Uffici Pubblici: Contratti di Fornitura

Da WikiSpesa.
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Elettricità, gas, telefonia: le amministrazioni responsabili degli sprechi nelle forniture

Dalle indagini eseguite sotto la gestione del Commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli, è emerso un consistente spreco di risorse pubbliche conseguente a contratti di fornitura svantaggiosi stipulati dagli uffici pubblici statali, regionali e comunali, a danno dei contribuenti.

Il danno stimato è di oltre un miliardo di euro annui.

L'indagine ha infatti evidenziato come sul costo dei contratti è come se gravasse un sovrapprezzo dato dal maggior costo derivante dall'aver bandito proprie gare, singolarmente, anziché accedere alle Convenzioni, che sono i grandi contratti aggiudicati all'ingrosso dalle Centrali Acquisti (Consip[1] in primis), capaci di comprare all'ingrosso le grandi forniture.

Responsabili degli sprechi sono state le amministrazioni di vario livello, comunale, regionale ed anche le amministrazioni centrali collocate sotto lo stesso Ministero dell'Economia che ha avviato l'indagine.

L'errore degli uffici pubblici è dunque il mancato utilizzo dei grandi contratti aggiudicati dalla Consip per le forniture, malgrado sia anch'essa una società dello Stato, controllata del Tesoro.


I casi di Equitalia e Istat

Equitalia, che dispone di una propria stazione appaltante "Equitalia Sud Spa", all'apice della crisi finanziaria nel luglio del 2012, decise di affidare a Telecom Italia 454 mila euro per un contratto di "servizi di telefonia voce e dati, su rete fissa e mobile" negoziando l'appalto, si legge nel sito dell'Autorità anticorruzione, "senza previa indizione della gara".


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Anche l'Istat "senza previa pubblicazione" ha affidato in piena autonomia un contratto da 1,8 milioni di euro per il call center del suo censimento, sotto la direzione del presidente Enrico Giovannini, divenuto poi ministro del Lavoro.

I dati sono pubblici ma è dato per certo che ulteriori sprechi non ancora riscontrati si trovino fra decine di migliaia di appalti sull'apposito sito dell'ex Autorità di vigilanza sui contratti pubblici[2].

Alcune delle procedure di appalto in autonomia sono giustificate, ma le stime del Tesoro mostrano che l'autonomia decisionale ha comportato scelte irresponsabili e in molti casi irregolari rispetto alle procedure per l'affidamento degli appalti.

Specialmente per le forniture di servizi TLC, se le i contratti per l'uso dei telefoni fissi e mobili e per il traffico dati in rete fossero concluse tramite le Convenzioni stipulate da Consip e dalle centrali acquisti, capaci di comprare all'ingrosso, il costo sarebbe molto ridotto, per un risparmio fino a un miliardo l'anno.


Telecomunicazioni

Il ministero dell'Economia ha rilevato che nel 2012 (ultimi dati disponibili) il costo al minuto di una chiamata da un ufficio pubblico in media è stato più basso del 71% quando il contratto telefonico è stato concluso da Consip, la grande centrale nazionale degli acquisti controllata dal Tesoro. Un minuto al cellulare mediamente costa invece il 35% in meno e un messaggio di testo addirittura fino al 72% in meno.

Il problema riscontrato verificando i singoli contratti è che tali risparmi spesso non si realizzano perché le amministrazioni compiono differenti scelte, negoziando e acquistando in autonomia, a costi che sono risultati incongrui.

Anche il dicastero dell'Interno non ha seguito la procedura più economica della Consip e nella prima settimana di dicembre 2012, mentre lo Stato si trovava in prossimità del default, il ministro Anna Maria Cancellieri, appena insediata, ha siglato una convenzione da 521 milioni di euro con Telecom Italia, un contratto per i "servizi telefonici e di trasmissione dati" della Pubblica Sicurezza.

Anche tale accordo, informa il sito dell'ex Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (ora Anticorruzione), è stato concluso con una "procedura negoziata senza previa pubblicazione" e ha così attratto l'attenzione della Corte dei Conti, che avrebbe aperto un contenzioso con il Viminale (in via ufficiale non confermato né smentito) sulla regolarità della procedura.

La lista stilata con gli sprechi governativi, di autorità ed enti locali contiene un'ottantina di contratti di telecomunicazioni da circa 100 milioni di euro e coinvolge ministeri, comuni, province, regioni, Camere di commercio, Inail e agenzie di Stato.

