L'Unità: contributi pubblici, fallimenti e salvataggi statali: differenze tra le versioni

Da WikiSpesa.
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Versione delle 22:37, 5 lug 2015

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Il quotidiano più sovvenzionato

Il quotidiano L'Unità, salvato dal fallimento nel corso del 2015, è stato quello più sovvenzionato nella storia italiana.

Fondato da Antonio Gramsci nel 1924, lo storico giornale ha incassato, dal 1990, come testata del Partito comunista (Pci), del Partito democratico di sinistra (Pds) e dei Democratici di sinistra (Ds), oltre 152 milioni di euro, utilizzando tutte le fonti di finanziamento messe a diposizione dal dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio. Una media di 6,3 milioni all’anno, oltre 500 mila euro al mese, 17 mila euro al giorno.

La punta massima di contributi pubblici è stata raggiunta nel1995, quando arrivò ad incassare 8 milioni e 883 mila euro.

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Storia dei fallimenti

Nonostante una forte tradizione e fidelizzazione del proprio pubblico e l'altrettanto forte sostegno garantito dalla Stato, l’Unità ha attraversato diverse fasi di crisi, che avevano portato dalla chiusura per otto mesi nell’estate del 2000 al primo fallimento del 1994, quando l’Unità Spa andava in liquidazione dopo 50 anni di attività. La società che subentrò, l’Arca Spa, di proprietà esclusiva degli eredi del Pci, è durata invece meno di 4 anni.

Il secondo fallimento portò al coinvolgimento dei privati nel 1997, quando, pur mantenendo il controllo della proprietà, i Ds cedettero quote del giornale ad una cordata guidata dagli imprenditori Alfio Marchini e Gianpaolo Angelucci. Ma le vendite crollarono e qualche anno dopo l’Unità Editrice Multimediale finirà in liquidazione con relativo stop alle pubblicazioni.

Nel marzo del 2001 il giornale tornò in edicola, prima sotto la direzione di Furio Colombo poi con quella di Antonio Padellaro. grazie ad una nuova proprietà, una cordata di imprenditori guidati dall’editore Alessandro Dalai, che durò fino al 2008, quando cedette la maggioranza all’imprenditore Renato Soru, patron di Tiscali, allora presidente della Regione Sardegna. Alla direzione venne chiamata Concita De Gregorio.


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Il giornale cambiò formato cercando di aggiornare l'offerta con versione "tabloid" che non riuscì però a fermare il crollo di lettori.

Dopo ulteriori assestamenti ai vertici proprietari si giunse all'ultima crisi che risale al 31 luglio 2014 quando il giornale cessò di nuovo le pubblicazioni ed anche gli aggiornamenti dell’edizione online.

La Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. finì anch'essa in liquidazione con una nuova situazione di disagio per i dipendenti davanti ai giudici della sezione fallimentare del tribunale di Roma.

Nella primavera 2015 sembrava delinearsi un nuovo rilancio, come anticipato dal il primo ministro Renzi domenica 3 maggio parlando dal palco della festa nazionale del Pd a Bologna: «Stiamo vedendo con Cuperlo alcune idee bislacche per l'Unità che tornerà in edicola».


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Pochi giorni dopo Guido Veneziani, editore di stampa popolare (Vero, Stop, Rakam, Miracoli) e sostenitore del Presidente del Consiglio si proponeva di riavviare il quotidiano. Dopo sole due settimane dall'annuncio, però, Veneziani risulta indagato dalla magistratura con l'accusa di bancarotta fraudolenta per il crac della Roto Alba, storico stabilimento tipografico della congregazione dei Paolini acquistato dall'editore nel 2012.

Sembravano non esserci dunque più possibilità per una nuova riapertura.


L'ultimo salvataggio statale da 95 milioni

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Il primo luglio 2015 l'Unità è tornata in edicola grazie a una nuova compagine azionaria, ed anche in questo caso grazie ad un aiuto di Stato che coprirà i 95 milioni di debiti accumulati dall'azienda.

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Socio di maggioranza è diventata la società Piesse, detenuta al 60% da Guido Stefanelli, amministratore delegato del gruppo Pessina Costruzioni, e al 40% dal costruttore Massimo Pessina, presidente, appunto, del gruppo Pessina Costruzioni. Non è però la cordata ad ereditare, o meglio, ad assumere il dovere di coprire il debito accumulato di fallimento in fallimento, ma lo Stato. Così sancisce la legge numero 224 dell'11 luglio 1998 varata dal governo Prodi e formulata per trasferire i debiti, nei casi di crisi (articolo 4), degli organi di stampa dei partiti sulla Presidenza del Consiglio dei ministri, quindi sui contribuenti.


Patrimonio del partito: un'alternativa ai contribuenti?

«Davvero il Pd non possiede nulla da vendere per onorare i debiti?» è una delle domande proposte in forma retorica e in modo analogo da molti commentatori nei giorni successivi alla notizia.

Effettivamente il Partito Democratico ha un patrimonio (di 2.400 immobili e altri beni) che permetterebbe tramite qualche dismissione di pagare il debito del proprio organi di stampa.

Il senatore e tesoriere di partito Ugo Sposetti ha però bloccato simili operazioni sul patrimonio appartenuto al Pci tramite un intricato fortino di fondazioni formalmente estranee al Pd, che di fatto risulta come nullatenente.

Il primo ministro Renzi ha affidato al sottosegretario degli Esteri, Benedetto Della Vedova, il compito di rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 che chiedeva trasparenza in merito.

È così emerso che l'Avvocatura dello Stato e l'Agenzia delle Entrate stanno elaborando un dossier per conto di Palazzo Chigi.

    • Seguiranno aggiornamenti**


Fonti

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/09/editoria-152-milioni-euro-in-24-anni-quanto-versato-lunita/1488452/

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/lunita-riapre-tutti-contenti-ma-95milioni-li-paghiamo-noi-storia-e-tappe-2223560/


http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1999825&codiciTestate=1&titolo=I debiti Unità? Ai contribuenti

http://www.giornalettismo.com/archives/1849193/dovra-pagare-i-debiti-vecchia-unita-messaggero/

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/29/unita-torna-edicola_n_7687346.html

http://www.lettera43.it/economia/media/ritorna-l-unita-ma-il-debito-lo-pagano-i-contribuenti_43675177566.htm

http://www.imolaoggi.it/2015/05/24/lunita-trasloca-al-corriere-e-i-suoi-debiti-li-ereditiamo-noi/

http://www.fanpage.it/l-unita-a-rischio-chiusura-di-nuovo-perche-salvarla-ancora/