Pista olimpica di Cesana: differenze tra le versioni

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Secondo questa proposta i costi di gestione, pari circa 600mila euro all’anno, potrebbero essere suddivisi in tre parti uguali tra il Comune di Cesana, il CONI e l’Associazione albergatori Val di Susa. Inoltre, è stato proposto l’utilizzo di fonti alternative che permetterebbe un  risparmio energetico e di compensare le spese derivanti dalla gestione del ghiaccio.
 
Secondo questa proposta i costi di gestione, pari circa 600mila euro all’anno, potrebbero essere suddivisi in tre parti uguali tra il Comune di Cesana, il CONI e l’Associazione albergatori Val di Susa. Inoltre, è stato proposto l’utilizzo di fonti alternative che permetterebbe un  risparmio energetico e di compensare le spese derivanti dalla gestione del ghiaccio.
  
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Versione attuale delle 10:18, 9 mag 2014

La Pista olimpica di Cesana Pariol è un percorso per bob, slittino e skeleton che si trova a Cesana Torinese, località montana in provincia di Torino. La struttura è stata costruita nel 2005 ed ha ospitato i XX Giochi olimpici invernali, la Coppa del Mondo di bob 2009 e i Campionati mondiali di slittino del 2011.

La pista comprende 19 curve ed ha una lunghezza di 1.411 metri per gli uomini e 1.233 m per le donne (con 17 curve) [1]. Si estende su un dislivello di 144 m con partenza a 1.683 m e arrivo a 1.569 m. Per costruire la struttura sono stati spesi 110 milioni di euro.

Il progetto

In un intervista del 2010[2], Valentino Castellani, sindaco di Torino fino al 2001 e poi presidente del comitato organizzatore dei Giochi olimpici (Toroc) ha detto che il suo unico rammarico dei Giochi Olimpici è di non esser riuscito ad impedire la costruzione della Pista di Cesana: “Per un malinteso senso di orgoglio nazionale si è presa una decisione nefasta. Sono stati rovinati gli splendidi prati della località Pariol di Cesana e si sono spesi 110 milioni euro, in un’opera che vivrà ancora un certo numero di anni in perdita e poi verrà inevitabilmente smantellata».

Prima di decidere la costruzione della pista a Cesana, era stato ipotizzato di servirsi dell’impianto di La Plagne, costruito nel 1992 in occasione dei Giochi olimpici invernali di Albertville (Francia). Secondo Castellani, la provincia di Torino, alcuni sindaci della Val di Susa e il CONI si opposero a questa ipotesi e fecero pressione per la costruzione della nuova pista piemontese.

I deficit

Secondo La Stampa[3], l’impianto di Cesana è l’unico in Europa ad essere stato costruito con esposizione a sud. A causa di questa maggiore esposizione alla luce solare, si è dovuto installare un impianto di raffreddamento particolare. Invece di un impianto standard (a gas glicole), nel caso di Cesana il raffreddamento richiede 48 tonnellate di ammoniaca.

A causa del rischio di contaminazione tossica (che cresce con l’età e l’obsolescenza dell’impianto), la struttura richiede ingenti costi di sorveglianza. Secondo La Stampa[4], l’impianto richiede una spesa di 15 mila euro al mese per la manutenzione e vigilanza ordinaria e 45 mila euro al mese per la vigilanza imposta dalla pericolosità dell’ammoniaca.

L’impianto è in perdita per 450 mila euro l’anno; un bacino di utenza troppo ristretto non garantisce entrate rilevanti. L’ultima volta che la pista è stata ghiacciata è stata in occasione dei mondiali di slittino del 2011 e pare ci fossero solo cento spettatori[5].

L’abbandono

Nell’ottobre 2012 la società Parcolimpico, gestore della pista di Cesana (di proprietà della Provincia di Torino), ha deciso di svuotare l’impianto di raffreddamento. I soci privati delle società Parcolimpico, Live Nation e Set Up Live (società che gestiscono le strutture realizzate per le olimpiadi invernali di Torino)[6], non sono più disposti a farsi carico dei costi e hanno ottenuto di svuotare la pista delle 48 tonnellate di ammoniaca contenuta nel circuito refrigerante. Dopo soli 7 anni dalla sua costruzione la struttura va verso lo smantellamento. Anche per gli enti locali piemontesi, i cui bilanci sono in sofferenza, non ci sono ampi margini per trovare ulteriori risorse per l’impianto o per continuare a finanziarne i deficit.

Sviluppi

Nell’estate 2013 è stata avanzata una proposta di riconversione dell’impianto[7], con l’obiettivo di tenerlo in funzione almeno fino al 2022. Il piano ha un costo superiore ai 4 milioni di euro e verrebbe finanziato da Agenzia Torino 2006 e dalle risorse messe a disposizione dalla legge 65/2012 per la valorizzazione e la promozione turistica delle valli e dei comuni che hanno ospitato le gare di Torino2006[8].

Secondo questa proposta i costi di gestione, pari circa 600mila euro all’anno, potrebbero essere suddivisi in tre parti uguali tra il Comune di Cesana, il CONI e l’Associazione albergatori Val di Susa. Inoltre, è stato proposto l’utilizzo di fonti alternative che permetterebbe un risparmio energetico e di compensare le spese derivanti dalla gestione del ghiaccio.