attento confronto costruttivo incentrato sugli aspetti tecnici” [4]. Lo stesso sindaco ha però evidenziato come Asti perderebbe 160 milioni di euro di lavoro e indotto.

Sergio Rizzo aveva osservato alcuni aspetti critici dell’operazione:

Per esempio, la circostanza che la società Autostrada Asti-Cuneo del gruppo Gavio, concessionaria della tangenziale, sia partecipata al 35% dall'Anas, cioè dal concedente. Per esempio, che il progetto sia stato affidato a un'altra società del medesimo gruppo Gavio, la Sina spa, di cui è amministratore delegato Agostino Spoglianti, contemporaneamente pure presidente della Asti-Cuneo... [5]

Approfondimenti

Corriere della Sera - La strada da 62 milioni al km contestata per salvare i rospi