Enit - Agenzia Nazionale del Turismo

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Versione del 22 giu 2014 alle 22:29 di Giacomo Reali (Discussione | contributi)

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L'ente

L'agenzia è stata creata dalla trasformazione disposta con il Decreto Legge n. 35 del 14 marzo 2005, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, subentrando con accresciute funzioni istituzionali ad una quasi centennale attività dell'Ente Nazionale Italiano per il Turismo.

Dotata di autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione, l'Agenzia Nazionale del Turismo è sottoposta alla attività di indirizzo e vigilanza del Ministro del Turismo.

L'Enit ha il compito di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica nazionale e di favorirne la commercializzazione, definendo le strategie promozionali dell'offerta turistica nazionale e svolgendo attività di consulenza e di assistenza per lo Stato, le Regioni e per gli altri organismi pubblici in materia di prodotti turistici.

L'ordinamento dell'Agenzia è regolato dal Decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 2006 n. 207 recante il Regolamento di organizzazione e disciplina dell'Agenzia e segue lo Statuto adottato con Decreto interministeriale del 10 dicembre 2007.

L’attività dell'Enit è diretta fondamentalmente a due categorie di clienti/utenti: la domanda collettiva organizzata dagli operatori italiani e stranieri del settore (tour operators ed agenzie di viaggio) e la domanda individuale composta dai cittadini esteri, utenti potenziali od attuali, dei servizi turistici italiani.


Finanziamento statale

Nel 2013 il finanziamento statale è stato di 18 milioni di euro con una riduzione del 3% rispetto al 2012. Nel 2007 il finanziamento aveva raggiunto i 48 milioni e 879 mila euro.

Considerando che le entrate accertate al netto delle partite di giro sono di 28 milioni e 274 mila euro e le spese impegnate, escluse le partite di giro, sono di 26 milioni e 69 mila euro, il finanziamento statale copre il 64 %, ma il finanziamento pubblico complessivo inclusa la compartecipazione di Regioni, Comuni e Province e il "Finanziamento progetti speciali) raggiunge il 90%. Solo il 5% delle entrate deriva dalla vendita dei servizi.

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Costi

Le spese impegnate nell'esercizio 2013 ammontano complessivamente, escluse le partite di giro, a 26.069.277,44 euro.


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Il costo del personale (12.885.958 milioni) pesa fino al 50% dei costi dell'ente, una distribuzione sproporzionata se si considerano le risorse destinate alla funzione che dovrebbe qualificare l'ente, ossia le spese promozionali, che costituiscono il 29,5% delle uscite.

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Nella sezione "amministrazione trasparente", che le società pubbliche devono per legge pubblicare sui propri siti internet, non è però possibile accedere a dati dettagliati riguardanti la dotazione organica dell'ente.


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In un'inchiesta dell'Espresso di febbraio 2014 sono stati pubblicati dati relativi a documenti interni di Enit, dai quali sono emerse le spese per il personale all'estero, complessivamente di quasi nove milioni di euro.


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Sprechi e inefficienze

Nel solo 2013, esaminando nel dettaglio le voci di spesa, l'ente ha speso 138 mila euro per comprare giornali e riviste. Il pernottamento presso hotel a cinque stelle è frequente e la spesa per le trasferte risulta molto elevata.

Le indennità mensili dei dirigenti all’estero sono poi la spesa che desta maggior clamore (dati in euro a cui vanno aggiunti circa 2.000 euro netti dello stipendio base)


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Situazioni di spreco di un ente del quale è però insostenibile soprattutto la distribuzione a monte delle spese di gestione, indirizzate prevalentemente a mantenere un organico costoso e inefficiente.

I dati Eurostat segnalano che l’Italia è uno dei pochi Paesi tra i 28 membri dell’Unione europea in cui sono crollati i soggiorni dei turisti (sia quelli degli italiani sia quelli degli stranieri che - nonostante la crisi - crescono in numero persino in Paesi quali Lettonia, Bulgaria e Slovacchia. Come rilevato dalle carte dei bilanci pubblicati sopra le risorse che lo Stato gira all’Enit (circa 18 milioni l’anno), viene impiegato per coprire i costi di gestione, pagare abbondanti buste paga a direttori, dirigenti, presidenti e amministrativi (180 complessivamente) e le spese di affitto delle 23 sedi localizzate per il mondo. Per la promozione e le campagne pubblicitarie, lo scopo dell'ente che teoricamente ne giustifica il finanziamento pubblico, restano così poche decine di migliaia di euro. Una cifra irrisoria rispetto per esempio a quanto investito dalla Spagna, competitor diretto nel settore turistico.

Eppure i sette capi delle direzioni d’area a Francoforte, Mosca, New York, Parigi, Pechino, San Paolo e Tokyo percepiscono oltre allo stipendio base, indennità da un minimo di 9 mila a un massimo di 17 mila euro nette al mese.

