Ultima modifica il 5 mag 2014 alle 06:21

Comune di Napoli: fitti passivi, sprechi di edifici inutilizzati e abbandonati

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Il caso dell'edificio abbandonato dal 1962

In Via Gianturco 112 a Napoli si trova un rudere abbandonato per il Comune paga un canone in quanto in affitto dal 1962.

La costruzione, che si presenta con finestre sventrate, porte fradice, immondizia e topi, era destinata alla conversione in un autoparco per i mezzi della nettezza urbana; a tal fine era stata realizzata anche una struttura in lamiera, risultata senza licenza edilizia e quindi diventata abusiva.


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Per l'immobile il Comune fino al 1995 ha pagato oltre 1 milione e 600mila euro in seguito ad una sentenza del tribunale di Napoli.

Dal 1995 al 2000 il Comune ha accumulato un debito per circa 1 milione e 300 mila euro a titolo di indennità di occupazione ai proprietari che non hanno accettato la restituzione dell'immobile nello stato di degrado in cui versa.

Per il periodo dal 2000 al 2012 la somma dovuta è di oltre 4 milioni e 100mila euro.


Altri casi

Dalla rilevazione del caso di via Gianturco, è emerso un fenomeno più esteso sul quale la Corte dei Conti ha aperto un'indagine riscontrando ulteriori danni da fitti passivi per uno spreco pubblico complessivo dell'ordine di milioni di euro.

Nella stessa via dell'edificio abbandonato, al numero civico 99, si trova un edificio affittato alla Fondazione "Stefano Falco" che ospita il parlamentino e alcuni uffici della quarta municipalità al prezzo di 25 mila euro mensili nonostante il comune continui a pagare 7mila euro mensili per la vecchia sede, eppure dismessa, della circoscrizione di Poggioreale [1].

Tra gli altri casi di fitti passivi vi è il Palazzo Carafa di Montorio, un edificio storico del centro antico, via San Biagio dei Librai, preso in affitto dal Comune nel dopoguerra per collocarvi due scuole. Nel '44 però ci fu un incendio che danneggiò alcuni appartamenti e da allora il Comune non ha mai provveduto a ricostruire l'immobile e così, fino al 2006, deve ai proprietari quasi 400mila euro come indennità di occupazione, e 1 milione e 800mila euro per il periodo che va dal 2007 al 2012, risultando il palazzo al 2013 nella disponibilità dell'amministrazione.

In via Filippo Maria Briganti il Comune aveva affittato una struttura per la direzione dei servizi di nettezza urbana ma nel 1997 gli uffici sono stati trasferiti e il Comune non ha potuto riconsegnare l'immobile perché lasciato in cattivo stato. Così il Comune di Napoli dovrà pagare quasi 90mila euro come indennità di occupazione fino al gennaio 2007 e 29mila euro per la fornitura di energia elettrica ai quali andranno infine aggiunti 170mila euro di indennità per il periodo trascorso fino a dicembre 2012.

Si tratta di casi ancora al vaglio degli inquirenti ma Guardia di Finanza e Corte dei Conti hanno già individuato una serie di episodi analoghi stimando un danno di oltre 6 milioni di euro. «Il fenomeno che abbiamo scoperto non immaginavamo fosse così esteso – spiega il procuratore regionale della Corte dei Conti Tommaso Cottone – Si tratta di sprechi ingenti e inutili per le casse dello Stato e per la collettività. Tra l'altro ho l'impressione che su questa faccenda così sconcertante, c'è una sorta di gioco delle parti e di intreccio di interessi. Da un lato c'è l'inefficienza del Comune che non ha restituito questi beni e che sta quindi dilapidando le risorse pubbliche, dall'altro lato c'è invece il proprietario che in genere non ha nessun interesse alla restituzione dei beni in quanto dalla mancata restituzione lui riesce ad avere i canoni di affitto originari che rappresentano un'entrata molto appetitosa per loro».


La chiusura dell’indagine della Corte dei Conti ha portato alla contestazione, per condotta gravemente negligente, nei confronti di 9 amministratori e 11 dirigenti comunali, di un danno erariale complessivo pari a 5.850.000 euro. Agli stessi soggetti è stato inoltre notificato il sequestro conservativo di beni mobili e immobili. Il provvedimento cautelare disposto dalla Corte dei Conti ha riguardato, in particolare, 17 immobili e 15 conti correnti riconducibili agli amministratori e dirigenti comunali coinvolti nella vicenda, i quali, dovranno rispondere, ove venisse confermato l’impianto accusatorio, con il proprio patrimonio personale, a ristoro del danno patito dal Comune di Napoli.


Aprile 2014, l'esproprio di proprietà private

Il 30 aprile 2014 il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha presentato le misure definite dalla giunta prossime alla delibera che prevedono l’acquisizione di beni di proprietà privata inutilizzati o abbandonati per renderli spazi «collettivi democratici».

Nonostante lo stesso Comune sia responsabile di sprechi ingenti proprio per l'inutilizzo e abbandono di edifici, il sindaco ha deciso di iniziare a ridurre gli sprechi considerando pubblici quelli di edifici privati inutilizzati.


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I proprietari di immobili privati inutilizzati verranno avvisati dal Comune e invitati in 150 giorni «ad adottare provvedimenti necessari al perseguimento della funzione sociale»; in caso di mancato riscontro, il Comune procederà quindi per l’annessione dei beni privati al patrimonio comunale.


Qualora si trattasse di complessi edilizi rimasti invenduti, il sindaco convocherà i proprietari costruttori per “concordare” un prezzo di vendita «parametrato alla capacità media dei napoletani».
In caso di mancato accordo, gli immobili verranno annessi al patrimonio comunale

I provvedimenti sono stati inoltre giustificati dall'ex giudice costituzionale Paolo Maddalena a fianco del sindaco durante la presentazione: “la proprietà privata non è garantita come diritto soggettivo assoluto, ma esclusivamente in quanto finalizzata ad assicurare una funzione sociale del bene”.


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Fonti

www.corriere.it/inchieste/spreco-napoli-

ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/05/via-gianturco-il-palazzo-degli-sprechi.

corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/17-luglio-2012

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/30-aprile-2014/napoli-edifici-comunali-inutilizzati-facolta-occuparli-uso-sociale-223148486954.shtml