Un altro caso riguarda il ministero della Difesa che a settembre 2012 si è attivato per elargire un contratto di telecomunicazioni da 19,9 milioni di euro. La stazione appaltante è la Direzione generale impianti e mezzi di difesa aerea e telecomunicazioni e non è stata utilizzata una Convenzione aggiudicata dalla Consip.


Le antenne per internet

Notevole anche il contratto da 8,7 milioni che sempre nel 2012 la Provincia di Catania concluse con Fastweb e Mandarin Wimax Sicilia Spa per una rete di interconnessioni delle proprie sedi e delle scuole.

In Lombardia è emerso l'appalto da 1,9 milioni di euro anch'esso assegnato "senza previa pubblicazione" dall'Azienda regionale Emergenza Urgenza della Lombardia per l'"infrastruttura tecnologica del call center".

Un contratto da 1,1 milione per due anni è stato siglato dalla Provincia di Milano, ancora una volta senza pubblicazione preliminare del bando, per "assistenza integrata ai sistemi di telefonia fissa".

Uno dei casi considerati più eclatanti si è registrato a Besana in Brianza, 15.500 abitanti, quando nel 2013 l'amministrazione si è impegnata a pagare a Fastweb 451mila euro per "servizi di comunicazione e connettività in fibra ottica" per gli edifici del Comune.


Indagini su 200 amministrazioni pubbliche

Le richieste di chiarimenti seguite alle indagini hanno interessato 200 amministrazioni pubbliche.

Sprechi sistematici nei contratti di fornitura sono stati compiuti dal Comune di Roma, insieme a giunte del Centro e del Nord come Perugia, Pesaro e Urbino, Verona, Udine, Sondrio, Trieste e Bolzano. Tra le istituzioni anche L'Università degli Studi di Milano e l'università statale di Genova.

Nela lista ci sono aziende sanitarie dalle procedure d'appalto singolari in Sardegna e Campania.

Anche Carabinieri, Polizia e Ministero della Difesa vi rientrano.

Le prime 200 amministrazioni sono state così destinatarie delle lettere di Carlo Cottarelli e Raffaele Cantone, rispettivamente, commissario straordinario alla revisione della spesa e presidente dell'Autorità anticorruzione, che hanno avvisato le amministrazioni che si procederà alla verifica delle infrazioni delle norme sugli appalti per interrompere gli sprechi a danno dei contribuenti e per disporre delle sanzioni per i funzionari che non collaboreranno: di 25mila euro ai funzionari che esiteranno a rispondere e di 50mila euro a quelli che "forniscono dati non veritieri".



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Le infrazioni potranno essere accertate in base a leggi esistenti. Una serie di decreti approvati fra il 2006 e il 2012 obbliga infatti gli uffici dello Stato e le società "in house", controllate al 100%, a non sprecare risorse pubbliche nell'acquisto di sette categorie di beni e servizi: elettricità, gas, carburanti, combustibili da riscaldamento e contratti di telefonia fissa, cellulare o per traffico dati.

Le amministrazioni dovrebbero servirsi della centrale acquisti nazionale (Consip) o delle centrali regionali a meno che le amministrazioni che godono di autonomia decisionale utilizzino tale autonomia acquistando a meno dei prezzi benchmark[3] garantiti da Consip.

Poiché tutti gli uffici pubblici devono registrare i contratti sul portale dell'Autorità anticorruzione (ex Autorità di vigilanza sui contratti pubblici), il lavoro di intelligence potrà essere completato e si prevede la lista si allunghi fino a tremila amministrazioni.

Tra i casi emersi, è singolare la tecnica con cui l'Aeronautica militare, cioè il ministero della Difesa, si approvvigiona di energia elettrica per illuminare l'aeroporto di Pratica di Mare. Dal gennaio del 2012 a quello del 2013 ha concluso fino a 12 contratti d'appalto, uno al mese e complessivamente ha speso circa 2,5 milioni di euro per un solo scalo, con tanti singoli contratti da circa 200 mila euro.

Lo spreco più eclatante della lista dei primi cento uffici sospettati di irregolarità è del comune di Perugia: 10,5 milioni di euro pagati per dare luce alla città, con gara scaduta a luglio 2013, anche in questo caso ignorando del tutto l'opportunità di comprare a meno le stesse quantità di energia elettrica tramite le centrali acquisti pubbliche.