«Il problema non sono i loro stipendi», sottolinea una fonte interna, «il problema è che non ci sono i soldi per fargli fare cose utili».


Tentativi di "rilancio"

Il turismo, che contribuisce dal 10 e il 13 per cento del Pil nazionale, è per questo da sempre considerato un settore strategico e come tale, da tradizione politica italiana, bisognoso di interventi e investimenti pubblici per promuoverlo e potenziarlo. Finalità non riuscita all'ente predisposto, appunto l'Enit, che investe solo il 30% del finanziamento statale per perseguire il suo scopo promozionale e con scarsi risultati.

Quando nel 2011 l’ex ministro per il turismo e lo sport Piero Gnudi si propose di riformare l’Enit, chiese agli esperti di Boston Consulting di redigere uno studio per rilanciare l’ente e realizzare un nuovo piano per il turismo. Ma emersero dati sconfortanti: se fino al 2000 l’Italia è stata prima per introiti, nell'ultimo decennio esaminato dallo studio l'Italia è stata surclassata sia dalla Franci, sia dalla Spagna. Tra le principali cause indicate dall'analisi i prezzi elevati, servizi inadeguati e campagne regionali inefficaci. «L’Enit dovrebbe essere una fabbrica di prodotti e avere una strategia fortissima sul digitale, ma ora non ha le competenze. Così com’è l’Enit può essere chiuso», dichiararono gli esperti coinvolti nello studio.

Da allora l'unica iniziativa di rinnovamento attuata è stata il cambiamento dei colori del logo: «il restyling garantisce una chiara leggibilità in occasione di fiere e manifestazioni internazionali».


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La posizione della dirigenza più volte espressa dai rappresentanti riconduce la responsabilità ai tagli del finanziamento statale. L'Espresso ha però raccolto voci critiche anche interne all'Enit riguardanti la gestione inefficiente delle attività: «O all’ente vengono dati soldi per fare campagne di comunicazioni vere, o è meglio risparmiare accorpandolo all’Ice, oppure facciamone una Spa. Così è la fiera dello spreco», chiosa un funzionario scontento.

Nel frattempo l'Enit si è invece autopromosso: l'ultima relazione sulle performance datata 2012 annuncia che tutti gli obiettivi principali sono stati centrati. Con un grado di «raggiungimento del 100 per 100».


Tentativi di liquidazione

Istituito nel 1919 nel primo dopo guerra, l’Enit è un caso rappresentativo dell'incapacità dello Stato italiano di tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione. Da decenni governi d’ogni colore hanno cercato, o almeno annunciato il tentativo, di liquidare l'ente, ma senza mai che ciò avvenisse.

Per ultimo l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini propose di accorparlo con l’Ice (l’Istituto commercio estero, un altro ente con note inefficienze) e dare ai vari ambasciatori il coordinamento sul campo di tutte le iniziative degli enti nazionali all’estero, ma non ci fu niente da fare, i gruppi d'interesse coinvolti, ben rappresentati politicamente, ebbero la meglio. Il governo Monti riprese l'iniziativa, decretandone persino l’abolizione, ma l’articolo scomparve prima dell’approvazione della Finanziaria 2011.

L'ente è stato verbalmente attaccato da più parti, dalla stampa e dagli stessi politici: "poltronificio per boiardi e politici trombati", "baraccone di Stato", "carrozzone pubblico", tradizionali epiteti accostati ai casi degli enti cosiddetti inutili ma altrettanto tradizionalmente mantenuti in attività, oppure in liquidazione prolungata per mantenerne il personale come nel caso dell'Eipli, ente in liquidazione dal 1979 [1].

Al 2014, con l'insediamento del governo Renzi, è stata dapprima prevista la soppressione all'interno del piano di revisione di spesa del commissario Carlo Cottarelli, divenuta poi razionalizzazione, con il passaggio a ente pubblico economico tramite il commissariamento per la transizione e con una nuova denominazione "Agit": «L'Enit oggi è inadeguata per le esigenze del turismo italiano. Per questo abbiamo previsto un commissario che riorganizzerà l'ente del turismo per creare uno strumento di promozione turistica adeguato e efficiente», ha dischiarato il Ministro della cultura e del turismo Dario Franceschini. [2]

Anche in questo caso si presenta però una circostanza ricorrente di compromesso che pare più destinato a garantire gli interessi occupazionali dei gruppi d'interesse coinvolti che non l'efficientamento dell'ente.

Persino il Vaticano, tramite un accorato appello di monsignor Liberio Andreatta, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali del Vicariato di Roma, si è pubblicamente espresso sul caso dell’Enit e delle politiche turistiche accusando lo Stato di continuare, imperterrito, a sprecare risorse: «Si spendono tanti soldi e male [...] Non si va da nessuna parte. Ormai sono disincantato, diciamo sempre le stesse cose. La mia famiglia è longeva, quindi c’è il rischio che tra altri 40 anni continuerò a dirle».


