Ultima modifica il 10 mar 2014 alle 13:51

Società partecipate laziali (Regione, Province, Comuni)

Le partecipazioni azionarie della regione Lazio, delle province laziali e di Roma Capitale, formano degli intrecci contorti rappresentati nel seguente grafico (che è possibile ingrandire cliccandovi sopra e applicando lo zoom).[1]


Intreccilaziali.png

Un rettangolo scuro con bordo continuo rappresenta un’azienda controllata da almeno uno dei tre enti sopracitati (ovvero uno o più di questi tre enti possiedono, da soli o combinati, almeno il 50 percento dell’ azienda in questione). Un rettangolo scuro con bordo tratteggiato indica un'azienda pubblica, ma di cui i tre enti in questione possiedono, insieme, meno del 50 percento. Un rettangolo bianco indica un’azienda pubblica, in cui nessuno dei tre enti ha alcuna partecipazione. Un’ azienda senza rettangolo è a maggioranza privata, riportata nel grafico perché avente una partecipazione di almeno uno dei tre enti. Una linea continua con freccia indica una partecipazione della regione Lazio. Una linea tratteggiata con freccia indica una partecipazione della provincia di Roma o di Roma capitale. Una linea punteggiata con freccia indica una partecipazione di un altro ente (per esempio Camere di Commercio, provincia di Frosinone etc.).


Società partecipate Regione Lazio


Nel portafoglio della Regione si contano 103 partecipazioni, dirette e indirette, in società di capitali, cui si devono poi aggiungere agenzie ed altri enti, per un totale di 7.361 dipendenti. Una quantità, quest'ultima, che è più del doppio del personale in forza alla stessa Regione, quantificato dalla Ragioneria generale dello Stato in 3.613 unità. Numero superiore del 91%, in rapporto agli abitanti, rispetto ai 3.371 impiegati della Lombardia.

Tra i casi più rilevanti di società regionali in perdita vi sono l’azienda di trasporto Cotral in perdita di 71.120 euro al giorno con un patrimonio netto negativo per 15 milioni; la società Arsial, l’agenzia regionale creata per sostenere l’agricoltura, che raggiunti i 17 milioni di debiti è stata commissariata; e l'ultimo caso che ha destato clamore, Lazioambiente, una società creata dalla giunta di Renata Polverini pochi mesi prima di essere costretta alle dimissioni da presidente della regione, con l'obiettivo di riassumere i 487 dipendenti (dei quali 37 in cassa integrazione da tre anni) di un gruppo di società ambientali fallite che facevano capo a una cinquantina di comuni laziali, per una spesa di 20 milioni.

Vi sono poi numerose quote regionali in società private.

Sviluppo Lazio conta nella sua pancia 76 pacchetti azionari, come il 10 per cento di Investimenti spa, società controllante della vecchia Fiera di Roma che ha chiuso l’ultimo bilancio con un buco da 31 milioni. 47 delle partecipazioni in questione fanno capo alla Filas, la Finanziaria laziale di sviluppo di cui cinque società sono in liquidazione o concordato preventivo, mentre 12 sono fallite. Nel portafoglio della Filas figurano società operanti nei più diversi ambiti: ci sono partecipazioni in aziende informatiche, ditte che producono videogiochi, torrefazioni di caffè, servizi per disabili, società di consulenza, e di ricerca medica, come la Lay line genomics.

Banca Impresa Lazio (BIL), è una delle altre società di Sviluppo Lazio che ha il compito di garantire prestiti concessi alle piccole imprese dalle quattro banche che ne sono anche azioniste di minoranza: Intesa, Unicredit, Bnl e Banca di credito cooperativo. Stessa funzione, è stato osservato dalla stampa, attribuita a Unionfidi Lazio, anch’essa partecipata dalla stessa Sviluppo Lazio. Gli ispettori della Banca d’Italia nell’estate del 2012 hanno aperto un'indagine su BIL e le carte di La Vigilanza descrivono «criticità della complessiva situazione aziendale» e «lacunosa struttura contrattuale» affidata a un consiglio di amministrazione con «insufficiente capacità di supervisione strategica», il che «ha determinato un’involuzione caratterizzata da una redditività strutturalmente negativa, nonostante le ampie provvidenze assicurate dalla Regione».

La BIL ha risposto predisponendo un nuovo piano industriale, che la Banca d’Italia ha successivamente giudicato «aleatorio». La BIL presenta infatti 103 mila euro di spesa media procapite per il personale, doppio rispetto ai 52 mila euro dei principali concorrenti, un numero di dirigenti e quadri pari al 73,6% del totale, un costo per pratica di 6.200 euro a fronte di 1.000 del mercato, e 29 pratiche l’anno lavorate per dipendente contro 120. Così, la perdita di 617 mila euro degli ultimi due anni ha intaccato seriamente il patrimonio netto.


Sono state rilevate ulteriori situazioni di analogo dissesto finanziario, tra le quali il caso dell’Azienda strade Lazio, che ha perso nel 2012 10,3 milioni e ha un patrimonio netto negativo per 3,5 milioni, quasi 7 milioni di crediti non incassati, senza che la dirigenza sia stata in grado di fornire spiegazioni adeguate alla società di revisione Bdo. Non trova inoltre giustificazione razionale la creazione di Autostrade per il Lazio spa - che nel 2012 ha perso quasi 400 mila euro - avendo già fondato dal 2002 una società che si occupa di progettare e gestire strade.

