UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Da WikiSpesa.
Share/Save/Bookmark

Unarcop01.png


L'ente

L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali è stato istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, di recepimento della direttiva comunitaria n. 2000/43 CE ed opera nell’ambito del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L'UNAR, si apprende dal suo sito web oltre che dal decreto sopra citato, ha la funzione di garantire "in piena autonomia di giudizio e in condizioni di imparzialità, l’effettività del principio di parità di trattamento fra le persone, di vigilare sull’operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l’origine etnica analizzando il diverso impatto che le stesse hanno sul genere e il loro rapporto con le altre forme di razzismo di carattere culturale e religioso".

Una missione, per quanto ampiamente condivisa sul piano delle intenzioni, poco definita sul piano operativo, come emerso da alcuni casi divenuti noti per interventi da parte dell'Unar ritenuti inappropriati e non di sua competenza.

Il quadro normativo vigente di riferimento per l’UNAR è articolato secondo la regolamentazione stabilite da:

• Direttiva comunitaria n.2000/43 CE;

• Articolo 29 legge 1 Marzo 2002 n. 39;

• Decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215 del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 dicembre 2003.

Anche la Commissione Europea contro il Razzismo e le Intolleranze ha invitato il governo italiano a definire in modo più puntuale il campo d'azione dell'istituzione rendendola maggiormente dipendente [1].

Finanziamento e costi: mancanza di trasparenza

L'unica informazione finanziaria accessibile al pubblico riguardo l'ente è il testo dell'Articolo 8 del Decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215 che regolamenta la copertura finanziaria dell'ente garantendo lo stanziamento annuale di fondi pubblici:

Unar2.png

Il sito internet dell'ente contrariamente a quanto stabilito dalla legge (Dlgs n.33 del 14 marzo 2013) per le pubbliche amministrazioni non presenta la sezione aperta al pubblico "Amministrazione trasparente" omettendo l'accesso a dati relativi ai bilanci dell'ente, quindi ai costi.

Non sono pertanto rendicontate, almeno pubblicamente, le spese sostenute per le attività svolte dall'Unar.


Caso Meloni: la accusa di censura

Unarmeloni.png


Nel settembre 2015 l'Unar è al centro di polemiche a seguito di un'accusa di censura rivoltagli dalla deputata Giorgia Meloni.

L'antefatto della vicenda risale a un post pubblicato su Facebook il 29 giugno dalla deputata in cui scriveva: “In tutto il mondo molti musulmani interpretano in modo violento la loro religione, e questa visione è condivisa anche da molti che vivono in occidente. Questa la cruda realtà dei fatti. Cosa possiamo fare?”. Il post veniva pubblicato all’indomani degli attentati terroritsici che hanno colpito Tunisia, Francia, Somalia e Kuwait. “Intanto evitiamo di importare in Italia un problema che oggi non abbiamo: basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione da paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti”.

Nessuna particolare polemica seguì all'intervento di Giorgia Meloni, che ha del resto espresso una posizione in linea con altre analoghe assunte in precedenza e in generale con l'orientamento politico del movimento che rappresenta.

A distanza di due mesi, 2 settembre, Giorgia Meloni dichiara di aver ricevuto dall’Unar una lettera nella quale si legge che qualcuno ha segnalato quell’intervento, ripreso dal sito Stranieriinitalia.it. [2] che è stato ritenuto dall'ente degno di richiamo: “Questo ufficio – si legge nel documento firmato dal direttore Marco De Giorgi– pur nell’intangibilità del principio di libera manifestazione del pensiero, garantito dalla Costituzione italiana, e condividendo la preoccupazione relativa alla gestione di un fenomeno così complesso come quello migratorio, ritiene che una comunicazione basata su generalizzazioni e stereotipi non favorisca un sollecito e adeguato processo di integrazione e coesione sociale”.


Unarmeloni2.png


Il documento, pur facendo riferimento alla libertà di espressione come valore condiviso, si chiude con un invito colto da Giorgia Meloni come un tentativo di censura: “Si coglie l’occasione per chiedere di volere considerare per il futuro, l’opportunità di trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”.

Meloni si è allora imbavagliata di fronte a palazzo Chigi lanciando l’hashtag #bavagliodistato, raccogliendo “manifestazioni di solidarietà” da diversi rappresentanti del centrodestra e divenendo oggetto di un’interrogazione parlamentare firmata Nuovo centrodestra.

Meloni ha inoltre spedito una lettera al primo ministro Matteo Renzi, alla Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quest'ultimo, secondo quanto ha dichiarato la stessa parlamentare, avrebbe definito un’anomalia l’intervento dell’Unar: “Il presidente – ha detto al termine dell’incontro con la deputata – mi ha ribadito che anche dal suo punto di vista, in qualità di garante della Costituzione, considera una anomalia che un ufficio del governo mandi a un parlamentare eletto una missiva per richiamarlo sulle posizioni espresse. Ora aspetto di sapere che cosa ne pensa il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che anche su questa vicenda non ha avuto il tempo di esprimere un parere”.

