Teatro Popolare di Sciacca, Agrigento

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Il progetto

Il Teatro popolare di Sciacca, noto anche come Teatro popolare Samonà, dal nome del suo progettista Giuseppe Samonà, è stato progettato nel 1973 e i lavori per la costruzione, coordinati dalla Regione Sicilia e affidati all'impresa Paralisti di Catania, iniziarono nel 1979.

Il progetto è avanzato con difficoltà e interruzioni fin dall'inizio sino al blocco definitivo dei lavori nel 1982.

Da quel momento il teatro è divenuto oggetto ricorrente del dibattito pubblico locale tra coloro che avrebbero voluto la ripresa dei lavori e tra chi ne avrebbe voluto l’abbattimento. Tra quest'ultimi, seppur non abitante locale, il regista Werner Herzog propose di farlo esplodere per rappresentare il Crepuscolo degli dei di Wagner tra le macerie, ma dovette rinunciare perché, disse, per abbattere la struttura sarebbe stata necessaria una quantità di esplosivo sufficiente a distruggere mezza città - media.

Nel 2006 sembrò che il progetto potesse essere finalmente ultimato quando vennero stanziati ulteriori 8 milioni di euro proprio per il completamento dell'opera. La struttura venne quasi terminata, ma emerse allora un nuovo problema: il finanziamento dell'attività del teatro una volta completato.


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La Regione si è dichiarata pronta ad investire altre risorse (circa 350 mila euro la disponibilità di cassa) per indire la gara d'appalto per l’acquisto delle poltroncine e finanziare gli accorgimenti necessari per completare la struttura, ma al 2014 non vi è un progetto per renderla attiva e finanziarne l'attività.

Il Comune ha fatto sapere di non potersi far carico del finanziamento e della gestione dell'attività per voce del sindaco Fabrizio Di Paola: “Abbiamo detto chiaramente di non poter sostenere nessun onere finanziario a carico dell'ente. Al massimo possiamo garantire la custodia della struttura (da non confondere con la ben più costosa sorveglianza) e sarà una spesa che comunque graverà sulle nostre casse, ma è un sacrificio che faremo volentieri se servisse ad aprire il teatro”.


La struttura

Parallelepipedo, cono e piramide, solidi puri contrapposti, compongono l'impianto formale del progetto. Il palcoscenico con i servizi per gli artisti e lo spettacolo si sviluppa nel parallelepipedo del corpo centrale al quale si uniscono il tronco di cono inclinato e la semipiramide, destinati rispettivamente alle sale da 980 e 230 spettatori. Il corpo del teatro è circondato dagli elementi funzionali (scale, pensiline, uscite) che, nell'idea dei progettisti, "agganciano" il teatro al tessuto urbano del territorio e ne arricchiscono la pura geometria.
Interamente realizzate in calcestruzzo a vista, le superfici del teatro sono state decorate in alcuni punti. Alberto Samonà con Giuseppe Bentivegna, artigiano di Sciacca, ha previsto le decorazioni in ferro raffiguranti l'occhio, l'orecchio e il bucranio collocate sui due lati corti del parallelepipedo rettangolare e sulla semipiramide.
A completamento della decorazione, al lato dell'ingresso della sala maggiore era prevista una stele denominata "unità delle arti" di marmo bianco lucido sulla quale è inciso il disegno delle "due mani che stringono" di Ben Shahn e dall'altro la pianta del teatro con la data di realizzazione, mai però completata.


Costi

Per la realizzazione dell'opera vennero spesi 30 miliardi di lire durante il periodo della Prima Repubblica. Ulteriori 8,5 milioni vennero stanziati dal Comune nel 2006 quando sembrò dopo molti anni che il progetto potesse essere finalmente completato. Così non fu e, seppur quasi ultimata, si aggiunse al completamento dell'opera il problema del reperimento di fondi per gestirla e garantirne la fruibilità al pubblico.

La Regione di poter destinare ulteriori 350 mila per indire la gara d'appalto per l’acquisto delle poltroncine e finanziare il completamento delle restanti parti, ma al 2014 non vi è un progetto per renderla attiva e finanziarne l'attività.

Secondo una stima dell’amministrazione comunale il teatro per divenire attivo avrebbe bisogno di fondi tra i 500 e i 900 mila euro l’anno, che però la stessa amministrazione ha dichiarato non poter coprire.


Il caso sul Wall Street Journal

Il caso dell'incompiuta è figurato sulla stampa internazionale in un articolo del Wall Street Journal che descriveva Sciacca come il comune europeo con la maggior concentrazione di opere incompiute, sia pubbliche sia private (sovvenzionate in gran parte con denaro pubblico). L'articolo del Wall Street Journal del 22 ottobre 2012 documentava il più ampio fenomeno degli sprechi delle regioni italiane le cui spese pesano per il 14% del Pil e che hanno contribuito a gonfiare, come ricorda la testata americana, il debito pubblico dell'Italia.


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Fonti

http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2013/08/12/foto/italia_incompiuta-1779445/12/ - media

http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2013/08/05/news/teatro-di-sciacca-spreco-infinito-1.57408

http://news.panorama.it/sciacca-sprechi-opere-pubbliche-incompiute

http://www.incompiutosiciliano.org/italia/sicilia/agrigento/teatro-popolare-samona

http://architetti.san.beniculturali.it/web/architetti/progetti/scheda-progetti?p_p_id=56_INSTANCE_hIz4&articleId=14360&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&groupId=10304&viewMode=normal

http://online.wsj.com/news/articles/SB10000872396390444734804578066830801183290?mg=reno64-wsj&url=http%3A%2F%2Fonline.wsj.com%2Farticle%2FSB10000872396390444734804578066830801183290.html