Ultima modifica il 23 mar 2015 alle 01:00

Centro Ospedaliero Cuore, Reggio Calabria

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Progetto senza copertura finanziaria

La Guardia di Finanza ha segnalato alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica la situazione del Centro Cuore degli Ospedali Riuniti Reggini: ultimato e collaudato nel dicembre 2011 non è mai entrato in funzione.

Mai alcuna prestazione è stata erogata, in quanto non sono stati previsti i fondi necessari per assumere il personale. E' costato allo Stato 18 milioni di euro e tuttavia è ancora chiuso.

Uno spreco ingente, sul quale la Procura ha aperto un fascicolo, che ipotizza un danno erariale di 40 milioni di euro complessivamente.


Destinazione d'uso

Il reparto è stato progettato come centro all'avanguardia per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari. Avrebbe dovuto offrire ai cittadini le migliori tecnologie biomediche e sarebbe dovuto entrare in funzione per razionalizzare e collegare le singole aree funzionali delle Unità Operative di Cardiologia e Cardiochirurgia. Ma la struttura, una volta terminata, è rimasta inutilizzata, nonostante attrezzature pronte e di alto valore.


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Il centro è composto da tre sale operatorie di cui una ibrida, tra le poche esistenti nel Meridione d’Italia. Quest’ultima è fornita di un macchinario che permette al cardiochirurgo di effettuare una diagnosi per immagini visualizzando anche i più piccoli vasi. Vi sono quattro postazioni d’anestesia/risveglio con nove posti ed è stata inoltre disposta una stanza che in destinata per l’espianto di organi. La terapia intensiva è dotata di tutte le tecnologie biomediche. Ci si chiede quindi perché non utilizzare un tale patrimonio «Dobbiamo attenerci alle indicazioni del piano Massicci che ha imposto alla Regione un programma di rientro nel settore della Sanità – ha spiegato Carmelo Bellinvia, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria - stiamo studiando i modi per rendere fruibile questa struttura tant’è che abbiamo già sottoscritto un accordo con l’Università di Catanzaro».

Dal 2011 il polo ospedaliero rimane però chiuso e inutilizzato.


Spreco campanilistico

L’idea di costruire a Reggio Calabria il «Centro Cuore» venne 2005 ad Agazio Loiero, ex presidente della giunta della Calabria. Tre anni dopo la Regione aveva ottenuto il finanziamento per realizzare quello che sarebbe diventato il fiore all’occhiello della sanità calabrese. Nei programmi dei politici del tempo c’era l’intenzione di rendere fruibile la struttura anche ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, oltre a limitare l’emigrazione dei calabresi stessi verso strutture di altre regioni. Eppure a Catanzaro esisteva già un eccellente centro ospedaliero specializzato in cardiologia (S. Anna Hospital), ma sembra che l'atavico antagonismo tra i due comuni abbia portato a ignorare l'opportunità di evitare una spesa tanto ingente quanto, infine, inutile. [1]


L'indagine della Guardia di Finanza

I militari del Nucleo PT della Guardia di Finanza di Reggio Calabria (Sezione Tutela Spesa Pubblica) hanno ricostruito l'iter burocratico dell'ennesima "incompiuta" calabrese e segnalato alla Corte dei Conti sei funzionari pubblici che avrebbero responsabilità definite.

Il bando di gara per la realizzazione del "Centro Cuore" risale al 2006. L'anno successivo l'appalto era stato assegnato alla "Siemens Medical Solution S. p. a.", che aveva vinto con un'offerta di 13 milioni di euro più Iva, "chiavi in mano". Poi ricorsi e controricorsi al Tar fino al 2010 con l'aggiudicazione definitivamente dei lavori alla "Ge Medical System Italia Spa - Edilminniti", al costo lievitato a 18 milioni di euro.

Il "Centro Cuore" è stato ultimato e collaudato nel dicembre 2011, ma non è mai entrato in funzione. Ufficialmente la responsabilità è stata data dagli amministratori al Piano di Rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Calabria, che impedisce di assumere il personale medico e paramedico specializzato che avrebbe dovuto consentire l'attivazione e l'entrata "a regime" della struttura.


Secondo quanto stimato dalla Guardia di Finanza la mancata attivazione della struttura avrebbe comportato un danno erariale di oltre 40 milioni di euro. Le indagini hanno rilevato che una volta costruito, il centro non è sarebbe entrato in funzione a causa della mancata previsione, in fase progettuale, delle risorse finanziarie che sarebbero state necessarie per l’assunzione del personale specializzato. Inoltre, le avanzate e costose apparecchiature biomedicali, acquistate con un leasing in 18 rate da 500 mila euro - per le quali l’Azienda Ospedaliera ha ancora in corso i pagamenti insieme alle spese di manutenzione – sono inutilizzate e, sostengono i finanzieri, “destinate a diventare obsolescenti in breve tempo”. [2]


Uno spreco che prosegue

La Sanità pubblica sta ancora pagando il centro specialistico con un leasing da 18 rate di oltre mezzo milione di euro l'una, che si somma alle spese per la manutenzione dei macchinari mai utilizzati. Si tratta di un intero nuovo reparto d'avanguardia dotato di due sale operatorie (di cui una ibrida), dieci posti letto di degenza e altrettanti di terapia intensiva, attrezzato di sala multimediale, ambulatori e locali, che resta inutilizzato dal 2011.


Fonti

http://www.repubblica.it/salute/2015/02/12/news/sanita_sprechi_centro_cuore_reggio_calabria-107121812/

http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_21/calabria-reggio-centro-cuore_8b0b8b14-c232-11e2-a4cd-35489c3421dc.shtml

http://www.cn24tv.it/news/106030/sanita-polo-d-eccellenza-mai-attivato-spreco-da-40-milioni-indaga-la-gdf.html

http://www.nonsprecare.it/sanita-sprechi-calabria-centro-cuore-inattivo-mancanza-personale

http://www.ilquotidianoweb.it/news/politica/734290/Oliverio-visita-il-centro-Cuore-di.html