Secondo indiscrezioni circolate sulla stampa [3], il presidente dell'Unar De Giorgi rischierebbe di non vedersi rinnovato il mandato a causa proprio dell'episodio.


Bologna: la "diffida" a Bernardini

Unarbologna2.png


Il consigliere comunale Manes Bernardini ha ricevuto, proprio negli stessi giorni, una lettera molto simile a quella ricevuta da Giorgia Meloni.

Anche in questo caso Bernardini si era espresso pubblicamente in un articolo pubblicato dal Resto del Carlino di Bologna» intitolato «Uno, dieci, cento insediamenti: Questa città è una zingaropoli» con termine, in particolare l'ultimo presente nello stesso titolo, ritenuti «offensivi e umilianti» verso Rom e Sinti ed è stato criticato dall'ente per «favorire un clima intimidatorio e ostile» verso le stesse comunità.

«Mi diffidano, ma io non mi faccio intimidire», ha replicato l’interessato.

Anche in questo caso l'Unar ha fatto riferimento «al principio di libera manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione italiana», come premessa alla "diffida" (almeno così è stata percepita dai destinatari, senza che però il documento abbia un valore giuridico definito).

Nel documento l'ente ha inoltre ricordato al consigliere comunale Bernardini che già nel maggio 2012, in una ordinanza di causa civile del Tribunale di Milano si afferma che nel termine «zingaropoli», «emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che fa l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici rom e sinti, ma di favorire un clima intimidatorio o ostile nel loro confronti ». [4]


Lo stop del Ministero agli opuscoli Gender

Dubbi circa le competenze e quindi l'ambito d'intervento dell'ente erano già emersi a seguito di un'iniziativa didattica promossa dall'Unar senza il consenso del Ministero dell'istruzione.

Una circolare del Ministero dell’Istruzione del 4 aprile 2014 ha infatti bloccato la diffusione nelle classi degli opuscoli “Educare alla diversità a scuola”, realizzati dall’Istituto A. T. Beck su mandato dell’Unar. L'iniziativa, costata 24.200 euro, è stata interrotta in quanto avviata senza il permesso del Ministero. Lo ha comunicato ufficialmente ieri mattina il direttore generale del Dipartimento per l’Istruzione del Miur, Giovanna Boda, incontrando il Fonags, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola. Durante l'incontro Boda ha fatto presente di una lettera ufficiale di scuse inviata al Miur dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, per aver portato avanti il progetto senza condividerlo con il Ministero, come era stato denunciato dal sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi [5].

La diffusione degli opuscoli aveva provocato la contrarietà delle associazioni dei genitori, a causa dei contenuti ritenuti inadeguati rispetto all'età e ideologicamente orientati. [6]

La diffusione degli opuscoli si collocava nell’ambito delle azioni previste dalla "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere", concordata dallo stesso Unar con 29 associazioni Lgbt senza il coinvolgimento del Forum nazionale delle associazioni familiari.

«Siamo soddisfatti del risultato ottenuto ma non ci fermiamo qui», ha commentato il coordinatore del Fonags, Roberto Gontero, che ha proposto al Ministro dell'Istruzione di rendere « obbligatorio, per le scuole, di ottenere il consenso scritto dei genitori circa la partecipazione dei propri figli a iniziative su temi sensibili come la sessualità, l’omosessualità e la lotta alla discriminazione».

Sei associazioni Lgbt hanno replicato con un comunicato in cui venivano criticati il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco e il quotidiano Avvenire, “colpevoli” di avere evidenziato l’inopportunità di diffondere tra gli studenti (anche delle elementari, ha poi fatto tenuto a precisare lo stesso Avvenire [7], testi che –ricorda il quotidiano– definiscono «stereotipo da pubblicità» il modello di famiglia composto da un uomo, una donna e i loro figli.

Il caso è divenuto, così, politico, dopo essere stato innescato da una decisione assunta in un contesto didattico da un ente dalle funzioni, come emerso anche in questo caso, poco definite.


L'interpellanza parlamentare

All'ordine del giorno della seduta n. 289 di Venerdì 12 settembre 2014 è stata presentata un'interpellanza per richiedere alla Presidenza del Consiglio, presso la quale opera formalmente l'Unar, chiarimenti circa le funzioni dell'ente, presunte attività sconnesse dalle funzioni e riguardo i costi del personale e delle attività, non resi pubblici dall'ente.