Vi sono inoltre sette società partecipate che hanno la peculiarità di non avere sede nella Regione e di svolgere attività fuori dai confini regionali. Tre di queste società di trovano a Napoli, una gestisce call center in Sicilia e Puglia, una quinta ha base a La Spezia, la sesta è a Bergamo, ed una a Chieti.


Società partecipate della Provincia di Roma


Casi rilevanti di passivo nei bilanci sono registrati anche nelle società partecipate della Provincia di Roma, evidenziati nella seguente tabella. [2]

Provinciaroma.jpg Provinciaroma2.jpg


Roma Capitale [3]


Venerdì 24 febbraio 2014 il Comune di Roma ha evitato il default grazie al salvataggio, già verificatosi nel 2008, avvenuto per decreto, "salva-Roma, del governo centrale che permette alla Capitale di scaricare 400 milioni sulla gestione commissariale, istituita nel 2008 per ripianare il debito e riequilibrare il bilancio, senza successo. Secondo uno studio di Ernst&Young «Roma Capitale» ha un disavanzo strutturale pari a 1,2 miliardi annui e le cause sono riconducibili prevalentemente alla gestione delle società controllate. Oltre cinquanta quelle collegate ad Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti):tre gruppi che raggiungono circa 31.338 dipendenti, ovvero l’85 per cento del personale di tutte le partecipate comunali, che si aggira intorno alle 37 mila unità, circa diecimila in più, è stato fatto notare dalla stampa, rispetto ai 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia (senza includere i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale).

Il caso dell'Atac è uno dei più rilevanti per comprendere il dissesto finanziario del Comune di Roma.

Nel 2009 in Atac si assiste ad un operazione di assunzioni di massa, secondo meccanismi clientelari che hanno riguardato anche l’inchiesta “Parentopoli”, che compromettono in modo determinante i bilanci già in passivo di ATAC. I dipendenti dell’azienda salgono a 12.957 unità (nel 2008 erano 1.663) e l’indebitamento netto passa da 173.963.786 euro del 2008 a 345.461.884 euro. I costi del personale nel 2009 aumentano fino a 576.598.178 milioni di euro, oltre 52.000 euro a persona: 18.000 euro in più del costo medio di un dipendente statale. Il bilancio chiude con un rosso di oltre 91 milioni, ma il dato più preoccupante è l'entità dei buchi di bilancio accumulati negli anni precedenti, 610 milioni di euro, che la società non decide di coprire subito ma si impegna a ripianare in un secondo momento. Il Bilancio di esercizio 2010 si chiude con una perdita di 319,1 milioni di euro, che unitamente con quelle rinviate a nuovo nel 2009, eccedono tutte le riserve presenti pari a 699,1 milioni di euro e abbattono il capitale sociale di 300,5 milioni di euro. Nel 2011 si registra un lieve miglioramento, con una perdita di 179,2 milioni di euro. Nel 2012 il debito supera gli 1,6 miliardi di euro, + 57 milioni rispetto al 2011, si registra un calo delle perdite di 22,5 milioni (156,7 milioni ), la mancata vendita di beni immobili prevista nell' esercizio 2012 equivale però a una perdita di possibili introiti per 43 milioni di euro, infine si registra un dimezzamento della liquidità: le disponibilità passano da 59,4 a 31,9 milioni di euro. Al 2013 è allarmante la somma negativa del margine operativo lordo che l’azienda ha accumulato nei quattro anni precedenti, pari a 676 milioni di euro. Cifra che incide direttamente sulla pressione fiscale sui cittadini.

E' la fiscalità la principale fonte di finanziamento dell'azienda, i cui ricavi derivano solo per il 23,8% da biglietti e abbonamenti: nel periodo 2009 -2013 i contributi pubblici al trasporto locale di Roma sono stati pari a 2,978 miliardi di euro. L'aumento del costo del carburante, cresciuto dal 3,9% del 2009 al 5,6% del 2012, ha inciso per poco più di un ventesimo dei costi totali sostenuti dall'azienda, mentre il principale fattore causale dei problemi finanziari dell'azienda è il costo del personale: 550 milioni nel 2012, di cui 14 milioni per la dirigenza (82 unità). Gli introiti provenienti da biglietti e abbonamenti coprono infatti solo il 45% dei soli costi dei dipendenti, 12 mila, e l'organizzazione inefficiente del lavoro e il sovradimensionamento dell'organico risultano così l'origine della scarsa produttività e dell'incapacità di perseguire il rigore finanziario.


Fonti

http://www.lavoce.info/partecipate-roma-lazio-provincia/

http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2014/03/Partecipate_Lazio_Perotti_Teoldi.pdf

http://roma.corriere.it/notizie/economia/13_novembre_11/voragine-lazio-regione-spende-50-milioni-tappare-buchi-partecipate-9257f986-4aca-11e3-bfcf-202576418f24.shtml

http://www.provincia.roma.it/sites/default/files/20130930elencosocietaletterab.pdf