Anche Verona in un anno (da metà 2013 a metà 2014) ha speso 7,9 milioni in lampioni e lampadine comunali.

È risultato inoltre anomalo come un'università sia riuscita a spendere in energia tanto quanto una città di quasi 300 mila abitanti, ossia l'Università degli Studi di Milano che ha concluso di propria iniziativa un contratto da 7,5 milioni per le forniture elettriche del 2013.

Anche le università di Perugia, Genova e Roma 3 sono state chiamate a rendere conto di spese incongrue per le forniture.

Tra le aziende sanitarie locali raggiunte dalla lettera di Cottarelli e Cantone la Asl 8 di Cagliari, che paga a Telecom Italia 1,8 milioni di euro solo in "servizi per la telefonia fissa". La Asl 2 di Olbia spende invece 1,2 milioni in energia elettrica, con una prassi singolare: a gennaio 2014, senza bandi precedenti, ha assegnato un contratto a valore retroattivo per una fornitura partita nel 2013.

Il tono della lettera è stato ultimativo: il commissario alla spending review e il presidente dell'Autorità anti-corruzione chiedono copia del contratto d'appalto e il relativo decreto di approvazione, "nonché eventuali atti amministrativi posti a motivazione della mancata adesione alle convenzioni vigenti della Consip" e ricordano: "Il termine ultimo per fornire i documenti richiesti viene fissato in 15 giorni".


Elettricità: gli sprechi sono comunali

I contratti per l'elettricità sottoposti ai controlli sono stati stipulati principalmente dai Comuni e sono viziati da accordi che determinano sprechi molto consistenti nel settore dell'illuminazione pubblica. Non a caso, l'Italia appare evidentemente più luminosa del resto dell'Europa nelle immagini del satellite SUOMI NPP che sorvola la penisola nella notte (foto h 01:30).

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Gran parte delle fonti luminose notturne visibili dal satellite sono di illuminazione pubblica.

Soprattutto al Nord, fasci di luce incandescente illuminano litorali costieri e città, strade e borghi, con un risultato visivo pari solo a Belgio, alle città di Londra e Parigi.

Un'anomalia che trova conferma nei dati Istil. Il consumo annuo pro capite per illuminazione pubblica in Italia risulta di 107 kWh, più del doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in più della Francia.

La spesa annuale dei comuni italiani per l’illuminazione pubblica supera il miliardo di euro, senza calcolare le spese di manutenzione. E' quanto calcolato dall’associazione “Cielo buio”[4], votata “all’illuminotecnica sostenibile”, menzionata per ringraziamenti dal "super-revisore" della spesa pubblica Enrico Bondi nel 2012 in occasione della conferenza di presentazione del piano di spending review, che però non prevedeva tagli degli sprechi relativi all'illuminazione pubblica.

La responsabilità amministrativa in questo ambito spetta effettivamente agli stessi Comuni, che sono anche i maggiori azionisti delle società in house[5] che gestiscono i contratti di illuminazione pubblica.

Il primo fattore di spreco dei lampioni delle strade comunali è riconducibile ad una potenza installata troppo alta. “Secondo gli studi europei raccolti– speiga l’esperto Diego Bonata, progettista e autore di piani per l’illuminazione in comuni medio-piccoli e consulente dell'associazione Cielo Buio – se confrontiamo il consumo pro capite per l’illuminazione pubblica con quello della Germania, ci accorgiamo che il nostro è doppio: 105 chilowattora contro 42 (la media Ue è 51). Abbiamo una potenza installata per superficie urbanizzata più che doppia rispetto a quella tedesca, doppia rispetto alla Francia e quasi quadrupla rispetto al Regno Unito. Contrariamente ai Paesi sopra citati in Italia la sorgente più impiegata per illuminare è la lampada da 150 Watt, mentre oltre il 50% delle strade potrebbe essere illuminato con sorgenti da soli 70Watt (nel rispetto di norme e leggi di settore) come negli altri Paesi”.

Eppure il contenimento della spesa pubblica non ha interessato la spesa per l'illuminazione, che nel 2012 è risultata persino in aumento a causa del rincaro dei Kilowattora.

