Residuo Fiscale Regioni: differenze tra le versioni

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Versione attuale delle 06:39, 8 mag 2014

Il residuo fiscale è la differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Amministrazioni pubbliche prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese.

Nel caso delle regioni il residuo fiscale è calcolato come differenza tra le tasse pagate (al netto di entrate regionali anche non fiscali a seconda di come viene calcolato) e la spesa pubblica complessiva ricevuta. Il tema del residuo fiscale è stato ricorrente nel dibattito pubblico relativo al federalismo fiscale (assetto istituzionale che tende ad annullarlo o ridurlo) e a campagne politiche autonomiste e secessioniste avvenute in Italia.

Il residuo fiscale è tornato per ultimo d'attualità in occasione del referendum virtuale (consultazione online dal valore sondaggistico) per l'indipendenza del Veneto avvenuto nei giorni 16-21 marzo 2014.


I dati: regioni in attivo, regioni in passivo


I saldi sono stati calcolati per il 2012 (ultimo aggiornamento disponibile a marzo 2014) da ScenariEconomici.it a partire da dati RGS ed ISTAT, confrontando le Entrate Complessive Regionalizzate (fiscali e contributive) e le Spese Complessive Regionalizzate (escludendo quelle per Interessi). Il saldo complessivo è il saldo Primario 2012 dell’Italia.

E' realistico assumere che anche i dati relativi al 2014, non ancora calcolati, non si discostino da quelli seguenti, dal momento che i fattori che influenzano la distribuzione di entrate e spese, rispettivamente reddito e popolazione, risultano al 2014 pressoché invariati.


Residui fiscali complessivi



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La Lombardia risulta in attivo in modo significativamente superiore rispetto alle altre regioni italiane per 56,5 miliardi, seguita da Emilia Romagna con 15, 270 miliardi e Veneto con 14, 690 miliardi di attivo.

Le regioni del Nord presentano un residuo fiscale attivo per quasi 95 miliardi di Euro, l’Italia centrale di 8, il Mezzogiorno un passivo di 63.

Le regioni che registrano il passivo più consistente sono: Sicilia (-16.020 miliardi e Campania (- 15,770 miliardi), Puglia 12,5 (-12,470 miliardi) e Calabria (-8,690 miliardi).


Saldi in % su Pil: Lombardia +17%, Mezzogiorno -17%



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Il Nord presenta un Residuo Fiscale attivo prossimo all’11% del PIL, l’Italia centrale al 2,4%, le regioni del Mezzogiorno mediamente un passivo del 17%.

La Lombardia da sola registra un saldo attivo del residuo fiscale del 17% del proprio PIL, a seguire Emilia Romagna all'11% e Veneto al 10%.

Tra le regioni maggiormente in passivo: la Calabria ha un deficit del 26% del proprio PIL, la Sicilia del 19%, Campania e Puglia sul 17%.


Saldi procapite



Il Nord presenta un residuo fiscale attivo di quasi 3.500 Euro pro-capite che in Lombardia raggiunge quasi i 6000 euro; in Italia centrale è mediamente di 700 euro, mentre i cittadini delle regioni meridionali meridionali oltre 3.000 euro a testa.


Segue l'infografica realizzata da Linkiesta ricavata dai dati relativi allo studio "Bilancio pubblico e flussi redistributivi interregionali: ricostruzione e analisi dei residui fiscali nelle regioni italiane", a cura di Alessandra Staderini ed Emilio Vadalà, pubblicato dalla Banca d'Italia.

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Il referendum virtuale per l'indipendenza veneta


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E' stata indetta domenica 16 marzo e chiusa venerdì 21 marzo la consultazione online che, sotto forma di "plebiscito digitale" (dal valore esclusivamente sondaggistico) chiedeva ai partecipanti volontari di esprimersi in favore o contrariamente all'indipendenza del Veneto dallo Stato Italiano per trasformare il Veneto in una Repubblica Federale Indipendente e Sovrana.

L’indizione della votazione elettronica ha seguito l’approvazione della Risoluzione 44/2012 da parte della Regione Veneto e di tutti i comuni e province del Veneto che hanno approvato il percorso democratico referendario per l’indipendenza del Veneto.

Il referendum elettronico di marzo 2014 è stato pertanto indetto come occasione per i promotori delle iniziative favorevoli al percorso indipendentista per ottenere maggiore visibilità e per testare il livello di adesioni spontanee invitando partecipanti volontari a registrarsi alla consultazione.

Secondo i risultati comunicati da i promotori del referendum, il movimento venetista 'Plebiscito.eu', la consultazione ha coinvolto una quantità sorprendentemente di votanti favorevoli (i sì sono 2 milioni 102mila 969, pari all'89% dei votanti, complessivamente il 73% del corpo elettorale regionale).

I dati sono stati messi in discussione e ridimensionati dal Corriere del Veneto che ha richiesto una stima ai certificatori di traffico dati Alexa pro, Trafficestimate e Calcustat, secondo i quali la partecipazione non avrebbe coinvolto non più di 135 mila utenti. Le stime effettuate indicano 22.500 visitatori unici al giorno nei sei giorni dedicati alla consultazione che sommati raggiungono i 135.000 dunque. I certificatori di traffico hanno inoltre rilevato anche server di provenienza straniera in numero considerato "sospetto".