Riportando il testo dell'interpellanza: "I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che: l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, noto anche con l'acronimo Unar, è stato istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, e opera presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, nell'ambito del dipartimento per le pari opportunità; secondo quanto si apprende dal sito del dipartimento da cui dipende, nella sezione «Compiti e servizi» dell'Unar, tale ufficio avrebbe la funzione di «garantire, in piena autonomia di giudizio e in condizioni di imparzialità» l'effettività del principio di parità di trattamento fra le persone, di vigilare sull'operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica, analizzando il diverso impatto che le stesse hanno sul genere e il loro rapporto con le altre forme di razzismo di carattere culturale e religioso ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2003; sempre da tale sito ufficiale si apprende che «secondo quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2003, inerente la costituzione e l'organizzazione interna dell'UNAR, l'Ufficio per l'attuazione dei propri compiti si avvale di un contingente composto da personale appartenente ai ruoli della Presidenza del Consiglio e di altre amministrazioni pubbliche, nonché di esperti anche estranei alla pubblica amministrazione, dotati di elevata professionalità nelle materie giuridiche, nonché nei settori della lotta alle discriminazioni, dell'assistenza materiale e psicologica ai soggetti in condizioni disagiate, del recupero sociale, dei servizi di pubblica utilità, della comunicazione sociale e dell'analisi delle politiche pubbliche»; dal sito di cui sopra non è dato sapere precisamente e complessivamente chi lavora o collabora nell'ambito dell'Unar, stante, per alcune figure professionali previste dall'organigramma, indicata solo la dicitura «in attesa di nomina» e, a quanto consta agli interpellanti, per i numerosi contratti co.co.co. con cui sono stati conferiti incarichi professionali a vario titolo; solo a titolo esemplificativo, tra i bandi pubblicati sul sito dell'Unar vi è «Unar, indagine di mercato per la realizzazione di un servizio di acquisizione di dati informativi e statistici aggiornati sullo stato dell'immigrazione» in Italia, che non è chiaro come possa rientrare nelle finalità dell'ufficio di cui sopra essendo più competenza del Ministero dell'interno; non si tratta della prima volta che l'Unar si occupa e finanzia con soldi pubblici iniziative che vanno oltre e al di là delle sue competenze: è ben nota infatti la recente vicenda della diffusione nelle scuole, anche elementari, degli opuscoli «Educare alla diversità a scuola», realizzati dall'Istituto A. T. Beck su mandato dell'Unar, che aveva provocato la forte reazione delle associazioni dei genitori ma anche, successivamente, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che ne ha bloccato la diffusione perché mai informato dell'iniziativa; quale sia il «personale appartenente ai ruoli della Presidenza del Consiglio e di altre amministrazioni pubbliche, nonché (...) esperti anche estranei alla pubblica amministrazione» che lavora e collabora a qualunque titolo con l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, con indicazione del nome, della qualifica, della tipologia del contratto, del compenso e della professionalità per ciascuno; quali siano stati i costi complessivi, negli anni dal 2011 ad oggi, per le iniziative, le pubblicazioni, i bandi, il personale e i consulenti dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali; se il Governo ritenga appropriato l'utilizzo da parte dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali dei fondi assegnati per le sue specifiche finalità per la pubblicazione degli opuscoli citati in premessa; se non ritenga opportuno, ai fini di una politica di contenimento dei costi e di razionalizzazione delle risorse, anziché operare tagli al compatto sicurezza, disporre la chiusura dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali".

Fonti

http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2013/11/Decreto-legislativo-9-luglio-2003-n.-2151.pdf

http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=assemblea_allegato_odg&idlegislatura=17&anno=2014&mese=09&giorno=12&back_to=http://www.camera.it/leg17/187

http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2013/11/Decreto-del-Presidente-del-Consiglio-dei-Ministri-11-dicembre-20031.pdf

http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2013/11/Legge-1-marzo-2002-n.-39.pdf

http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2013/11/DIRETTIVA-2000_43_CE-DEL-CONSIGLIO.pdf

http://www.huffingtonpost.it/2015/09/08/renzi-direttore-unar_n_8103256.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

http://www.wired.it/attualita/politica/2015/09/09/facebook-razzismo-giorgia-meloni-contro-lunar/

http://www.corriere.it/politica/15_settembre_02/razzismo-meloni-unar-il-governo-mi-censura-palazzo-chigi-chiede-spiegazioni-682d325c-51ad-11e5-addb-96266eadb506.shtml

http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/no-a-immigrati-musulmani-meloni-mattarella-e-con-me.html

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/gender-la-scuola-stoppa.aspx

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2015/6/28/GENDER-Toccafondi-sottosegretario-va-risolta-l-ambiguita-dell-Unar/620741/

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2015/4-settembre-2015/defini-bologna-zingaropoli-bernardini-diffidato-dall-unar--2301875687964.shtml