Nomine politiche

L'amministrazione di Enit, in quanto ente pubblico, è stata soggetto a nomine da parte della politica che, poiché sistematicamente dissociate da criteri professionali-meritocratici, hanno ricorrentemente sollevato polemiche.

Nella storia più recente, dopo le scelte di Michela Brambilla, che da ministro del Turismo dispose per la collocazione a capo dell’Enit di Matteo Marzotto come presidente e Paolo Rubini come direttore generale (che nel curriculum aveva come esperienze gestionali soltanto la vicepresidenza della StemWay Biotech, un’azienda specializzata nel congelamento di cordoni ombelicali), il ministro del governo Monti, Piero Gnudi, ha nominato presidente nell’ottobre del 2012 Pier Luigi Celli e amministratore delegato Andrea Babbi. Due nomine che suscitarono polemiche per il fatto che Celli occupava contemporaneamente più poltrone pubbliche e fu contestato per non essere la persona adatta per promuovere l’immagine dell’Italia all’estero in ragione di un episodio del 2009, quando con una lettera aperta a “Repubblica” aveva invitato il figlio ad emigrare da «un Paese che non ti merita», un posto in cui non è «possibile stare con orgoglio».

Anche Babbi oltre a quello in Enit aveva una decina di altri incarichi, tra cda di consorzi, banche (Cariromagna) e società in diversi settori, ma soprattutto era amministratore delegato di Iscom: una srl che fa consulenza ad enti pubblici e privati nel settore del turismo e in quello dei servizi, in evidente conflitto di interessi.

A febbraio 2014 Babbi è stato inoltre coinvolto in un'inchiesta avviata dalla Corte dei Conti proprio relativa a presunte irregolarità nel contratto di assunzione di Babbi. Il manager è stato infatti ingaggiato il primo dicembre 2012, quando le norme sulla spending review avevano già vietato l’assunzione di personale «a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto», ricorda il sindacato Fialp in una nota mandata ai pm contabili.


Irregolarità

Ulteriori irregolarità sono state rilevate nel 2012 dall’ispettorato generale del ministero dell’Economia: un elenco «di 19 irregolarità e disfunzioni» dall’assunzione di collaboratori esterni all’utilizzo improprio delle auto blu, denunciando un uso smodato di alberghi a cinque stelle. Proprio così. I dirigenti dell’Enit per regolamento possono alloggiare, quando sono in missione, in hotel a quattro stelle, ma dai controlli effettuati dall’ispettorato sono emersi frequenti casi di personale che ha preferito soggiornare in alberghi ultra-lusso.

L'amministratore Babbi è stato rimproverato di non aver proceduto ad assumere provvedimenti per i responsabili delle infrazioni, ed anche di aver adottato lo stesso comportamento: a febbraio 2014 lo stesso Babbi risulta aver richiesto un rimborso di 327 euro per una viaggio di due giorni a Milano «per incontri istituzionali» anche se da fonti de “l’Espresso” risulta che il direttore generale quel giorno (il 16 dicembre 2013) era stato in realtà invitato a vedere la partita Milan-Roma, in scena in serata a San Siro. Babbi risulta invitato da Trenitalia, azienda con cui Enit ha firmato l’anno scorso un accordo di collaborazione. Una settimana prima dell'episodio contestato della partita, Babbi era andato in missione a Vienna spendendo quasi mille euro in due giorni per «partecipare al saluto del dottor Leo-nardo Campanelli», spiegava nella richiesta di rimborso, «in occasione del suo pensionamento». Per la cronaca, la festa d’addio dell’anziano dirigente Enit è stata organizzata all’ambasciata italiana in Austria.

Un ulteriore episodio di dubbia correttezza da parte del manager pubblico si è verificato nei giorni subito successivi a Capodanno, periodo in cui gli uffici Enit sono ovunque chiusi per ferie, ma il direttore generale si è recato a Parigi da giovedì 2 a domenica 5 gennaio per non meglio specificati «incontri istituzionali» per un costo della missione di 1.310 euro.


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Fonti

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/02/10/news/enit-il-re-degli-enti-inutili-1.152122

http://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_nazionale_italiana_del_turismo

http://www.enit.it/it/sediestere.html

http://www.enit.it/it/agenzia/struttura-organizzativa.html

http://www.enit.it/it/agenzia/amministrazione-trasparente/personale.html

http://www.enit.it/it/agenzia/amministrazione-trasparente/bilancio.html

http://travelling.travelsearch.it/2014/03/20/rischio-soppressione-enit-e-piano-cottarelli-chi-promuovera-il-turismo/73034

http://www.eventreport.it/stories/associazioni/98046_decreto_sul_turismo_operatori_soddisfatti_qualche_preoccupazione_sul_commissariamento_di_enit/

http://www.gazzettagastronomica.it/2014/lenit-diventa-agit-ma-celli-si-dimette-da-presidente/