La replica di Gianluca Busato, fondatore del sito, impreditore e professionista in campo IT, non ha fatto attendere: «I dati di traffico non valgono nulla, si tratta di un falso clamoroso. Quelle utilizzate sono fonti non credibili (Alexa pro, Trafficestimate e Calcustat ndr). Questi siti basano le loro stime su dati ricavati dal traffico rilevato da toolbar installate da utenti nei propri browser o da algoritmi di stima da traffico da referral di siti campione. Alexa, ad esempio, si stima abbia 15, 20 milioni di toolbar installate al mondo, di cui la maggior parte in disuso. Questo su 2,7 miliardi di utenti internet». Secondo Busato inoltre l’efficacia delle stime del traffico si ridurrebbe su periodi di analisi inferiori ai 3 mesi, e su tipologie di siti di «copertura» locale. I calcoli dei certificatori sono in effetti stime basate su algoritmi, che sarebbero più efficaci sui grandi numeri. «Lo dicono anche loro, i certificatori di traffico, che le analisi sotto i tre mesi non sono da considerare attendibili».

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Movimenti indipendentisti d'Italia, non solo veneti


Anche se risulta problematica la stima effettiva dei votanti al referendum elettronico di marzo 2014, il Veneto risulta, conseguentemente ad una combinazione di fattori storici, economici e identitari, la regione dove i movimenti indipendentisti sono maggiormente influenti sul dibattito pubblico locale e organizzati.

Ma il Veneto non è l'unica regione dove si sono sviluppate iniziative politiche e movimenti d'opinione favorevoli all'indipendenza dallo Stato Italiano.

Se infatti il residuo fiscale è l'indicatore economico che anima il malcontento di una parte sempre maggiore di cittadini veneti, in Lombardia, in attivo in modo significativamente superiore rispetto alle altre regioni italiane per 56,5 miliardi, non può che aver acuito le motivazioni dei movimenti lombardi autonomisti che stanno infatti aumentando i propri consensi promuovendo il percorso referendario analogo a quello indicato dagli indipendentisti veneti.

E' nato così il Comitato Lombardo per la Risoluzione 44 (CoLoR44), associazione apartitica, fondata da cittadini favorevoli ad avviare un percorso referendario per decidere dello status istituzionale della regione, sul modello di quanto sta avvenendo in Veneto in Italia e in concomitanza in Catalogna e Scozia considerando l'intero ambito europeo comunitario, in quanto area giuridicamente integrata. Online si è consolidato come riferimento culturale per i movimenti autonomisti del territorio italiano l'associazione culturale "L'Indipendenza".

Nel Sud Italia il maggior movimento indipendentista favorevole alla costituzione di una macro regione del Sud indipendente (ad esclusione della Sicilia) risulta il "Movimento di Insorgenza Civile", ma non mancano iniziative anche in Sicilia, dove, a Palermo, due giorno a seguito del referendum veneto, è stata organizzata una marcia per l'indipendenza dell'isola dallo Stato centrale e un incontro con delegazioni della Catalogna, venete e sarde accomunate dall'insofferenza per il centralismo non solo degli Stati nazionali entro i quali sono confinate ma anche rispetto all'Unione Europea.


La prima formulazione dell'indicatore: James Buchanan


Il termine residuo fiscale viene introdotto da James Buchanan (1950). Buchanan, al fine di trovare una giustificazione di tipo etico ai trasferimenti di risorse dagli stati più ricchi a quelli meno ricchi degli Stati Uniti, individuò nel residuo fiscale (inteso come il saldo tra il contributo che ciascun individuo fornisce al finanziamento dell’azione pubblica e i benefici che riceve sotto forma di spesa pubblica) il parametro in base al quale valutare l’adeguatezza dell’attività redistributiva complessiva dell’operatore pubblico. Egli sosteneva che, in base al principio di equità, l’attività pubblica (considerando tutti i livelli di governo) avrebbe dovuto garantire l’uguaglianza dei residui fiscali per individui uguali (sotto il profilo del reddito).


Fonti

http://scenarieconomici.it/dati-regionali-2012-shock-residuo-fiscale-saldo-attivo-per-95-miliardi-al-nord/

http://www.linkiesta.it/lombardia-emilia-e-veneto-pagano-tutti

http://www.lindipendenza.com/nord-residuo-fiscale-italia/

http://www.linkiesta.it/regioni-tasse

http://www.color44.org/dblog/pagina.asp?T=residuo fiscale

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf

http://notizie.unimo.it/campusfile/file/atevt/file29844.pdf

http://www.rischiocalcolato.it/2013/05/dati-regionali-2012-shock-residuo-fiscale-saldo-attivo-per-95-miliardi-al-nord.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/21/veneto-il-voto-online-separatista-zaia-non-e-un-referendum-ma-un-sondaggio/921254/

http://www.color44.org/dblog/pagina.asp?T=chi siamo