La spesa stimata per l’illuminazione pubblica (consumi elettrici e manutenzione ) è di 15 milioni di euro a Torino, 32 milioni e 750.000 euro a Milano e 52.800.000 euro a Roma. Si sono comunque verificate delle riduzioni a livello locale, del 25% a Torino –tramite un netto delle spese sulle manutenzioni, ridotte a poco più di un terzo – un calo del 14% a Roma, è stato registrato invece un aumento del 9% a Milano (dati relativi al 2012).

A Torino i punti luce installati sono 96.000; a Milano 138.364 mentre a Roma 181.991. La classifica dei costi presenta nell’ordine, la spesa più cara sostenuta dal Comune di Roma (290,12 euro a punto luce), seguita da Milano (236,9 euro) e Torino (156,25 euro). Se si considera invece la spesa per abitante, la città che paga di più è di gran lunga Milano con 24,40 euro, poi Roma (18,97 euro) e per ultima ancora Torino (16,56 euro).

In questi di casi di città importanti italiane sono state registrate quantità tutte superiori alle medie europee. Dai dati raccolti emerge che le bollette energetiche comunali sono tendenzialmente in aumento anche se aumenta la diffusione di lampade più efficienti: l’efficienza non è stata utilizzata per risparmiare, bensì per illuminare di più con la stessa potenza. La stessa potenza, ovvero lo stesso consumo, costa sempre di più. A tale spesa si aggiungono i costi elevati di manutenzione, sopra i 50, talvolta sopra gli 80 euro a punto luce all’anno. Secondo Diego Bonata “questi costi di manutenzione sono una follìa. Pur tenendo conto di tutti i fattori, non si capisce perché andar oltre i 40 euro per punto luce all’anno”.

In generale, segnala Bonata, le spese sono così alte perché in Italia i Comuni non dimostrano l'interesse a controllare le varie società municipalizzate, come Iren, A2A e Acea, giustificando gli alti consumi con la garanzia di politiche di sicurezza.”

In Italia però le differenze rispetto all'Europa sono molto alte: l’illuminazione comunale costa circa 1 miliardo di euro l’anno, 18,7 euro a cittadino: il doppio del conto pagato dai cittadini tedeschi. Una situazione per tanto non riconducibile a una più efficiente politica di sicurezza nei comuni Italiani, bensì a una maggiore inefficienza e irresponsabilità nella gestione e nel controllo dei consumi (presso scuole, struttura sanitaria e uffici pubblici, è frequente un'illuminazione a pieno regime giorno e notte) e alla mancata innovazione diretta al risparmio energetico.

La prima soluzione indicata dallo stesso Cottarelli sul suo blog [6]per ottenere risparmi immediati è il semplice spegnimento di luci non necessarie, per il quale è necessaria una gestione responsabile a livello locale, oltre che l'adozione di fonti luminose che non disperdono la luce verso l'alto oltre che per esempio di impianti "intelligenti" dotati di funzioni automatizzate di spegnimento e accensione in corrispondenza del passaggio di auto o persone.


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Prezzi benchmark: possibile un risparmio di almeno 4,5 miliardi annui

Gli sprechi comunali nell'illuminazione possono essere abbattuti con riduzioni di spesa già nell'immediato dell'ordine di 100-200 milioni annui secondo il commissario Cottarelli.

Soltanto per le forniture TLC i risparmi ottenibili sono invece stati quantificati nel piano di revisione di spesa per circa un miliardo di euro.

Complessivamente, secondo il Corriere della Sera, nel campo delle forniture pubbliche si potrebbero risparmiare fino a 4 miliardi e mezzo ogni anno (un quarto della spending review prevista per il 2015), equivalente alla differenza tra il valore dei contratti firmati ogni anno dalla Pa rispetto ai prezzi benchmark della Consip[7].


Fonti

http://www.giornalettismo.com/archives/1587105/spending-review-tutti-gli-sprechi-sulle-forniture-agli-uffici/

http://www.repubblica.it/economia/2014/08/25/news/spending_review_sprechi_servizi_telefonici-94399840/

http://www.polisblog.it/post/250578/spending-review-tutti-gli-sprechi-degli-enti-pubblici-lettera-cottarelli-e-cantone

http://www.repubblica.it/economia/2014/08/06/news/spending_review_sprechi_enti_sotto_accusa-93215052/

http://wikispesa.costodellostato.it/Illuminazione_pubblica:_consumi_comunali