Resort "Villa Rota"

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Versione del 8 mag 2014 alle 05:56 di Vjandrea (Discussione | contributi)

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Caso di frode sui contributi pubblici per lo sviluppo del Mezzogiorno, per un danno erariale che ammonta ad € 4.359.055,29.

Il Ministero delle Attivitá Produttive aveva erogato un finanziamento di un importo complessivo di €.4.843.394,76, l, ex l. n. 488/92 (incentivi allo sviluppo del Mezzogiorno) ,a favore della Società Ansari (operante in Boscotrecase). L’amministratore della società, Antonio Formisano, ha utilizzato il contributo per la realizzazione del complesso alberghiero e ristorazione, “Villa Rota Resort”[1].

La società ed i suoi amministratori, mediante false fatturazioni, compravendite fittizie e falsi aumenti di capitale, è riuscita ad ottenere i contributi rappresentando un’attività del tutto fittizia diretta solo ad ottenere il finanziamento.

Come ha raccontato Repubblica [2]:

Una verifica avviata dalle Fiamme Gialle nel 2007 ha mostrato che, per ottenere il contributo, Ansari srl tramite Formisano aveva falsamente documentato all'allora ministero delle Attività produttive spese per l'acquisto del terreno di circa 4 ettari, sul quale è stata costruita "Villa Rota" per 3 milioni e investimenti per la costruzione del complesso alberghiero per oltre 18. La vendita alla Ansari in realtà era fittizia e fatta della zia 96enne dell'amministratore, mentre la reale proprietà del suolo è, attraverso un'altra società, di Formisano stesso. Realizzata una prima vendita del suolo all'anziana zia, inizialmente per circa 150mila euro, Formisano ha poi riacquistato il terreno trasferendolo all'Ansari, simulando il pagamento per 3 milioni alla zia, soldi rientrati nei suoi conti. Quanto ai 18 milioni impiegati per i lavori di edificazione, società hanno "cartolarmente" fornito beni e eseguito i lavori edili alla Ansari, e Formisano, in concorso con i titolari delle ditte, meri prestanome, ha utilizzato nella contabilità della Ansari fatture false, per lavori mai eseguiti o gonfiati negli importi, in modo da documentare spese e beneficiare di un contributo superiore. Le società incassavano il pagamento delle fatture, prevalentemente con assegni, e rimettevano a Formisano, che disponeva di delega a operare sui conti degli "esecutori" dei lavori, le somme ricevute che tornavano, quindi, sui suoi conti personali. I lavori effettivamente eseguiti, come emerso dalle indagini, sarebbero stati solo quelli realizzati da una ditta edile di Formisano, per importi notevolmente inferiori a quelli risultanti dalle fatture indicate nella contabilità. La truffa ha visto anche il coinvolgimento di un consulente fiscale, anch'egli indagato, che ha predisposto le fatture dei fornitori con lo scopo di aumentare fittiziamente le spese per "Villa Rota". Infine è stato accertato un falso apporto finanziario dei soci della Ansari, tra cui Maria Tecla Romalda, moglie di Formisano, per oltre 10 milioni. L'indagine bancaria ha consentito di accertare che, contestualmente ai versamenti effettuati dai soci, le somme rientravano sui conti personali del Formisano. Il decreto di sequestro emesso dal gip ha riguardato anche le quote sociali dell'Ansari srl, per un valore di oltre 20 milioni.


L'inventiva di chi si vuole appropriare dei contributi pubblici alle imprese sembra non conoscere limiti.

Approfondimenti

Il Mattino - Parco del Vesuvio, sequestrato il resort «Villa Rota»: frode nei finanziamenti

La Repubblica - Sequestrata villa-albergo nel parco del Vesuvio